martedì 1 marzo · 18.00 21.00

Luogo
Rosarno. Campo containers. Località Testa dell'acqua

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Una giornata insieme, a Rosarno, nel campo d'accoglienza per ricordare Marcus, il lavoratore gambiano, morto a novembre scorso. A portarlo via, a 37 anni, una polmonite dovuta alle condizioni estreme in cui viveva nelle campagne della piana di Gioia Tauro. Le stesse in cui vivono i migranti che vediamo ogni mattina sulla statale, col cappuccio in testa e le mani sotto le ascelle, rigidamente divisi: i neri coi neri, i maghrebini coi maghrebini, gli europei con gli europei. Divisi tra di loro e soprattutto divisi da noi, ignorati dai più. Come se non fossero qui perché noi tutti abbiamo bisogno del loro lavoro, come se fossero delinquenti. A nessuno interessa chi sono: padri, figli, studenti, contadini, operai, ma anche ingegneri, gente di paese e gente di città.
Con la rivolta, che ha aperto un fossato tra noi e loro, erano usciti dall'invisibilità, ma lì sono stati ricacciati: la Rognetta non c'è più, l'Opera Sila "bonificata", la Cartiera murata, come a cancellare con la gomma la loro presenza dai luoghi divenuti simbolo dell’abbandono, della colpevole indifferenza di chi ha mal governato. Molti ora sono lontani, isolati nelle campagne e in giro il meno possibile, che c'è sempre il rischio d'essere fermati dalle forze dell'ordine, gli ultimi proprio pochi giorni fa, arrestati alle sei del mattino perchè senza permesso di soggiorno…
Altri, pochi, più fortunati perchè regolari, recintati dentro scatole di latta, come se l'emergenza umanitaria non investisse anche gli altri. Una soluzione che speriamo sia davvero temporanea, in attesa di soluzioni abitative diffuse che consentiranno ai migranti di abitare in quelle case, spesso fatiscenti, che noi teniamo sfitte e che potranno essere ristrutturate con quelle ingenti risorse oggi impiegate per la repressione e la separazione: una riqualificazione urbana che gioverà a tutti e un'integrazione vera ottenuta anche attraverso il finanziamento di corsi d'italiano che potranno dare lavoro a quei tanti insegnanti che oggi non ce l'hanno.
Proviamo per un attimo ad essere loro, a immaginare di vivere come loro: le mattinate al freddo e alla pioggia ad aspettare, le giornate a raccogliere con l'acqua che cola lungo le maniche, e sempre al freddo, il ritorno la sera in posti dove la fatica per ripararsi è forse maggiore di quella che si fa nei campi, il pensiero delle famiglie lontane che non vedono da anni.
Sicuramente capiremmo chi sono quelli che vengono chiamati clandestini, che i criminali non sono quelli che scappano da guerre e dittature ma quei tiranni con le mani insanguinate che l'Italia accoglie con tutti gli onori: come fu per Gheddafi a Roma poco tempo fa. Eppure per sapere chi era Gheddafi non era necessario aspettare le migliaia di morti di questi giorni: bastava parlare con molti degli Africani di Rosarno, che per la Libia ci sono passati, spesso imprigionati e torturati.
Forse siamo ancora in tempo per conoscere le loro storie e scoprire con stupore, quanto siano simili alle nostre. Forse addirittura potremmo parlare anche di altre cose, scoprire che anche loro come noi hanno pensieri e sentimenti da scambiare. Forse potremmo anche imparare cose belle delle loro culture, conoscere la loro musica e la loro cucina e, perché no? vederli ballare la tarantella.
Lo faremo il Primo Marzo dalle 18 in poi, al campo dei container, da pomeriggio a sera. Ci prenderemo il tempo di stare insieme, bianchi e neri, tanti colori, tante voci, musiche e cibi…
Quel posto trasformato in una piazza dove chiunque sarà davvero accolto, senza barriere senza paure. Per Marcus, come se fosse ancora qui a ridere e scherzare con noi .

Osservatorio Migranti “AfriCalabria” Rosarno
Chiesa Battista Reggio Calabria
C.S.O.A “A. Cartella”
EquoSud
Kollettivo Onda Rossa
Rinascita per Cinquefrondi

Per adesioni scrivere a africalabria@gmail.com, oppure direttamente sul gruppo dell'Osservatorio AfriCalabria “Gli africani salveranno Rosarno” http://www.facebook.com/group.php?gid=17372039969

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