Voi Li Chiamate Clandestini

           Recensione a Cura dell’Osservatorio Migranti Basilicata.
 
   Un giro nelle campagne del sud. Questo è quello che ci regalano Laura Ganesi e Antonello Mangano in “Voi Li Chiamate Clandestini”, edito dalla Manifestolibri, ed in edicola da poco prima di Natale.
 
Un viaggio tra i prodotti tipici, i lavoratori impegnati per le loro produzioni, una agricoltura drogata dal malaffare e gli agricoltori assoggettati alle regole della “filiera lunga”, delle multinazionali e  della Grande Distribuzione.
 
Un libro che mette a nudo i rapporti reali che si stabiliscono tra i padroni e i nuovi braccianti impegnati  nelle grandi raccolte che vedono promuovere lo spostamento di alcune migliaia di uomini e donne alla continua ricerca di lavoro per il loro sostentamento e nel contempo li vedono sfuggire alle leggi restrittive del nostro Paese.
Leggi che rendono sempre più sottile quel filo che corre tra immigrato regolare e clandestino.
“Le Arance non vengono giù dal cielo” (movimento che si è formato dopo i fatti di Rosarno giusto un anno fa) sembra aver anticipato la domanda alla quale anche il libro fa riferimento ed è quella che dobbiamo porci ogni volta ci sediamo alle nostre tavole: chi produce questi beni, da dove vengono, chi sono i lavoratori impegnati per la loro trasformazione e soprattutto chi promuove lo sfruttamento di questi braccianti..
 
Dagli agrumi di Rosarno e della piana del metapontino, alle produzioni di Vittoria nel ragusano, ai carciofi di Caltanisetta, alle patate di Cassibile, al pomodorino di Pachino raccolto dalle braccianti di Rosolini, al pomodoro da industria che ha cambiato il volto di Castel Volturno, ai molteplici prodotti della Piana del Sele (Salerno), alle angurie di Nardò, all’oro rosso del foggiano che investe anche le aree a nord della Basilicata e a sud nel metapontino.
 
Una inchiesta che rivela come nel traffico prima e nello sfruttamento dopo sia presente la mala vita organizzata che trova nel quadro legislativo attuale un terreno di coltura ideale per poter ramificare il malaffare.
 
Situazione difficile alla quale l’agricoltore non può sottrarsi anche se esistono sacche di legalità che dimostrano come sia possibile sopravvivere in un settore, quello agricolo, che affida i suoi prodotti a meccanismi perversi all’interno della “filiera lunga”
 
Il libro tocca e attraversa anche quelle realtà locali che da anni combattono sul duplice fronte di sostenere i migranti attraverso la somministrazione di servizi o quant’altro si necessita per migliorare la loro condizione di vita, di rendere questi lavoratori meno invisibili denunciando la mancanza di diritti che investe questi uomini e donne e la condizione di vedersi assegnati fondi che servono solo ai processi clientelari della politica.
Progetti dai più fantasiosi che mirano a drenare risorse economiche destinate a chi è in Italia per la ricerca  del lavoro o chi è sotto protezione umanitaria.
 
Gli autori comunque colgono aspetti interessanti dai fatti criminosi a cui questi migranti sono stati oggetto e cioè la capacità che hanno avuto nel collaborare con gli organi giudiziari al fine di smascherare pezzi di malavita. Capacità che le popolazioni del sud non hanno avuto e che evidentemente con questo ci consegnano a tutti noi un pezzo di speranza.
 
Monaco 12.01.2011                                                                          Gervasio Ungolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.