TRANSITI MIGRANTI

DAL PASTORE TRANSUMANTE
AL MIGRANTE TRANSUMANTE

Premessa:

Dalla precedente personale esperienza sul campo e dalla conoscenza dei segni dell’architettura rurale quali masserie , poste di antica costruzione e più recenti borghi della Riforma Agraria: Gaudiano-Taccone-Boreano, Borgo Siano etc oltre che di gran parte del territorio lavellese è possibile fare alcune considerazioni ed osservazioni:

  1. Chi vive oggi, sia pur stagionalmente nei casolari della Riforma Fondiaria degli anni 50’-60’?
  2. Si può analizzare la relazione fra il PASTORE TRANSUMANTE di antica memoria ed il MIGRANTE TRANSUMANTE nuova figura che si identifica con il lavoratore stagionale?
  3. Chi TRANSITA al giorno d’oggi da un centro di accoglienza ad una struttura precaria e quant’altro fra vari luoghi di Italia e del Sud in particolare per effettuare lavori agricoli di raccolta fra i quali quello dei pomodori?

A proposito del progetto TRANSITI MIGRANTI.

L’attività pastorale in Basilicata esiste sin dall’età del Ferro. Pochi o nulli sono gli studi e le indagini su ciò che è stata la Storia della TRANSUMANZA. Allo stato attuale vi sono numerosi caseifici che lavorano diverse tipologie di latte fra cui l’ovino-caprino. Gli attrezzi tradizionali (tuttora in uso) quali il caccavo (caldaia in rame per riscaldare il latte) , il tino (contenitore in legno per la coagulazione) ilruotolo o lo scopolo (attrezzo in legno per rompere la cagliata) e le fuscelle (contenitori per la raccolta della cagliata).

Dai dati INEA relativi al 2003 in Basilicata 20.306 aziende agricole praticano l’allevamento del bestiame e gli allevamenti ovini vanno per la maggiore con oltre 335.000 mila capi ovini e 97.000 mila capi caprini. Il futuro degli allevamenti ovini e caprini dei produttori di formaggi tradizionali e la tendenza all’abbandono della pratica zootecnica da un lato fanno da contraltare alla presenza del fenomeno dei MIGRANTI TRANSUMANTI.

L’ARCHITETTURA RURALE(passato e presente)

Tornando indietro nel tempo ci si imbatte nei sistemi delle masserie dei ricchi proprietari feudali prima e fondiari poi ( sec. XVII-XIX), gran parte di  questo patrimonio è stato trasformato( nella migliore delle ipotesi), versa in stato di completo degrado oppure é andato irrimediabilmente perduto…. in particolare le antiche poste e gli stazzi o jazzi.
Attraverso le fonti archivistiche e documentali è possibile ripercorrere ed analizzare le trasformazioni territoriali del paesaggio rurale.
Sul territorio sono evidenti i segni della trasformazione delle strutture agricole  le moderne aziende con capannoni prefabbricati.

Qual è oggi lo stato di conservazione del patrimonio dell’architettura rurale ?

Ciò che balza evidente allo sguardo attento del viaggiatore odierno è che le vecchie poste in disuso così come le antiche masserie vanno in rovina, stessa sorte tocca  al patrimonio edilizio della RIFORMA FONDIARIA DEGLI ANNI 50’-60’.
Considerando l’atavica trascuratezza nei confronti del paesaggio non meraviglia che nessuna tutela ha operato chi ha progettato e costruito nel territorio attingendo anche ai vari fondi P.O.R. e quant’altro per riqualificare le aziende agricole.

La STORIA  è stata semplicemente accantonata , i segni tangibili e materiali  in gran parte cancellati.

