Lettera Aperta alle istituzioni di Ouango Kiswendsida Judicael

 
 
Lettera Aperta alle istituzioni.
Ouango Kiswendsida Judicael
Con codesta lettera vorremo che le promesse fattaci durante il corteo tenutosi sabato 17 dicembre non restino uno slogan mediatico ma che possiamo realmente creare una concertazione tra il nostro comitato nascente e le Istituzioni.
Ormai da anni i migranti sono una realtà sui Vostri territori. Nonostante questo in Italia manca una risposta concreta e programmata per far fronte a questi fenomeni, manca una risposta da parte delle istituzioni spesso dovuto ad una chiusura ideologica e politica al problema e ad una non conoscenza dello stesso fino alla mancanza di una organizzazione sociale dei migranti stanziali. Esistono associazioni ed attività sociali, culturali e formative rivolte ai migranti ma per niente collegate fra loro. L’azione sociale svolta da dette associazioni resta isolata e poco risolutiva. Il migrante è spesso non attore di processi ma solo utente di aiuti disseminati in modo non organizzato.
Crediamo in un cambiamento possibile e ad una interazione possibile tra noi e le Istituzioni tutte.
Il fenomeno migratorio a Napoli è diverso da qualsiasi altra città italiana, è per la natura morfologica della città a vocazione portuale e per i pericoli derivanti da una sempre più dilagante illegalità che coinvolge tutti i campi della nostra vita comune a partire dal lavoro.
Non si può parlare di immigrazione senza conoscere e percepire la reale situazione e condizione in cui versano i migranti residenti sul Suo territorio. Noi vogliamo creare un Osservatorio dei Migranti organizzato da Migranti, che offra alle istituzioni una reale fotografia della situazione emersa e sotterranea del fenomeno, numeri su quanti vivono nella legalità e quanti no, creare casistiche a seconda dei casi. Solo attraverso una buona osservazione si possono trovare corrette soluzioni. La nostra associazione insieme a tutte le altre già operanti sul territorio si propone di costituire un organismo che vada dapprima a studiare il problema, nei suoi numeri, nei suoi aspetti sociali e poi a programmare, insieme alle istituzioni e agli organismi competenti, una reale accoglienza e soprattutto integrazione dei migranti, stanziali o stagionali che siano. Affiancando dei servizi specifici per i migranti, con la creazione di sportelli informativi, assistenza sindacale ai lavoratori stranieri informandoli su quelli che sono i loro diritti e dando loro assistenza in materia di lavoro, creare un circuito di avvocati che diano assistenza legale a partire dalle questioni burocratiche per il permesso di soggiorno e che seguano anche chi ha il diritto di vedersi riconosciuto lo status di rifugiato politico. Sappiamo che tali servizi sono già offerti da numerosissimi volontari di tutto il territorio e che ci sono degli uffici competenti ed adibiti. Ma riteniamo giustamente che il problema migranti non sia da affidare solo ed unicamente ad enti autoctoni con poca coordinazione tra di essi.
Inoltre riteniamo molto importante anche l'aspetto socio- culturale, come l'integrazione sociale e l'accoglienza, che può avvenire attraverso l'organizzazione di eventi e incontri nei quali i migranti saranno i primi attori sia nella scelta delle tematiche che nella organizzazione degli stessi, fino ad arrivare a studiare gli aspetti della scolarizzazione dei migranti e soprattutto dei loro figli spesso nati in Italia. Tutto ciò potrà essere realizzato con la costruzione di un Osservatorio, che abbia il ruolo da un lato di realizzare i servizi e le iniziative sopra elencate, e dall'altro quello di coordinare tutti i soggetti che verranno coinvolti nel progetto.
Altri due argomenti scottanti su cui vorrei aprire una discussione sono quello relativo alla regolarità dei permessi legata al mercato a nero e quello legato alle norme del pacchetto sicurezza che, invece di proteggere la popolazione locale e quella straniera, acuisce solo situazioni di illegalità.
Dagli anni 80 si è assistito ad una crisi senza precedenti dei Paesi del Terzo Mondo; si tratta di nazioni schiacciate da uno sviluppo demografico senza controllo in cui le condizioni di vita peggiorano costantemente, aumentando il divario che le separa dai Paesi ricchi. Si è trattato di correnti che hanno rivestito prevalentemente un carattere volontario, cui si sono associate vere e proprie emigrazioni forzate, provocate da guerre, rivoluzioni, persecuzioni. In queste condizioni, l'emigrazione non è più solo ricerca di nuove opportunità lavorative che consentono di realizzarsi con maggiore soddisfazione, quale poteva essere la situazione di un contadino del vostro meridione che andava a cercare fortuna nelle fabbriche della Germania.
In un contesto di questo genere, per un emigrante le opportunità di lavoro offerte dai Paesi di approdo diventano sempre meno importanti: non è un caso, infatti, che la percentuale di disoccupati tra gli immigrati non sia mai stata così alta in tutti i Paesi di immigrazione. Anche per gli immigrati che riescono a trovare un'occupazione, tuttavia, questa è, in moltissimi casi, precaria e non regolarizzata. L'intero fenomeno dell'emigrazione tende, dunque, a "clandestinizzarsi", dato che l'offerta della propria forza lavoro sul mercato del lavoro nero sembra l'unica possibilità di aggiudicarsi una occupazione e di conseguenza, il permesso di soggiorno vergognosamente ad esso legato. Viene, così, a crearsi un doppio mercato del lavoro, uno per gli stranieri e l'altro per i lavoratori regolari con costi differenti per i datori di lavoro. Questa situazione è molto pericolosa perché è destinata, da una parte, ad alimentare dinamiche di sfruttamento e, dall'altra, a creare conflitti razziali con i lavoratori locali che vedono minacciate le loro conquiste sociali.
Il fenomeno migratorio è a Napoli di proporzioni crescenti e sempre più "visibili". Si richiede dunque, per essere ricondotto a dimensioni non esasperate e non patologiche, la graduale, autentica maturazione di una cultura dell'integrazione, fortemente ispirata a criteri e principi di solidarietà ed ancorata al rispetto dei diritti fondamentali dell'individuo.
Ci aiuti a contribuire ai Suoi sforzi attivamente. Ci aiuti a vivere legalmente. Ci aiuti a preservare per noi e i nostri figli una speranza. Ci aiuti ad essere Cittadini Italiani.
Una convivenza pacifica é la soluzione, ma deve cominciare con la parità dei diritti tra i migranti e gli autoctoni perché questa é la ragione principale da cui scaturiscono atteggiamenti xenofobi e razzisti. Questa non é una lotta mia, é comune. Riguarda la nostra sicurezza, il nostro futuro, quello dei nostri figli, e quindi La prego di cominciare a fare insieme e diventare parte di un tutto che andrà a vantaggio dell’intera popolazione.
Grazie per la Vostra attenzione,

