Comunicato Stampa AGROCITIS 5 giugno 2010

AGROCITIES: Il Disagio Abitativo Dei Lavoratori Stagionali Al Confine Puglia – Basilicata

OSSERVATORIO MIGRANTI BASILCATA

Comunicato Stampa 5 giugno ’10 
 
 

Che cosa vuole essere questo incontro lo si deduce dal programma: voler mettere assieme idee ed esperienze per andare incontro alla gestione di uno dei problemi che assilla i  migranti che è dato appunto dall’accoglienza ed in primis dal fornire un tetto, una copertura a questi lavoratori.

Con questo senza voler dare al termine “accoglienza” quella valenza culturale più ampia che si merita e che si sposa con l’integrazione.

Purtroppo ancora molto lontana dai nostri orizzonti.

E soprattutto senza la presunzione di voler dare una risposta al problema ma solo quella di mettere a confronto, per la nostra area, progetti gia attuati in altre regioni o ipotesi di lavoro che sono in itinere o ancora progetti che possono essere vagliati per una loro possibile esecuzione.

L’esigenza di questo incontro nasce dopo che l’Osservatorio Migranti Basilicata ha incontrato e sentito i sindaci di alcuni paesi dell’area Vulture Alto Bradano e il Presidente della Provincia di Potenza oltre che alcuni consiglieri della Provincia della BAT della vicina Puglia. 
 

Importante per capire il senso del convegno è conoscere quale è lo stato delle cose attuali raccontando e andando oltre i fatti di cronaca: dai più eclatanti e cioè quelli di Rosarno e Castel Volturno.

Raccontando quella che è  la discussione di questi giorni, per la quale la Regione Basilicata, assieme al comune di Bella e di Palazzo San Gervasio si stanno adoperando.

Da questo nostro girovagare, è venuto fuori un quadro nel quale un po’ tutti i Sindaci sembrano essere affaccendati a trovare risposte.

Non sono mancate manifestazioni di sola solidarietà al problema.

 

Attualmente sono al vaglio da parte della nostra regione quattro proposte:

  • La prima è  quella del Centro di Accoglienza di Palazzo San Gervasio e sul quale non mi soffermo se non per marcare l’indecenza e la tolleranza di Favellas nei nostri luoghi quali possibili altri NON LUOGHI;

 

  • la seconda è  quella di un possibile utilizzo del Centro di Ammassamento previsto a Palazzo San Gervasio dalla Protezione Civile.

Poco probabile per i tempi medio lunghi;

  • la terza è  data dalla proposta fatta dal Comune di Lavello di utilizzare una struttura di proprietà di una società privata, ubicata in San Nicola di Melfi alla quale la regione dovrebbe ristrutturala, bonificarla e quindi renderla idonea ad ospitare un centinaio di lavoratori.

 

  • la quarta è  quella legata alla formazione dell’Agenzia Sociale della Casa.

 
 
 

Su queste proposte la Regione sta ragionando.

Purtroppo queste non sembrano essere esaustive se non per pochi numeri, si  parla di  alcune decine di migranti, al massimo duecento lavoratori,  mentre transitano sul nostro territorio circa 3000 operai.

Quindi si sta discutendo di dare casa a pochi, mentre tutto il resto rimarrebbe nelle campagne o nei casolari.

Da qui la limitatezza della proposta su cui la regione dovrà decidere e solo l’interessamento e il coinvolgimento di tutti i comuni dell’area potrà dare soluzione al problema, dando ospitalità ognuno a circa 200-300 migranti.

Facciamo riferimento a una decina di comuni tra l’area del nord della basilica e l’area BAT e del foggiano contigue alla nostra.

Ed è con questo spirito che l’Osservatorio Migranti si sta muovendo e che ci vede costruire qui a Venosa e non a Palazzo S G il convegno, cercando di sensibilizzare le amministrazioni e visto l’ostracismo che queste hanno nei nostri confronti quanto meno sensibilizzare le forze democratiche di questi paesi.

Perché crediamo che se le associazioni di volontariato assieme alle forze cattoliche e alle forze democratiche lavorano per affrontare il problema, questo farà  si che gli amministratori non lo sottovalutino e soprattutto si vada a scongiurare quelle azioni criminose che avvengono da anni nelle nostre campagne a carico di questi uomini e donne oltre che  chiedere diritti per questi lavoratori.

Non dimentichiamoci che le Rivolte, prima di Castel Volturno e poi quelle di Rosarno sono partite da fatti criminosi e maturati in una condizione di sfruttamento e di mantenimento in stato schiavitù, le stesse che l’anno scorso abbiamo registrato a Boreano: persone locali che prendono a fucilate i migranti, che murano i ruderi che li ospitano e che si fanno pagare dai 40 ai 60 Euro l’acqua portata in cisterne arrugginite.

Questo è lo scenario di vita che si apre ogni anno ed è da due anni che il Comune di Venosa, così come il comune di Lavello, di Melfi e di Montemilone non possono più dire: io non sapevo.

Ed è da molti anni che i cittadini di questi comuni non avranno più alibi per dire io non sapevo.

Che dire sui NON LUOGHI in cui trovano rifugio questi lavoratori.

Che dire su come questi NON LUOGHI si assomigliano tutti tra di loro.

NON LUOGHI che li accompagnano da quando i migranti decidono di affrontare il “Viaggio”, nelle città prossime al deserto, all’accoglienza nell’Europa, sia il loro approdo in Spagna o in Grecia, o in Francia o in Italia.

Tutti uguali, fatti di lamiere, cartone, plastiche le più disparate. Tutti uguali siano questi campi abusivi che pio o meno regolati.

Quest’anno, da quello che si è appreso dalle retate fatte dalle Forze dell’Ordine, la tipologia nella zona Manfredonia è leggermente cambiata.

Alle comunità dei rumeni veniva affittato un terreno vuoto, magari recintato, all’interno si costruivano baracche tutte intorno ad una grande buca che era la latrina comune.

Non da meno succede nei Campi Regolari Istituiti dalle Leggi dello Stato.

Lo stesso succede nei CARA e nei CEI di Foggia o in quello di Crotone, il più grande d’Europa, dove gli ospiti vengono trattenuti in tende all’interno di cortili all’aperto.

L’Osservatorio Migranti nasce per dire basta a questo scempio, per ridare diritti, oggi negati, a questi uomini e donne e per questo continueremo a lavorare attraverso la sensibilizzazione e lo sviluppo di politiche adeguate che pongono fine alle politiche segregazioniste della nostra Italia. 
 

 

     
 
 
 
 
 

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