La trasformazione in Centri di identificazione ed espulsione

La trasformazione in Centri di identificazione ed espulsione delle tendopoli utilizzate per gestire “l’emergenza profughi” è diventata operativa con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della relativa ordinanza. Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Palazzo San Gervasio (Potenza) e Kinisia (Trapani) sono formalmente Cie almeno fino al 31 dicembre 2011 per un costo complessivo di 10 milioni di euro. Somme che serviranno in parte (6 milioni) per gli interventi di adeguamento e manutenzione straordinaria e, nella quantità restante, per la gestione, interamente affidata alla Croce rossa italiana che è commissariata da oltre un triennio e vanta un buco di bilancio che si aggira sui cinquanta milioni di euro. Ma la tendopoli di Kinisia è vuota, S.M. Capua Vetere ospita cento migranti, San Gervasio non più di centoventi. Dalla cittadina lucana, poi, l’Osservatorio migranti Basilicata conferma che «è annunciato il trasferimento di cento persone, per cui a San Gervasio ne rimarrebbero una ventina». E che con la gestione della Cri, «il previsto passaggio delle competenze alla Protezione civile regionale è saltato».

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A S.M. Capua Vetere, invece, i tentativi di fuga sono ordinari. Le associazioni che forniscono assistenza legale al centinaio di persone trattenute confermano che la situazione di detenzione nell’ex caserma Andolfato è «arbitraria». E denunciano, in un comunicato a firma della rete antirazzista, «decine di persone ospedalizzate dopo tentativi di fuga, che si sono fratturate lanciandosi dalle mura, cariche e lacrimogeni sparati nel campo, gravi tensioni e umiliazioni subite dai migranti stessi». Il senatore radicale Marco Perduca, dopo essere entrato due giorni fa nella struttura militarizzata, descrive letti rotti e sostituiti con materassi posizionati per terra; né sedie, né tavoli perché qualunque oggetto viene ritenuto pericoloso dalla polizia per la forte tensione all’interno della tendopoli. La trasformazione in Cie ha prodotto, poi, l’ulteriore beffa giuridica di convalidare il trattenimento delle persone rinchiuse ben oltre il limite di tempo consentito dalla legge. L’accoglienza, finanche quando trova luogo in una ex caserma circondata da alte mura e da un carcere militare, non può privare della libertà di circolazione. Manduria – e le sue fughe – insegna. «I migranti erano chiusi a S. Maria Capua Vetere da 6 giorni, mentre la legge prevede un termine max di 48 + 48 ore per la convalida», notano gli avvocati dei migranti. E invece, i decreti di conversione continuano a essere emessi in massa con l’obiettivo di giustificare il trattamento «ai fini dell’identificazione», come recitano tutti. «Il giudice di pace ha emesso dei provvedimenti fotocopia e in alcuni casi le pratiche risulterebbero postdatate, approfittando del passaggio da centro di accoglienza a centro di identificazione ed espulsione», denuncia Perduca. E per i cittadini stranieri, quasi tutti tunisini, che si sono trovati rinchiusi dal 18 al 23 aprile senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria, d’improvviso si prospetta un trattenimento che può arrivare fino ai 6 mesi. Con questa proiezione, il finanziamento di 10 milioni di euro, l’affidamento della gestione dei tre progetti, sono in pochi a credere che la rimozione dei Centri prevista nell’ordinanza per il 31 dicembre 2011 sarà rispettata. Per il senatore radicale, inoltre, non è escluso che si tratti di un escamotage «per risanare il debito della Croce rossa accumulato negli anni per mala gestione e che nemmeno il commissariamento ha saputo sanare». La scelta di aprire i tre nuovi Cie, inoltre, si scontra con i numeri dell’immigrazione che la commissaria agli Interni Ue Cecilia Malmstrom ha presentato ieri a margine del piano per una politica comune europea in materia. A fronte delle 650mila persone fuggite dalla Libia, soltanto 25mila sono arrivate nel Vecchio Continente. «La temporanea reintroduzione di controlli limitati dei confini interni», ha spiegato la commissaria in riferimento alla tanto discussa area Schengen, è possibile «in circostanze particolarmente eccezionali». Un’eventuale decisione – che di fatto rappresenterebbe una sospensione temporanea degli accordi di Schengen – per Bruxelles dovrebbe essere presa in considerazione come «ultima risorsa» e decisa «a livello europeo». Ma, finora, non sembra si sia arrivato a questo punto.

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