COMUNICATO STAMPA

BASTA CON LE PRIGIONI A CIELO APERTO RISERVATE AI MIGRANTI.
NO ALLA SOSPENSIONE DEI DIRITTI CIVILI.
A PALAZZO S. GERVASIO IL CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPLULSIONE NON DEVE RIAPRIRE.
EMERGENCY PARTECIPA
ALLA MANIFESTAZIONE DI SABATO 25 GIUGNO

I gruppi Emergency di Basilicata aderiscono alla manifestazione di sabato 25 giugno a Palazzo S. Gervasio (Potenza) contro la riproposizione e la trasformazione del Centro Identificazione ed Espulsione per i migranti provenienti dall’area nord-africana.
Da luogo di concentramento ed accoglienza dei primi flussi, risolti con il rilascio di permessi di soggiorno temporanei, il sito è diventato struttura di trattenimento e detenzione per decine di giovani profughi fuggiti dalla guerra e della miseria, nella confusione più totale in cui versano i loro paesi.
“Colpevoli” di essere arrivati in Italia senza i regolari visti, è stato riservato loro un trattamento a dir poco inaccettabile. Sono stati rinchiusi tra recinti, grate e mura invalicabili. Sorvegliati a vista dalle forze dell’ordine, privati della libertà e di molti dei più elementari diritti umani, come quelli ad una adeguata informazione sul loro status, sui tempi delle misure restrittive adottate, sul diritto alla salute e a ricevere degna assistenza. Sistemati nelle tende, senza alcuna possibilità di ombreggiatura e di relazione con l’esterno, hanno cominciato a protestare, a dare segni di insofferenza e di disagio.
Si parla ora di sostituzione delle tende con unità prefabbricate. Mentre l’estensione a 18 mesi dei tempi di internamento (per effetto del recente decreto governativo che ne ha triplicato la durata, per consentire l’espletamento delle procedure di accertamento di identità), rende ancora più preoccupanti le condizioni di quello che appare sempre più come un sequestro di persona e conseguente sospensione dei diritti civili, addirittura per un anno e mezzo.
E’ questo il sistema italiano di garantire la sicurezza, inventando il reato di “clandestinità”?
E’ questo il sistema comunitario di fronteggiare un’emergenza annunciata, tollerando scavalcamenti di istituzioni territoriali, a dispetto delle disponibilità locali?
Se così è , non si può esitare oltre nel battersi per la chiusura, immediata e definitiva, dei CIE insediati sul territorio nazionale. E per la chiusura di quello di Palazzo S. Gervasio, in particolare, dopo gli episodi di intolleranza, aggressione e lesioni, subite dai migranti, documentate da immagini e testimonianze filtrate all’esterno del campo, nonostante le misure di controllo, isolamento e divieto di accesso imposte..
Le falle delle politiche nazionali ed europee non possono scaricare sulle popolazioni del Mediterraneo soprusi e contraddizioni, in spregio ad accordi e convenzioni di tutela della persona e dei diritti universali. Favorendo di fatto logiche ricattatorie e di prevaricazione, figlie della cultura della discriminazione e dell’illegalità. Altro che democrazia, ospitalità, rispetto della diversità, integrazione sociale ed inclusione.
Proprio mentre, negli stessi territori, a cavallo dei confini tra Basilicata e Puglia, nelle aree rurali tra Palazzo e Venosa, si vanno affollando e riunendo i migranti stagionali legati alla filiera del pomodoro. Un fenomeno in atto da oltre dieci anni, a cui non è estranea la contestata destinazione d’uso del campo di Palazzo, ma che chiama in causa anche altri fattori e protagonisti. Dai proprietari terrieri ai caporali, locali e di colore, dalle questioni salariali a quelle contrattuali di questa specifica manodopera, dai taglieggiamenti sui trasporti e le forniture idriche, per ritornare ai problemi di sistemazione, di condizioni igieniche e sanitarie assurde, di concentrazione delle presenze, quasi sempre lontane dai centri abitati e in ricoveri di fortuna, tra casolari e ruderi abbandonati.
Su tutto questo, da anni, l’associazionismo locale è impegnato in un serrato confronto con l’amministrazione comunale di Palazzo e gli enti interessati, tra condivisione di obiettivi e differenzazioni di metodo e approccio. Mentre la questione demografica e di spopolamento dei centri minori e periferici, non impedisce la stabilizzazione in loco di esperienze lavorative più durature, affrontate con successo, proprio con soggetti da sempre definiti “extracomunitari”.

Emergency, dopo un breve periodo di assistenza presso il campo di Manduria (Taranto), dal 19 maggio scorso, nella provincia di Foggia, ha attivato un ambulatorio mobile che presta assistenza ai migranti stagionali impiegati nella raccolta nei campi delle aree di Rignano e Cerignola, oltre che agli abitanti del campo nomadi di Arpinova. Il protocollo sottoscritto con l’Azienda Sanitaria Locale prevede un’integrazione tra le attività dell’unità mobile di Emergency con le strutture della stessa ASL presso cui verranno inviati i pazienti che necessitino di esami, visite o cure specialistiche. La ASL, inoltre, si è impegnata a facilitare il rilascio dei codici ENI e STP che permettono ai migranti l’accesso alla strutture sanitarie pubbliche, a valutare la concessione a Emergency del ricettario regionale e a identificare nuove aree di intervento dell’ambulatorio.
Le attività dell’ambulatorio mobile Polibus fanno parte del Programma Italia, l’intervento che Emergency ha avviato nel nostro paese per garantire assistenza gratuita e di elevata qualità ai migranti e alle fasce più deboli della popolazione. Un secondo Polibus inizierà a breve ad operare in Sicilia. Dal 2006 il Programma Italia, di cui è partner la Fondazione Smemoranda, ha attivato il Poliambulatorio di Palermo e dal 2010 quello di Marghera, dove vengono offerte assistenza sanitaria di base e specialistica e orientamento sociosanitario a chiunque ne abbia bisogno. Dal 2006, in Italia, 45.000 persone hanno scelto di farsi curare da Emergency.

Potenza, 24 giugno 2011 EMERGENCY BASILICATA
emergency-potenza @hotmail.it
info: 347-8467282 

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