L’ITALIA SONO ANCH’IO. Campagna per i DIRITTI di CITTADINANZA AL MIGRANTE

LE PROPOSTE DI LEGGE

“Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalità”

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COSA CAMBIA CON LE PROPOSTE DI LEGGE DELLA CAMPAGNA SULLA CITTADINANZA

La cittadinanza come diritto soggettivo e l’introduzione dello ius soli e la partecipazione alla vita della comunità e il diritto di voto.

 

L’articolo 3 della nostra Costituzione stabilisce il principio dell’uguaglianza tra le persone, impegnando la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che ne impediscano il pieno raggiungimento. Nei confronti di milioni di persone di origine straniera questo principio è disatteso.

 

Infatti in base alla legge in vigore, non sono cittadini italiani i nati in Italia da genitori di origine straniera, così come non lo sono i ragazzi e le ragazze che vi crescono da italiani pur se i loro genitori non hanno la cittadinanza italiana.

Inoltre, i lavoratori stranieri regolarmente presenti in Italia da anni, nonostante contribuiscano alla fiscalità generale e allo sviluppo della comunità nella quale hanno scelto di vivere, non hanno la possibilità di partecipare alle elezioni delle amministrazioni che governano quelle comunità. Così in molte città italiane percentuali importanti di cittadini e cittadine sono escluse dal voto amministrativo e regionale rendendo la nostra democrazia “incompleta”.

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Le due proposte di legge di iniziativa popolare sostenute dalla campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO, da un lato assegnano allo ius soli, cioè al diritto di essere cittadini del nostro Paese partendo dal luogo nel quale si nasce e non dalla discendenza di sangue, un ruolo di primario rilievo. La cittadinanza viene inoltre a definirsi come diritto soggettivo e legittima aspirazione delle persone a partecipare a pieno titolo alla vita della comunità e della città, dopo un periodo di soggiorno legale sul territorio, e in tempi ragionevoli. Dall’altro, attraverso il riconoscimento del diritto di voto amministrativo per chi risiede per un periodo congruo (5 anni), si elimina una ingiustizia che rischia di minare sempre più il principio del suffragio universale a livello t

erritoriale, impedendo a milioni di persone di partecipare pienamente alla vita della comunità dove vivono.

 

LA PROPOSTA DI RIFORMA DELLA LEGGE SULLA CITTADINANZA

Il testo fondamentale per la Cittadinanza Italiana,

Il quadro normativo sulla cittadinanza è completato dai due regolamenti di esecuzione della legge, che stabiliscono le norme attuative dei suoi principi generali, i Decreti del Presidente della Repubblica 12 ottobre 1993, n. 572 e 18 aprile 1994, n. 362.

 

La L. 91/92 prevede in sintesi tre modalità per l’accesso alla cittadinanza per chi è di origine straniera: la cittadinanza per nascita, per naturalizzazione, per matrimonio.

La proposta di legge della campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO intende introdurre rilevanti differenze nei confronti della normativa attuale, sia per chi nasce in Italia da genitori stranieri, sia per i minori nati altrove

e arrivati al seguito dei genitori. Si prevedono inoltre importanti novità anche per chi intende diventare italiano da adulto, ossia per chi chiede la cosiddetta naturalizzazione.

 

Viene proposta la competenza dei sindaci nella procedura di attribuzione della cittadinanza, per promuovere un federalismo che conferisca al territorio la responsabilità di verificare i presupposti per la cittadinanza, avvicinando in tal modo le decisioni alle persone e alle comunità coinvolte.

 

Il percorso giuridico verso la cittadinanza viene concepito come diritto soggettivo all’acquisizione della stessa: si tende a definire un rapporto più trasparente tra cittadini e Stato, riducendo al minimo la discrezionalità sulla decisione definitiva che è basata quasi esclusivamente su presupposti definiti e verificabili.

 

 

Legge 91/92: per nascita

 

E’ cittadino per nascita chi è nato da cittadini italiani. Se i genitori stranieri sono diventati cittadini italiani, anche il figlio minore convivente diventa cittadino italiano. Per lo stesso principio dello ius sanguinis, se il minore è nato in Italia ma i genitori non sono cittadini italiani, il figlio non acquista la cittadinanza italiana ma viene iscritto all’anagrafe come straniero. Può diventare cittadino italiano solamente dopo il compimento del 18° anno, ma deve richiederlo appositamente entro il termine di un anno e deve essere stato ininterrottamente residente sul suolo Italiano.