 

 

OSSERVATORIO MIGRANTI BASILICATA  Ciao Ouango, spero sia questo il tuo nome.i l tuo scritto è il nostro manifesto, e l'Osservatorio Migranti Basilicata si muove all'interno di questi tuoi pensieri. Ciò che ci ha spinto a mettere in piedi l'OMB parte dalle tue considerazioni e dalla nostra esperienza, ormai arrivata al tredicesimo anno. Non potevano esserci parole più chiare di quelle che hai scritto e alla quale non saprei replicare o aggiungere altro. Posso dirti solo che siamo disponibili alla costruzione di quello che dici mettendo a disposiziomne le nostre piccole e/o poche risorse per uno strumento che serva davvero a noi autoctoni e alle popolazioni migranti, che veda i migranti non semplici fruitori della nostra parsimonia. Che veda genti, cittadini attivi nella costruzione di una nuova convivenza. l'OMB nasce con questo spirito anche se spesso non riesce nel suo intento e molte volte insegue sogni di poche persone. Vorremmo costruire uno strumento a disposizioni dei territori, sperimentare pratiche, coinvolgere il mondo accademico, del lavoro, della cultura. Ragionare assieme dandoci degli impegni di lavoro con obiettivi specifici che non riguardano solo la vertenzialità o i momenti di lotta,. importanti anche loro, che ci vedono tutti assieme in piazza e autoreferenziali nelle sedi dei nostri partiti o delle nostre organizzazioni. In questi 13 anni molto è stato fatto nella costruzione di una rete, nel costruire rapporti con altre organizzazioni. Ciò comunque non ha portato a costruire strumenti tali da rendercipartecipi noi e il popolo dei migranti, strumenti che siano duraturi, reciproci e che riescano ad incidere nel nostro quotidiano e nelle politiche locali.

Per questo noi facciamo tuo quello che dici rimandando a breve una discussione in merito provando ed iniziando a costruire un Osservatorio Migrante Nazionale.

 

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