DIRETTIVA EUROPEA E CIRCOLARI MINISTERIALI, Da Rete NIRVA

La Direttivadel Parlamento europeo e del Consiglio(2008/115/CE) che sancisce le norme sul rimpatrio dei migranti irregolari, sebbene non sia stata recepita con legge dall’Italia entro il termine previsto del 24 dicembre scorso, produrrà, di fatto, dei cambiamenti sostanziali. Sulla base dell’efficacia precettiva immediata della normativa comunitaria in questione, il giudice italiano dovrà quindi tener conto, nell’applicazione delle leggi interne, delle indicazioni in essa contenute.  
 
Per questo motivo, il Capo della Polizia Manganelli, il 17 dicembre scorso ha emesso una circolare (CM 17.12.10, prot.400/B/2010) agli organi competenti (Questure e Prefetture) nella quale sottolinea che “assumeranno una rilevanza strategica le motivazioni su cui si fonderanno i provvedimenti propedeutici al rimpatrio”.
Pochi giorni dopo, è stata inoltre trasmessa a tutte le Prefetture, con invito a voler informare anche le Questure, un’ulteriore Circolare Ministeriale del Capo di Gabinetto del Ministero dell’interno (CM. 23.12.10_prot.18493/5311/12Uff.II). Tale circolare comunica, nella prospettiva della predisposizione del decreto legislativo di recepimento della direttiva, a seguito dell’approvazione della legge "comunitaria 2010", attualmente all’esame del Parlamento, l’istituzione di un tavolo interdipartimentale, invitando a segnalare eventuali contributi al lavoro del tavolo stesso “al fine di individuare gli interventi che sono possibili in via amministrativa e gli adempimenti che richiedono, invece, modifiche del Testo Unico sull’Immigrazione, D.lgs. 286/98”.
 
Nello stesso tempo, a partire da gennaio 2011, sulla base di ricorsi avverso le espulsioni di irregolari, sono state emesse dai giudici sentenze significative che riportano in primo piano la necessità per gli organi di polizia di dare precedenza ad un preliminare accertamento della volontà dello straniero di rimpatriare volontariamente piuttosto che forzatamente a seguito di espulsione.
 
 
Ricordiamo che la Direttiva comunitaria impone di considerare l’opzione del ritorno volontario prima di procedere a quello forzato.Essa si differenzia in ciò dall’attuale previsione della Legge Bossi-Fini del 2002, che prevede l’accompagnamento forzato, aggravato dall’introduzione del reato di immigrazione clandestina.

La Direttivaintroduce inoltre un meccanismo espulsivo "ad intensità graduale crescente".
Infatti il legislatore comunitario ha previsto che “sia privilegiata la partenza volontaria dello straniero (al quale è garantito un tempo per la decisione dai 7 ai 30 giorni, ndr) rispetto al suo rimpatrio coatto”.
In ogni caso la Circolare Manganelli ribadisce la necessità di “una procedura equa e trasparente, con decisioni da adottare caso per caso, sulla base di criteri obiettivi e senza limitarsi a considerare il semplice fatto del soggiorno irregolare” del migrante.
La situazione rimane, invece, invariata, ovvero non viene concesso il tempo per la partenza volontaria quando: sussista il rischio di fuga dello straniero, o la sua domanda di soggiorno è stata respinta in quanto manifestamente infondata o fraudolenta, ovvero l’interessato costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sicurezza nazionale.

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