Antonello e Raffaella

 

Spesso non ci piacciono gli interventi umanitari che mettono in secondo piano le questioni sindacali. Se un lavoratore è povero, deve ricevere il giusto salario. Se il sistema economico non può riconoscergli il giusto salario, si deve cambiare il sistema economico.

Alcuni interventi umanitari, però, sono essenziali quando le condizioni disumane del lavoro agricolo rischiano di ammazzare le persone, nello specifico lavoratori e lavoratrici, africani e dell’Est Europa. Gente che sostiene un settore portante dell’economia italiana, uomini e donne che raccolgono i pomodori tra la Puglia e la Basilicata. Uno dei simboli della nostra cucina, la famosa dieta mediterranea, resterebbe a marcire senza questo silenzioso esercito che non ha mai ricevuto una parola di ringraziamento. O un riconoscimento legislativo.

I progetti ci piacciono quando coniugano l’aspetto umanitario con quello politico. L’idea lanciata dall’Osservatorio migranti della Basilicata è semplice. Affiancare a interventi prevedibili (sportello, etc) una campagna di marketing sociale che diventa ‘cartellonistica politica’, per sensibilizzare le popolazioni sul fenomeno dei “migranti transumanti” e sulla necessità di evitarne la “schiavitù contemporanea”.

L’assuefazione sull’argomento – specie nei territori dove questo avviene – è uno degli aspetti meno facili da accettare. Gruppi di africani abbandonati nei casolari, costretti a girovagare per ore per trovare un po’ d’acqua, chini sui cassoni in cambio di un salario irrisorio ormai fanno parte del paesaggio.

Dunque, interveniamo sul paesaggio con i cartelli sociali, occupiamo spazi, ripensiamo il modello economico. Perché un’agricoltura fondata sullo sfruttamento paraschiavistico (oltre che sulle truffe, la filiera mafiosa, i falsi braccianti) rimarrà un sistema povero, destinato a essere schiacciato. Ancora una volta i migranti sono la cartina di tornasole delle storture italiane. Per molti sono un problema. Per noi sono lo specchio che rivela il problema. Per migliorare davvero le condizioni di vita dei lavoratori della terra, bisogna farli uscire dall’invisibilità e promuovere un cambiamento nelle coscienze che li veda protagonisti del loro futuro e restituisca loro dignità umana.

Raffaella Cosentino

Antonello Mangano

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