Boeri progetta la nuova Rosarno, nessuno ci mette i soldi

Reportage Antonello Mangano.

L’architetto, oggi assessore a Milano, ha riunito studenti di tutto il mondo ed è andato in Calabria a ridisegnare la Piana di Gioia Tauro e il luogo che divenne tristemente famoso per la rivolta degli immigrati. In qualsiasi altro paese gli sponsor farebbero a gara per realizzare i progetti. In Italia no, gli enti locali se ne disinteressano. E pochi giorni fa si è tornati a sparare e a uccidere 4 luglio 2011 ROSARNO (Reggio Calabria) – On wheels, Layer City e Bellavista Extended sono alcuni dei suggestivi titoli dei progetti proposti dalla classe internazionale del Politecnico di Milano per il territorio di Rosarno. L’idea è di Stefano Boeri, oggi assessore alla Cultura con Pisapia, qualche mese fa promotore del laboratorio del Politecnico. Studenti provenienti dalla Cina, dall’Iran, dall’Argentina, dalla Serbia e dal Belgio hanno studiato il contesto (agroalimentare, turismo, portualità), sono andati in Calabria e infine hanno proposto una decina di progetti di “design del paesaggio”. «Lo scopo dell’architettura è trovare il senso politico, dare visioni», ci dice Boeri. «Per avvicinarli alla questione, gli studenti hanno per prima cosa cercato le analogie con i loro paesi. Così hanno scoperto le Rosarno cinesi, indiane, venezuelane». Poi hanno studiato l’agricoltura in crisi e le infrastrutture presenti, «estese ma illogiche». In settanta pagine hanno infine elaborato diverse proposte: dal recupero di vecchie stazioni abbandonate a una migliore connessione del porto di Gioia Tauro con i nodi circostanti; dalle abitazioni modulari e temporanee per i migranti a un avveniristico impianto per la produzione di succo d’arancia; dal recupero delle fabbriche inutilizzate (frutto del ladrocinio di fondi pubblici) a un sistema integrato tra produzione agricola e turismo archeologico (l’antica Medma è definita una “risorsa nascosta e non valorizzata”).

