I Figli della “Primavera dei Gelsomini”

REPORT 11 giugno 2011
I Figli della “Primavera dei Gelsomini”
Nella parte nord dell’Africa,nel Maghreb da questa primavera assistiamo a fatti che mai nessuno occidentale avrebbe mai immaginato: la Rivolta dei Gelsomini; ragazzi e ragazze protagonisti di un cambiamento epocale per l’organizzazione della loro società che ha spazzato via governi stantii. Un elemento eccezionale, perchè nuovo, è stata la protesta

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che non si è rivolta alle colpe che hanno i nemici esterni nel mantenere in queste aree personaggi come Ben Alì, Mubarak, Gheddafi e questo si è visto attarverso le immagini dove non si sono bruciate bandiere yenki-israeliane o europee e lo si è sentito attraverso le parole dei blogher. Una rivolta tutta interna che ha chiesto la cacciata dei vecchi presidenti come base per una riorganizzazione nuova della società.
Altro elemento interessante, perchè nuovo, dietroa i moti non ci sono state organizzazioni vecchie di partiti all’opposizione, di formazioni che innegiano a qualsiasi guerra perchè sappiamo che ogni guerra determina arricchimenti per pochi e soprattutto non ci sono state organizzazioni che inneggiano a guerre sante jihadiste o fratelli mussulmani che minacciano i territori occidentali e i loro amici israeliani che fanno tanto paura ai Paesi Occidentali che alimentano l’informazione di odio verso i credenti mussulmani.
Mancanza di due elementi che hanno rappresentato il pepe delle vecchie rivolte.
Solo ragazze e ragazzi stanchi di una società vecchia, corrotta, stanca di assistere allìabbuffata di pochioe vecchi corrotti a fronte di una loro vita senza alcuna prospettiva se non la precarietà delle loro vite.
Ragazze e ragazzi che li abbiamo conosciuti prima a Lampedusa quando per giorni sono stati ammassati in questa zattera del Maediterraneo, Mare Nostrum, poi più da vicino nelle tendopoli. Di età compresa tra i 18 e i 30 anni con addosso i simboli dei ragazzi nostri, borse con la figura del Chè, tatuaggi con simboli tribali di un qualsiasi occidentale, facce pulite come lo sono le generazioni nuove. Non ci sono i turbanti tipici degli uomini del deserto, i Burga tanto odiosi alle donne, le barbe che caratterizzano gli uomini fedeli ad una religione.
Soprattutto non ci sono gli sguardi sommessi dei braccianti che siamo stati abituati a vedere in questi lunghi venti anni ultimi. Anche se molti di loro li incontriamo gia nelle campagne e nei nuovi “non luoghi” che sono le macerie dei vecchi casolari.
Alla tendopoli di Palazzo San Gervasio in pochi giorni si è trasformato in Voliera-CIET dove i tanti “twitter” sono stati rinchiusi per privargli della loro libertà.
oggi li conosciamo attraverso il raccconto di Raffaella Cosentino, giornalista free lend. Li conosciamo attraverso la Voliera. Ci hanno raccontato in questi giorni che erano rinchiusi pericolosi criminali, noi abbiamo conosciuto solo “bellissimi ragazzi” che lottano per la libertà del loro Paese.

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