 

La proposta:

 

chi nasce in Italia da almeno un genitore legalmente presente da un anno è Italiano

 

La proposta di legge della campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO, riguardante coloro che nascono sul territorio italiano, introduce il principio dello ius soli: sono cittadini italiani i nati in Italia che abbiano almeno un genitore legalmente soggiornante da almeno un anno, il quale ne faccia richiesta. In secondo luogo si prevede che siano Italiani coloro che nascono in Italia da genitori stranieri nati in Italia, a prescindere dalla condizione giuridica di questi ultimi: un principio che va a risolvere situazioni paradossali di bambini che pur essendo nati in Italia, da genitori stranieri a loro volta nati in Italia, non solo non hanno la cittadinanza italiana, ma spesso neanche un titolo di soggiorno, in una condizione di limbo ingiustificabile, una sorta di apolidia familiare che non può essere in alcun modo tollerata.

 

 

Legge 91/92: la naturalizzazione non distingue minori non nativi e adulti

 

L’attuale legge 91 non fa differenza tra i minori non nati in Italia, anche se vi trascorrono la loro infanzia e la loro formazione, e gli adulti. I minori non nati in Italia sono stranieri a tutti gli effetti, sono sul suolo Italiano con permesso di soggiorno e a 18 anni per diventare cittadini italiani debbono dimostrare 10 anni di residenza legale ininterrotta, con lavoro o studio regolari, come tutti gli altri stranieri. Sono i casi più ricorrenti, compresi molti nati in Italia che non hanno potuto per varie ragioni conservare il vantaggio della nascita e che si vedono equiparati ai tanti migranti stranieri regolari. La legge prevede invece la cittadinanza per chi, nato all’estero, può dimostrare la discendenza da cittadini italiani.

 

Decide il Viminale

 

La cittadinanza viene acquistata con domanda al Prefetto, proposta dal Ministero dell’Interno e con decreto del Presidente della Repubblica.

 

La proposta:

 

ius soli per minori non nativi e che vanno a scuola

 

La proposta di legge della campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO riconosce un diritto per i tantissimi minori che crescono e vivono in Italia da italiani : i bambini e le bambine che, nati in Italia da genitori privi di titolo di soggiorno, o entrati in Italia entro il 10° anno di età, vi abbiano soggiornato legalmente, possono diventare italiani con la maggiore età se ne fanno richiesta entro due anni. Un percorso che dà una certezza ai bambini e alle bambine di poter diventare cittadini una volta maggiorenni. Inoltre, su richiesta dei genitori, diventano cittadini italiani i minori che hanno frequentato un corso di istruzione.

 

Adulti: per la cittadinanza 5 anni e su proposta del Sindaco

 

La proposta di legge della campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO intende impegnare i Sindaci, come vertici delle istituzioni più vicine ai cittadini e in un principio di territorialità, nel ruolo di presentazione al Presidente della repubblica della istanza di cittadinanza. La domanda inoltre può venire presentata da uno straniero legalmente soggiornante da 5 anni (e non da 10 anni).

 

 

 

LA PROPOSTA DI LEGGE PER IL DIRITTO DI VOTO ALLE AMMINISTRATIVE

 

La Campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO presenterà come proposta di legge di iniziativa popolare il progetto di legge per la partecipazione politica e amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza a di nazionalità che l’Anci ha elaborato nel 2005. L’Associazione dei Comuni ha confermato al Comitato il proprio sostegno a questa proposta che di fatto mette in atto un principio contenuto nella Convenzione di Strasburgo del 1992 sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale, di cui il nostro Paese non ha ratificato il Capitolo C, che riguarda proprio il diritto di voto.

 

 

Il coinvolgimento diretto degli stranieri che vivono e lavorano stabilmente in Italia nella vita politica, anche mediante conferimento dell’elettorato attivo e passivo, è urgente non solo perché si pone nei confronti di queste persone il problema dell’applicazione del principio che è alla base della democrazia in Europa, ossia il principio per cui non può negarsi la partecipazione alle decisioni pubbliche di chi continuativamente contribuisce al loro finanziamento mediante il prelievo fiscale, ma anche perché il voto degli immigrati diventa oggi una garanzia di buon governo, anzitutto per le Regioni e le Amministrazioni locali.

 

La proposta:

 

diritto di voto in città, province e regioni per stranieri in possesso di titolo di soggiorno da 5 anni per il suffragio universale nelle comunità locali

 

La proposta Anci, che la Campagna assume, afferma che “la partecipazione alla vita politica ed alle attività di pubblica amministrazione, comprensiva del diritto di accesso e della partecipazione al procedimento amministrativo, è assicurata a tutti, senza discriminazioni in base a cittadinanza o nazionalità”: Il diritto di elettorato attivo e passivo nelle elezioni comunali, provinciali,, concernenti le città metropolitane e le Regioni è garantito anche a chi non sia cittadino italiano, quando abbia maturato cinque anni di regolare soggiorno in Italia. Gli statuti ed i regolamenti degli enti locali disciplinano altre forme di partecipazione degli stranieri alla vita politica ed amministrativa.

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