Lettera aperta al Presidente della Repubblica

 Signor Presidente della Repubblica, ci rivolgiamo alla Sua Autorità di Capo dello Stato e di garante del rispetto della Carta Costituzionale per invocare un immediato intervento che ripristini la legalità repubblicana e democratica nel Centro di Identificazione e di Espulsione (CIE) della Città di Bari.Tale Centro, in aperta violazione della legge dello Stato che lo istituisce come luogo di “trattenimento” a fini di solidarietà sociale, è invece nei fatti un vero e proprio carcere extra ordinem ove sono rinchiusi migranti senza permesso che non hanno commesso alcun reato punibile con la reclusione. Il CIE barese, protetto da alte mura e dotato di sistema di video sorveglianza anti evasione, è presidiato giorno e notte dalle Forze Armate e di Polizia e non può essere visitato dai cittadini.I reclusi, denominati “ospiti” dagli apparati dello Stato che amministrano il Centro, sono sottoposti a un regime di detenzione all’interno di un blocco pre – fabbricato che si sviluppa attraverso sette moduli non comunicanti tra loro. L’ingresso in ciascun modulo avviene attraverso una porta blindata chiusa dall’esterno e tutti gli ambienti sono protetti con sbarre antievasione.Attualmente due moduli risultano inagibili a seguito della rivolta dei reclusi dello scorso 30 luglio.Nella struttura, ove non è presente alcun presidio del Servizio Sanitario Nazionale, sono attualmente detenute circa cento persone, tra le quali diversi cittadini tunisini fuggiti dal loro Paese a seguito dei recenti sommovimenti politici. Dopo aver attraversato il Mar Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna, rischiando la vita alla ricerca di un luogo di democrazia e di libertà, sono stati accolti nella Repubblica italiana con la carcerazione speciale nel CIE di Bari. Ne abbiamo ascoltati alcuni nel corso delle operazioni di accertamento tecnico preventivo autorizzate dal Presidente del Tribunale Civile di Bari, dr. Vito Savino, in accoglimento della nostra azione giuridica popolare a protezione dei diritti umani.Ci hanno riferito di essere arrivati a Lampedusa circa venticinque giorni orsono. Trasportati nel Centro di Accoglienza installato a Manduria e privati dei loro documenti di identità, per accertamenti di polizia, sono oggi ristretti nel CIE senza comprenderne le ragioni.A questi uomini, che versano in stato di estrema debolezza sociale, deve essere riconosciuto l’inviolabile diritto alla dignità e al trattamento di accoglienza umanitaria che il popolo italiano, per i suoi trascorsi migratori, è capace di esprimere. Signor Presidente, siamo convinti che Ella, Garante della Carta Costituzionale e Comandante delle Forze Armate, non rimarrà insensibile al grido muto di queste persone e Vorrà accogliere il nostro appello ponendo in essere, dall’alto del Suo ufficio, tutti i rimedi idonei a far sì che la Città di Bari e l’intera Nazione non siano testimoni silenti della violazione del fondamentale diritto alla dignità dell’uomo. Luigi Paccione Alessio Carlucci (Pubblicata su "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 17 aprile 2011)

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