BOZZA ALLA DISCUSSIONE DEL 1 Maggio a PALAZZO SAN GERVASIO CON PARTE DELLA RETE DELLE ASSOCIAZIONI IN BASILICATA

Care/i,
 
come daccordo vi mando una bozza che sintetizza in qualche modo i punti principali sui quali abbiamo convenuto durante l'incontro di
 
domenica scorsa a Palazzo.
 
 
In seguito alla gravità della decisione, da parte del Governo e del Ministro degli interni, di trasformare il campo di accoglienza di Palazzo
 
S. Gervasio in un CIE, con le caratteristiche proprie di un carcere di detenzione ed espulsione, in palese contraddizione  con i precedenti
 
orientamenti di praticare un modello di accoglienza diffusa sul territorio nazionale, e in considerazione di una condizione consolidata di
 
degrado e sfruttamento che in questa zona, come in altre zone del territorio regionale, caratterizzate da una vocazione agricola in
 
particolare dedita alla piantumazione e raccolta dei pomodori; la rete dei movimenti e delle associazioni lucane che aderiscono a questo
 
documento, ha elaborato e condiviso le seguenti proposte e azioni, di breve e medio periodo:
 
1. la prima riguarda l'immediata chiusura del CIE di Palazzo e la dichiarazione ferma del rifiuto di localizzare sul nostro territorio e su
 
quello nazionale luoghi di detenzione e di espulsione di migranti, incentivando, all'opposto, una cultura e iniziative e azioni di accoglienza
 
e ospitalità umane. In tal senso chiediamo al Presidente della Regione Basilicata, ai parlamentari lucani e a tutti gli altri enti e istituzioni
 
territoriali di schierarsi apertamente su questa posizione di principio e di partecipare a una manifestazione di protesta da organizzare,
 
dopo il voto per i referendum del 12 e 13 giugno, davanti al campo si detenzione di Palazzo S. Gervasio
 
 
2. l'individuazione di uno dei tanti centri rurali abbandonati (per intenderci quelli della riforma fondiaria quali Gaudiano, Boreano, o altri),
 
da recuperare, rivitalizzare e trasformare, attraverso un progetto integrato, in luoghi di sperimentazione di attività economiche locali e di
 
riconversione ecologica delle produzioni agricole, sull'esempio di Riace, Caulonia e altre esperienze attuate nel Sud Italia (in allegato un
 
documento di Tonino Perna che richiama esattamente questi concetti e queste esperienze), legate alle reti di economia solidale;
 
 
3. l'istituzione di un primo sportello di accoglienza e servizi (informazioni, istruzione, sanità, etc.) per i migranti, da localizzare a Palazzo
 
S. Gervasio e da gestire tutti insieme con la partecipazione delle associazioni locali della zona (comprese Venosa, Lavello, etc.).
 
 
Ci diamo un tempo di qualche giorno per integrarla e/o modificarla?
 
Un abbraccio
 
Paolo 

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