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Un progetto visionario quanto concreto (On Wheels) propone di far rivivere il tratto della ferrovia calabro-lucana tra Nicotera e Cinquefrondi convertendo le stazioni abbandonate in alberghi diffusi. Presso la “Cartiera” e il porto di Gioia Tauro si realizzano nuove stazioni ferroviarie. Le strade tra i campi che connettono i luoghi di interesse turistico diventano percorsi ciclabili. L’utilizzo varia in base alla stagione: in inverno per i lavoratori e in estate per i turisti. Accanto a questo sistema sono pensati moduli mobili trasportati lungo la ferrovia e parcheggiabili presso i binari, con funzioni di alloggio, cappella multiconfessionale, biblioteca. «Il progetto della Cartiera mi piace moltissimo, sarebbe un simbolo di rinascita e trasformazione», ci dice Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno, eletta dopo due scioglimenti consecutivi del consiglio comunale per mafia. Si tratta della fabbrica abbandonata che per dieci anni è stata la “casa” dei braccianti africani, un tugurio col tetto sfondato, cumuli di spazzatura, pareti divisorie di cartone e il fumo perenne dei rametti umidi usati per cucinare pasti improvvisati. Gli studenti sognano invece un luogo di incontro con i migranti o un mercato pubblico dei prodotti di eccellenza. I sentieri da trasformare in piste ciclabili sono gli stessi percorsi dai braccianti, all’alba e al tramonto, negli scorsi inverni segnati dalle aggressioni razziste. I binari da utilizzare per i modulo mobili furono usati per la fuga nei giorni della pulizia etnica, quando squadre armate si organizzavano per la caccia al nero e alcuni raggiunsero la salvezza camminando a piedi lungo strade ferrate e gallerie, fino a quando riuscirono a prendere un treno per Napoli. Il porto di Gioia, infine, è in piena crisi. La principale società che vi opera ha annunciato 467 esuberi. «Due nodi di reti lunghe mondiali (i container del porto, i lavoratori stranieri) non si parlano», osserva Boeri. «In particolare il porto è isolato da tutto il resto». Si potrebbe collegare per esempio la commercializzazione del succo di frutta ai container che attraversano i mari. Altro esempio: la produzione di mandorle in zona non esiste: paradossalmente, le tredici industrie dolciarie della vicina Bagnara Calabra, famosa per i suoi torroni, sono rifornite da Sicilia, Grecia, Turchia e Spagna. Layer city parte da un presupposto: Rosarno, con la sua architettura basata sull’incompiuto, non è di per sé un posto sbagliato, da ricostruire o da cui scappare. Si può aggiungere e non sostituire. «Un nuovo livello verde è posato sulla città fornendo: una pista ciclo pedonale, dei giardini, degli orti e dei pannelli fotovoltaici». «Uno sguardo esterno individua nuclei di senso che un “interno” ormai non vede più», ci spiega Boeri. «In otto mesi abbiamo concentrato il pensiero su un luogo. Non è stato un esercizio di milanesi sul Sud, ma di studenti da tutto il mondo che osservano e incontrano lavoratori da tutto il mondo. Alcuni studenti africani anno incontrato ragazzi africani, si è creata una dimensione cosmopolita oggettiva». Tutti i progetti puntano sulla produzione di energie alternative e su un diverso modello di sviluppo, che possa portare benefici ai residenti come ai migranti, visti finalmente come parte di un tutto e non come problema separato. Returnable Empties è il titolo di un altro lavoro. Nessuno aveva mai definito così l’incompiuto calabrese, gli scheletri di edifici fatti di mattoni forati e ferri sporgenti che Antonio Albanese usa come sfondo dei suoi sketch. Lo spirito dei progetti è questo: recuperare quello che appare perduto, valorizzare le risorse, isolare la negatività che somiglia a una eterna maledizione. «Nel caso di edifici non finiti con piani inutilizzati [sono forniti] i materiali per la realizzazione di soluzioni abitative temporanee destinate ai soggetti impiegati in lavoro stagionale, oppure materiali e supporto tecnico per la ristrutturazione di abitazioni non utilizzate, che possano quindi costituire soluzioni abitative a lungo termine». I tetti non completi degli edifici possono essere usati come spazi pubblici temporanei per eventi musicali o culturali. Oggi sembra tutto inutile. Gli enti locali calabresi non hanno mostrato finora un interesse concreto. Esistono difficoltà pratiche, ci spiegano. Dal reperimento di fondi europei al coinvolgimento di diversi attori, come i comuni del territorio e la Regione. Dal canto suo, Boeri osserva che «i progetti sono visionari. Bisogna fare i conti con l’emozione e misurarsi con l’impossibilità, cosa che la politica deve fare. Così come deve dare risposte concrete. Non sono completamente disilluso, mi auguro che si possa andare avanti». Ritorno al passato. Sette gennaio 2010. La rivolta dei braccianti africani di Rosarno svela al mondo l’incrocio tra violenza mafiosa, sfruttamento brutale, condizioni drammatiche dei migranti. L’eco internazionale della vicenda causerà numerosi effetti. Tra i tanti, appunto, l’avvio del “Laboratorio Rosarno” del Politecnico. Ventiquattro giugno 2011. Siamo nei pressi della stazione di Rosarno, è una calda serata di giugno. Una moto si avvicina, sette colpi di pistola. Così è morto Guido Pisano. Secondo la polizia, non era direttamente inserito nelle ‘ndrine e aveva solo piccoli precedenti. L’incubo ritorna. Dopo la rivolta l’attenzione mediatica e il maggiore controllo del territorio da parte delle forze di polizia aveva impedito gravi atti di violenza. Ora si azzera nuovamente tutto.

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