Deduzioni

 AL SIGNOR PROCURATORE DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI MELFI
 
 
 
[OGGETTO: denuncia ai sensi degli artt. 639, in relazione all’art. 633, e 650 del codice penale per    
“invasione aggravata di edifici pubblici”, nonché “inosservanza ordinanza sindacale   
n. 38/2009” a  carico di cittadini del Burkina Faso. – DEDUZIONI -]
 
 
            L’associazione Centro Di Documentazione Associazione Michele Mancino (C.F. 93022650761), in persona del legale rapp.te UNGOLO Gervasio nato a Palazzo San Gervasio il 14.11.1964 ed ivi residente al Vico Caprone n°10 (cell. 32018245100), il Sign. GAZZILLO Domenico nato a Palazzo San Gervasio il 15.07.1970 ed ivi residente in Via Puglia n°1, componente del Consiglio Direttivo della stessa Associazione, il Sig. Roberto TUFARULO nato a Palazzo San Gervasio il 03.11.1975 ed ivi residente alla Via Puglia n° 5, socio, il Sign. Michele ERRIQUEZ nato a Palazzo San Gervasio ed ivi residente in Via Filippetti de Marinis n°18, socio, nonchè il Sign. Nicola MONTANO, nato a Pisticci (MT) il 16.02.1950 residente a Bari in Via Vincenzo Bellezza n°32 tel. 3293979815, in qualità di cittadino preoccupato dell’immagine del nostro Paese all’estero e interessato alla difesa dei principi costituzionali e dei diritti degli esseri umani, avendo appreso di una denuncia ad opera dei Carabinieri di Palazzo San Gervasio (PZ) nei confronti di alcune persone di origine africana e in particolare cittadini del Burkina Faso, tutte di sesso maschile, che si sarebbero rese responsabili delle violazioni di cui agli artt. 639, in relazione all’art. 633, e 650 del codice penale per “invasione aggravata di edifici pubblici” concernente il locale campo di accoglienza sito in contrada Piani, nonché “inosservanza ordinanza sindacale n. 38/2009” che dispone la chiusura del centro stesso, espongono quanto segue.
Nell’ottobre 2009, con ordinanza sindacale n. 37/2009, il Sindaco di Palazzo San Gervasio ordinava lo sgombero dal 15 ottobre 2009 del centro di prima accoglienza extracomunitari, sito in C.da Piani del Comune rimandando per gli adempimenti alle Forze dell’ordine. Con successive ordinanze, nn. 38 e 44/2009, differiva le operazioni di sgombero ed i relativi adempimenti al 14 novembre successivo. Dopo aver effettuato le operazioni ordinate nei termini delle ordinanza richiamate, nel maggio 2010 i Carabinieri di Palazzo San Gervasio, pare a seguito di controlli sul territorio, procedevano alla denuncia suddetta.
Appare opportuno a questo punto fare alcune doverose precisazioni.
Intanto è evidente che gli eventuali indagati in questa vicenda abbiano agito in “stato di necessità” (art. 54 codice penale) per far fronte a diritti personali e/o a inderogabili necessità anche costituzionalmente garantiti. Non si può lavorare a ritmi incalzanti ed esposti al caldo e alle intemperie senza trovare, a fine giornata, un tetto sotto il quale ripararsi, un luogo protetto nel quale passare le poche ore a disposizione per il riposo, nel quale avere delle condizioni igieniche adeguate che ridiano a questi individui la dignità propria di uomini che, viceversa, l’attuale condizione di immigrati ha fatto loro perdere.
Ancora una volta l’inefficienza e l’inadeguatezza della macchina amministrativa ha scaricato il peso sui più deboli, su chi lontano da casa, famiglia, affetti, tradizione, terra patria viene vessato e disconosciuto come essere umano, ridotto ad una condizione assolutamente insopportabile per chi la subisce e indecorosa e vergognosa per un popolo ed una nazione come la nostra che sulla propria pelle ha vissuto il dolore dell’immigrazione.
Questa vicenda, come tante altre nel nostro Paese, dimostra la distanza abissale, incolmabile, che passa tra i “decreti” e la realtà, tra i fogli scritti (l’ordinanza sindacale) e la vita delle persone. E, forse, nasconde inadempienze o volontà contrarie ai principi della Costituzione.
Una Costituzione, quella italiana, che nei propri principi fondamentali, all’articolo 2 afferma che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”; all’articolo 3 sancisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica,economica e sociale del Paese”. Una Costituzione che nel regolare i rapporti etico-sociali e quelli economici, all’articolo 32 riconosce che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, garantisce cure gratuite agli indigenti…..”; all’articolo 36 afferma che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.

A proposito poi dei diritti dell’uomo così come ci riferisce la Costituzioneall’articolo 2,  si ritiene di rammentare per motivi di sintesi solo il contenuto dell’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il quale ricorda a noi tutti che:

Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà………”
In ogni caso occorre evidenziare che non è emerso in alcun modo, né allo stato è possibile sapere, se i cittadini extracomunitari avevano o avevano potuto avere conoscenza dell’ordinanza presuntamene violata e del reale contenuto della stessa. Si tratta infatti di individui non inseriti nel contesto sociale e che, il più delle volte, non conoscono la lingua italiana e, quindi, non sono e non possono essere pienamente consapevoli delle proprie azioni. 
Nel rimanere a disposizione per testimoniare davanti alla S.V. le condizioni di vita (si fa per dire) a cui sono state costrette quelle persone a causa delle su richiamate ordinanze sindacale, si allegano n. 6 fotografie che ritraggono solo alcuni degli aspetti. Le fotografie non emanano odori e mosche e/o altri insetti rimangono invisibili.
Per ultimo non si ritiene superfluo evidenziare che qualora gli “extracomunitari”, i quali non sono degli extraterrestri e quindi fanno parte della “famiglia umana” dovessero essere condannati “in nome del popolo italiano”, l’inconsapevole popolo italiano, le Istituzioni e gli Enti locali dovrebbero essere condannati per “riduzione in schiavitù” proprio di quelle persone e di tante altre costrette a “campare” nelle stesse condizioni.
Palazzo San Gervasio 23-07-2010
Gli esponenti

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