Lungo le vie che fiancheggiano il Basentello, la fiumara di Venosa, il torrente Oliveto lo stesso OFANTO disseminate lungo quelle che dovevano essere i piani di bonifica degli anni ’50 le MUTE presenze di pietra dei summenzionati borghi rurali.
Le semplici piccole costruzioni in tufo spesso composte da solo 1 o 2 piani fuori terra, dagli intonaci rossi scolorati dal tempo a volte dai basamenti rivestiti in pietra più dura. Tali immobili
presentano talvolta un piccolo porticato esterno. Bene gli immobili sono appunto lì MUTI ed INUTILIZZATI!
Naturalmente stessa sorte tocca  agli spazi che dovevano essere d’uso pubblico: chiese rurali, scuole rurali, piazzette etc.

PAESAGGIO RURALE  dal Regio Tratturo Melfi –Castellaneta alla S.S. Bradanica n. 655

Agrimensori e cartografi nel secoli XVI-XX elaborarono centinaia di mappe oggi custodite nel fondo Dogana dell’Archivio di Stato di Foggia, fra queste di particolare interesse la Reitegra del Regio Tratturo Melfi-Castellaneta nei tratti da Melfi a Spinazzola ad opera di Capocelatro nel 1651.
La presenza della Regia Dogana di Foggia interessò una vasta area della Basilicata che comprendeva il Melfese, la valle del Bradano e l’intera fascia ionica.

Oggigiorno la S.S. n.655 Matera-Candela-Foggia cosiddetta BRADANICA è “NUOVO SEGNO” sul territorio, essa si elide/sovrappone all’antico Tratturo, sul suo tracciato non transitano più i pastori transumanti  bensì i migranti transumanti .

Immaginando di percorre quest’arteria partendo da Matera , ci si imbatte subito, a pochi chilometri da essa nel Borgo la Martella, oggetto di riqualificazione ad opera dell’arch. Mauro Saito con l’insediamento di un nuovo quartiere dalle caratteristiche sperimentali che si inserisce nel disegno
“ a stella” che il gruppo Quaroni redisse nel 1951. Altro operazione di riqualificazione è stata effettuata a Borgo Venusio sulla direttrice Matera-Altamura.
In località Timmari e Borgo Picciano ancora in area materna l’aria comincia a cambiare, ci si allontana notevolmente dal centro urbano ed i luoghi diventano qualcos’altro.

A proposito di NON LUOGHI Marc Augè diceva:”Siamo sempre stati abituati a vivere in un luogo . Ma cos’è un luogo? E’ uno spazio dove ci si riconosce ed è familiare come appunto casa propria….Un luogo che non abbia alcuna identità personale, dove sia impossibile riconoscere a ciascuno un ruolo socialmente prestabilito e a proposito del quale non ci sia alcuna storia da raccontare, è quello che io chiamo NON LUOGO..”
Per Marc Augè i NON LUOGHI sono gli aeroporti , i grandi parcheggi sotterranei i grandi centri commerciali; quando si entra in aeroporto si esibiscono i documenti di identità. Un certo numero di non luoghi sono esempi di anonimato e di solitudine, si TRANSITA come anonimo passeggero . Possiamo usare paradossalmente la stessa categoria di NON LUOGO per definire i CENTRI DI ACCOGLIANZA DI IMMIGRATI come quello di Palazzo San Gervasio?
Gli eXtra comunitari vi transitano semplicemente per alcuni mesi all’anno da Agosto ad Ottobre di ogni anno, ciclicamente.
Alla richiesta di alloggio temporaneo per lavoratori stagionali le Istituzioni rispondono con provvedimenti dal carattere emergenziale incapaci di provvedere alla sistemazione temporanea di migliaia di lavoratori (circa 3.000 nell’area Bradanica).
Il passaggio nel paesaggio di un così alto numero di individui non produrrà alcun segno materiale di trasformazione rurale. Le Storie non dialogano, i transumanti di un tempo e l’intero sistema materiale gli stazzi o jazzi, le masserie distrutti così come la memoria della stessa transumanza.
Le Storie possono avere un altro esito, iniziando ad intrecciarsi, spazi e volumi piuttosto che restare lì a consumarsi nel tempo diventare pietre su cui riedificare aggregazioni e socialità, nuove abitazioni per nuova umanità.

Arch. Bernardo BRUNO

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