Coltano. No ai lager, serve un modello di accoglienza diffusa-fonte IDV Pisa

 

  • Scrivo dal picchetto davanti all'ex base militare americana di Coltano, dove il governo Berlusconi ha deciso di imperio di allestire una tendopoli per i clandestini. Sono quì dalle 6,00 di questa mattina, davanti al filo spinato di quello che non può essere descritto, se non come un lager. Quando impareremo la lezione che da anni la realtà ci sta chiaramente dando che il modello della concentrazione dentro i campi di centinaia di profughi e clandestini non funziona? Non funziona per i clandestini, non funziona per i profughi e non funziona per le realtà territoriali dove questi centri vengono allestiti. Come si risponde all'emergenza clandestini che il nostro Paese è geograficamente esposto a dover affrontare ieri, oggi e domani?
    Ci sono due modelli per gestire sul territorio i flussi migratori, anche nei casi di emergenza come quello di questi giorni. Uno, quello che concentra in un'unica area, che siano i Cie, Centri di identificazione ed espulsione, oppure nel caso dei profughi le tendopoli, centinaia di persone. L'altro modello, opposto nel merito e nel metodo è quello della dispersione territoriale. Il primo, viene imposto sul territorio e vissuto con enormi difficoltà dai cittadini e dagli enti locali, sappiamo per esperienza che crea degrado e pessime condizioni di vita per chi viene rinchiuso all'interno dei campi e statisticamente è accompagnato da un numero di fughe di fatto incontrollabile. Il secondo, quello in cui lo stato decide di coinvolgere le Onlus e il terzo settore in un'azione di dispersione omogenea sul territorio, ha un minore impatto negativo sulle economie locali e sui cittadini, diminuisce l'allarme sociale e non crea aree lager inconciliabili con i territori in cui vengono sempre imposti. I costi di questo secondo modello sono minori, i tempi di allestimento non aumentano, ma questo governo continua ad insistere sul modello dei campi di centinaia, a volte migliaia di persone. Sta vincendo la demagogia della paura, dello scontro e del caos per una totale mancanza di cultura del territorio e della cooperazione, si nascondono i problemi dietro il filo spinato dei campi invece di affrontarli con soluzioni che coinvolgano attivamente il tessuto sociale e civile delle nostre città e delle nostre regioni.

    Nello specifico dell'area di Coltano tutte le contraddizioni suddette sono oltremodo evidenti:
    − in questa zona, nel 1945 fu allestito il primo campo di concentramento per prigionieri, 35.000 tra repubblichini e prigionieri di guerra. Immagini fotografiche dell'area e immaginario evocato dalla sua storia, escludono l'accoglienza e richiamano dolore, isolamento e degrado;
    − il sito del centro radar fu aperto negli anni '50, in uso al Camp Darby fino al 2008. E' in disuso almeno da otto anni e lo stato di abbandono comporta gravi problemi di sicurezza, in particolare, riguardo la presenza di tre edifici fatiscenti, privi di finestre. Agghiaccianti.  L'area è chiusa da una doppia recinzione di ferro, sormontata da doppio filo spinato;
    − da cartelli affissi all'interno della struttura sembrerebbero presenti nell'area sostanze tossiche e dannose per la salute, una verifica tecnica, pubblica e trasparente deve bonificare sotto tutti gli aspetti l'ex base militare Usa;
    − manca l' acqua potabile;
    − tutta l'area presenta criticità di ordine idraulico,  la zona è acquitrinosa e paludosa. Non sarà una distesa di ghiaia a proteggere l'accampamento dalle piogge stagionali, c'è un allarme allagamento e sicurezza ;
    − la zona individuata è parte del Parco Naturale Regionale di San Rossore, una riserva naturale riconosciuta a livello europeo e quindi è soggetta a vincoli, in che modo si intenda rispettarli e come non vanificare gli investimenti nell'ottica ambientale previsti da tempo per l'area rientra nell'imposizione cieca e sorda ai bisogni del territorio;
    − a poche centinaia di metri si trova la storica stazione di Marconi che recentemente è stata inserita tra i luoghi del cuore del FAI e deve essere a breve ristrutturata, tutta l'area ha vocazione turistica, agricola e naturalistica;
    − il territorio di Coltano  assolve già ad un impegno di accoglienza, nell'area si trovano accampamenti abusivi e autorizzati di  popolazioni Rom,  che accolgono complessivamente 500 persone;
    − i vigili del fuoco che dovranno attrezzare l'area sono reduci dai tagli orizzontali fatti da questo governo, mancano i mezzi e gli organici sono insufficienti;
    − le forze dell'ordine a Pisa, rispetto ad altre città di pari dimensioni, sono in deficit di mezzi e organico, condizioni ben note al ministro Maroni che ha firmato a Pisa il Patto per la Sicurezza, firmato a giugno 2010, un impegno ad oggi rimasto solo sulla carta;
    − più che come una struttura di accoglienza umanitaria, l'operazione Coltano, appare come una predisposizione d'imperio sul territorio toscano di un centro di identificazione e di  espulsione, (Cie), a fronte di una posizione molto critica della Regione Toscana in materia.

    Silvia Marroni
    Coordinatrice cittadina Idv Pisa 

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