Report 22 Aprile 2011

Ci Prendono per Fame …..

A Palazzo San Gervasio ormai certa è la costruzione di un CIE. Indietro non si torna.

La politica dei respingimenti della Lega al governo è la linea maestra per affrontare la crisi che le migrazioni di migliaia di uomini e donne portano nel nostro Paese.

Disarmati i torrioni libici posti in prima linea nel trattenere i migranti alle porte del Sahara, e apertasi la falla sulle coste italiche del mediterraneo, si preparano le retrovie. Altro fuoco di sbarramento, questa volta fatto con batterie poste sul suolo nazionale che vede il sud impegnato contro la sua volontà. Già la sua volontà, ammesso che ne abbia avuta una da dopo l’unità di Italia, 150 anni fa.

A quel tradimento garibaldini che vide i nostri avi combattere per la libertà, l’autodeterminazione, la nascita di una nuova uguaglianza e giustizia si contrappose un sovrano piemontese , non meridionalista, anzi pronto a portarsi via le fabbriche, le risorse naturali, a quei tempi rappresentate dai boschi sterminati anche della Basilicata, le menti, azzerando tutte le laure conseguite nelle università prestigiose da Napoli a Palermo , e gli uomini costringendoli ad una leva di sette anni nelle fortezze del nord a combattere per terre a noi lontane e contro nemici incomprensibili nella lingua. Non che i commilitoni amici lo fossero. Ricordo la generazione di mio nonno, la più sfigata, costretta a combattere due guerre di cui la prima molto più sofferta per la condizione estrema in cui si venivano a trovare i soldati all’interno delle trincee e all’assalto alla baionetta, per conquistare altre città del nord e fare più grande l’Italia.

Nelle nostre terre rimasero donne, bambini e vecchi e preti e signorotti e notabili figli di una nuova borghesia, soprattutto quella terriera, che si sostituiva alla monarchia e che attraverso la repentina sottrazione di coltivo e potere a quest’ultima la succede anche al controllo delle città e dei piccoli comuni.

In questo la nuova figura del "massaro" imperversava in tutto il sud. Prima servo dei Borboni, suo controllore posto a capo della "masseria" che con mezzi violenti esercitava il controllo sui territori che via via si sostituisce ai nobili e con mezzi altrettanto violenti si impossessa di quello che secondo lui gli apparteneva: i "poderi", sottratti al feudo e al latifondo e alle università anche quelle ecclesiastiche.

Questa nuova borghesia terriera non poteva formarsi da sola, aveva bisogno di appoggio, di quello religioso, economico e non ultimo politico, in una sorta di azione sinergica tra loro, che per mezzo dei notabili rimasti nei piccoli e grandi centri del meridione, affiancati alla nascente organizzazione mafiosa , "imbrogliavano le carte" rubando i piccoli orti e attraverso il possesso del capitale e dei mezzi necessari alle produzioni agricole indebitavano i coloni, i mezzadri, chi tornava dalle guerre e le famiglie "affamate di terra" che di rimando dovevano donare i poderi appena ricevuti dalla flemma Riforma Agraria.

Un ruolo particolare lo ebbero i rappresentanti del popolo. Eletti con pochi voti, solo da quelli che avevano un reddito tale da fargli esercitare questo potere elettivo. Oggi del tutto simile agli attuali onorevoli e potenti politici disseminati nel sud, accomodanti. Nasce così un sistema meridionale, asimmetrico rispetto a quello settentrionale, di rapina da parte del nord che scambiava perline di vetro con la ricchezza attraverso l’assicurazione a mantenere un potere ancora di tipo feudale nelle mani di chi non era più sovrano eletto dal Dio ma sovrano eletto dai pochi. La repressione contro i moti del brigantagio e quelli spontanei che chiedevano libertà e non rapina sembra essere ancora una pagina da scrivere sui libri di storia. Si preparava così il grande esodo verso le americhe, verso terre ricche di opportunità. Si partiva avendo a disposizione le sole braccia e neanche il companatico sufficiente alla traversata. Si partiva su grosse navi dove compagnie spregiudicata pubblicizzavano le bellezze della terra promessa. Oggi la città più grande della Basilicata si chiama Bueno Aires con i suoi centomila lucani. Stessa sorte l’ebbero anche altre regioni quali il Veneto e l’Umbria.

In tutto questo spicca la figura più controversa, quelle del politico , venditrice di ciarlami, in contatto con gli eguali piemontesi , oggi incarnati dai "lumbardo-veneti", in continua contrattazione sulle questioni riguardanti l’Unità d’Italia nella quale il sud si vedeva depredare man mano le sue risorse a favore del nord che si industrializzava e dove quest’ultimo garantiva il mantenimento del la pace sociale attuando quella repressione contro i briganti di tutti i tempi. Si parla di oltre quarantamila morti solo nella caccia ai briganti.

La situazione oggi non sembra essere molto differente, i costi del federalismo sono a carico del sud, a fronte di un continuo e ininterrotto sviluppo del nord che vede concentrare sempre più capitale e risorse, non disdegnando neanche quello proveniente dalle attività mafiose.

L’allargamento della base elettorale, prima a tutti i maschi e poi anche alle donne, quest’ultima avvenuta solo dopo la seconda guerra mondiale, non sembra aver cambiato di molto la situazione e soprattutto non sembra aver spostato l’attenzione della politica verso i problemi della gente comune che si vede sempre più ridurre i suoi diritti sociali e fondamentali , le sue opportunità di scelta e di sviluppo.

Con l’attuale sistema elettorale, si è fatto sì che il Parlamento è governato da una corpo di "amici" del Capo del Governo nella scelta dei parlamentari del nord e nei "fedelissimi", molte volte vicino alle organizzazioni mafiose o Lobbi affaristiche, nella scelta dei parlamentari del sud . In questo nuovo scenario si sta concretizzando il federalismo.

L’agenda federale è tutta determinata dalla Lega Nord, troppo impegnato il Presidente del Consiglio nei suoi affari processuali.

L’assenza completa dell’azione dei nostri parlamentari sulle questioni del sud e specificatamente sull’accoglienza ai migranti, e l’isolamento che una piccola comunità subisce a livello politico è alquanto inaudito. Ancora più inaudito è l’atteggiamento della classe politica locale che in ossequio al volere del ministero dell’Interno e della prefettura subisce e tace la presenza di CIE o strutture similari ai concittadini in totale atteggiamento da podestà.

La gratuità con cui si afferma una cosa smentita poi subito dopo nei fatti rafforza questa volontà di soggiogare la popolazione, non ha una causa maggiore ma ad un interesse particolare e pecuniario.

E in questo che registriamo come le politiche regionali e comunali sono tutte protese a rassicurarci sulla non costruzione di CIE , su dichiarazioni anche forti contro queste strutture e contro il Governo che le sponsorizza ma poi nei fatti intenti a sgombrare tutto ciò che ne potrebbe impedire la loro presenza, secondo un copione già visto l’anno scorso che è scaturito in una accoglienza ai lavoratori stagionali all’interno di case coloniche e masserie fatiscenti, isolandoli e dandoli in pasto ai loro aguzzini.

Ancora una volta ci sentiamo traditi per quattro perline di vetro.

 

Gervasio Ungolo

 

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