Immigrati/ Il Viminale vieta l’accesso ai giornalisti ai centri di accoglienza -fonte affariitaliani.it

Immigrati/ Il Viminale vieta l’accesso ai giornalisti ai centri di accoglienza
Giovedí 19.05.2011 17:39

Giornalisti respinti dai Centri per gli immigrati ed esercizio del diritto di cronaca precluso a tempo indeterminato. Così l’emergenza immigrazione diventa anche un problema per la libertà di stampa. Con una circolare a firma del Ministro dell’Interno, (prot. n. 1305 del 01.04.2011) inerente l’accesso ai Centri per immigrati, il Viminale consente, “fino a nuova disposizione”, l’ingresso alle strutture di accoglienza e a quelle di detenzione “esclusivamente” a soggetti pubblici (ad esempio organismi internazionali quali Oim, Cri, Amnesty International, Caritas) e a individui singoli come parlamentari europei, deputati e senatori della Repubblica e consiglieri regionali. Sulla base di questa circolare interna, le prefetture ci hanno negato l’accesso ai Cara e ai Cie di Roma Ponte Galeria, di Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto, di Trapani e di Brindisi.

“Il 13 maggio 2011 mi è stato negato l'ingresso nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, a Catania, al seguito di due parlamentari (Marilena Samperi e Giovanni Burtone, Pd) che sono entrati per visitare il Cara dove sono attualmente ospitate circa 1.800 persone sbarcate a Lampedusa dalla Libia e che hanno chiesto asilo politico al nostro paese – dice il giornalista Gabriele Del Grande, fondatore del blog Fortress Europe – Ricordo che per cancellare il diritto di cronaca in questo paese è bastata una circolare ministeriale, che con un solo colpo di spugna ha cancellato la possibilità di raccontare quanto accade nei centri”. Si tratta di strutture in cui vengono spese montagne di soldi pubblici. Ad esempio, al Cara di Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto (Kr), che prima dell’istituzione del mega centro di Mineo era il più grande d’Europa con una capienza di quasi 1500 posti, arrivano 28,88 euro per ospite. La media è di 700 presenze, che fanno 20.216 euro al giorno, oltre sette milioni di euro l’anno. Nessuno sa la cifra pro capite stanziata alla Croce Rossa Italiana per il centro di Mineo (Ct), su cui si sono espresse negativamente sia le associazioni umanitarie che si occupano di rifugiati, sia sindaci di comuni che ospitano i profughi con il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Somma che lievita ancora perché bisogna aggiungere il compenso per l'affitto alla ditta Pizzarotti di Parma, proprietaria della struttura.

“Per quanto riguarda i Cara, è illegittimo vietare l’accesso ai giornalisti” commenta il giurista Fulvio Vassallo Paleologo dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione. “I centri di accoglienza non sono chiusi, i richiedenti asilo possono uscire e allora non si capisce perché non possono entrare i giornalisti – spiega – il fatto che la circolare richiami congiuntamente i centri di accoglienza e quelli di identificazione e di espulsione, conferma la trasformazione in atto delle strutture di accoglienza in centri di detenzione”. Secondo il docente di Diritto di asilo dell’Università di Palermo “l’aspetto più grave svelato dal divieto d’accesso per la stampa è proprio questa assimilazione tra Cara e Cie, che al contrario sono strutture giuridicamente diverse”. Nei Cara infatti sono ospitati i richiedenti asilo in attesa che la commissione territoriale competente esamini la loro domanda di protezione internazionale. Nei Cie vengono reclusi fino a sei mesi i migranti che non hanno ottemperato al decreto di espulsione dall’Italia, in attesa di essere identificati e rimpatriati. “Come si faceva dal 1998 al 2008 occorre creare regione per regione dei gruppi di monitoraggio composti da parlamentari anche regioali in collegamento con avvocati e giornalisti – sostiene Paleologo – L’invito che si rivolge a quella politica che ancora dice di interessarsi di diritti umani è di mettersi in collegamento con la società civile per fare uscire dai centri le storie di soprusi, come è successo da ultimo nel Cie temporaneo di Santa Maria Capua Vetere, dove alcune convalide di trattenimento sono diventate oggetto di denuncia penale solo perché alcune associazioni sono potute entrare in contatto con i migranti. Laddove ciò non è possibile, non si può intervenire”.

All’interno dei centri per migranti è comunque concesso l’accesso ad alcune associazioni umanitarie che cooperano con il ministero dell’Interno, tra cui l’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Tuttavia questo non assicura il rispetto dei diritti umani, secondo Paleologo. “Le associazioni incaricate soprattutto in regioni come Puglia, Basilicata, Calabria e Campania non possono garantire il monitoraggio continuo, unica garanzia per evitare che sugli abusi possa calare l’impunità più totale” sottolinea il giurista. Paleologo ricorda infine un decreto del ministro dell’Interno Roberto Maroni che ha trasformato alcuni centri di accoglienza e tendopoli in Cie fino al 31 dicembre. Si tratta di Trapani Kinisia, Palazzo San Gervasio (Pz) e Santa Maria Capua Vetere (Ce). “Il regime dei Cara si connota sempre più per l’applicazione di detenzione amministrativa – afferma il giurista dell’Asgi – come dimostra l’utilizzo di un Cara come Salina Grande a Trapani in alcune sue parti, quali la palestra, come centro di detenzione per i migranti tunisini in attesa del rimpatrio”.

ROBERTO NATALE (FNSI): “BAVAGLIO INACCETTABILE” – La Federazione nazionale della stampa italiana, il sindacato dei giornalisti, chiede ufficialmente al Viminale di lasciare entrare i giornalisti nei centri per gli immigrati, sia nelle strutture di accoglienza, sia in quelle di identificazione e di espulsione. L’accesso alla stampa è negato da una circolare interna del primo aprile scorso, secondo quanto denunciato dal sito Fortress Europe e dall’agenzia di stampa Redattore Sociale. “Chiediamo ufficialmente al ministero che questi immotivati restringimenti vengano rimossi” dichiara il presidente dell’Fnsi Roberto Natale.

La posizione del sindacato è chiara. “Questa è una forma di bavaglio ed è un bavaglio inaccettabile – continua Natale – non si capisce perché questa ulteriore restrizione di accesso ai giornalisti ai Cara e ai Cie. Di sicuro non l’hanno prodotta per tutelare il diritto dei richiedenti asilo a non venire identificati nelle terre di provenienza”. Secondo il presidente della Federazione della stampa “l’accesso è stato ristretto per impedire all’informazione di fare il suo mestiere”. Su questo, la Fnsi vuole richiamare il ministro dell’Interno Roberto Maroni a un corretto rapporto con la stampa. “C’è il dovere di trasparenza delle istituzioni su questi centri ed è nostro diritto e dovere raccontare questa faccia delicata dell’immigrazione” sottolinea il presidente del sindacato.

A suscitare perplessità è anche la formula “fino a nuova disposizione” contenuta nella circolare dell’1 aprile 2011, che di fatto non stabilisce un limite temporale alle restrizioni per la stampa. “Le disposizioni sine die non sono da paese civile – afferma Roberto Natale – e sanno troppo di discrezionalità da parte dell’autorità che vuole riservarsi il potere di decidere se e quando dare l’accesso, non può essere questo il rapporto tra le istituzioni e l’informazione”.

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