Lettera di Adesione Al Progetto di Accoglienza 2011

Alfonso Pascale – Rete delle Fattorie Sociali – Roma-

Il Progetto Accoglienza promosso dall’Osservatorio Migranti della Basilicata e dal Centro di Documentazione dell’Associazione Michele Mancino va sostenuto perché è innanzitutto una risposta alla solitudine che caratterizza le società cosiddette sviluppate. In molti piccoli centri lucani vi sono più case che abitanti. Il midollo antico delle tribù italiche, qual è l’Appennino meridionale, adesso è il museo delle porte chiuse e della desolazione. L’antica miseria contadina ha ceduto il posto a una modernità fallita, abitata da un’umanità nichilista, sospettosa e diffidente, capace di alimentare solo il valzer delle betoniere. L’autismo corale domina la scena del mondo interiore. E fuori è tutto un panorama di muretti e cancelli.
Il Progetto vuole essere anche una risposta alle conseguenze negative dell’immigrazione clandestina nel Mediterraneo, che è alla base della piramide di un sistema di produzione agricola fondata sulla manodopera a basso costo e di un business plurimiliardario gestito da una criminalità transnazionale sempre più ramificata e potente. E intende sensibilizzare la popolazione locale sul fatto che l’immigrazione non è un fenomeno episodico ma strutturale e che le diaspore e le migrazioni continueranno, perché seguono leggi inflessibili di mercato che nessuna politica dei flussi, per quanto rigorosa, può intaccare.
La Basilicata si presta ad essere terra di sperimentazione per le sue tradizioni di accoglienza, le sue risorse naturali e paesaggistiche, la sua antica cultura contadina e la diffusione di piccole comunità con moltissimi alloggi ristrutturati e vuoti. Per di più vanta la presenza di giovani diplomati e laureati ora costretti all’emigrazione e che, invece, potrebbero essere gli animatori di progetti di integrazione e inserimento degli immigrati interessati a stabilizzarsi nelle nostre terre.
Gli esempi non mancano. A Riace, in Calabria, i giovani riuniti in cooperativa dal Sindaco

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curano l’inserimento di profughi curdi. A Mezzanega, a pochi chilometri da Chiavari, ridottasi a 800 abitanti prima dell’accoglienza, ed ora risalita a 1600 con un terzo di origine straniera, pullulano progetti che danno occupazione e sviluppo. Nelle campagne di Pescara, è sorto presso un’azienda agricola un incubatore d’impresa per giovani rom legato a mestieri e competenze propri della cultura rurale.
Come già avvenuto nei secoli scorsi, quando a fasi di degrado idrogeologico e di desolazione si sono succedute fasi di lento ripopolamento per iniziativa di popolazioni esterne, anche questa volta il ricambio ci sarà. Anzi già sta avvenendo senza averne consapevolezza e sempre più avverrà man mano che la Primavera Mediterranea produrrà i suoi frutti. Si tratterebbe solo di accompagnare tale processo riducendo al minimo i costi umani e delineando prospettive di benessere in aree aggredite da fenomeni di desertificazione.
La speranza è nei giovani che sono rimasti e nel senso civico di una generazione ancora indenne dagli effetti perniciosi di una mutazione antropologica, avvenuta nella seconda metà del secolo scorso e indotta da un individualismo esasperato e privo del senso di dignità personale e da un infrangersi degli antichi legami comunitari, che non avevano mai prodotto frontiere ma solo aiuto reciproco e apertura al diverso.
Alfonso Pascale Presidente Rete Fattorie Sociali

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