Corte Europea Sanziona l’Italia dei Respingimenti

 

 Foto Archivio OMB – Melfi ottobre 2010

 

Corte Europea Sanziona l’Italia dei Respingimenti

 Violato l’art 3 della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali

Gervasio Ungolo

    I respingimenti operati nel mare da parte delle autorità italiane hanno violato ancora le convenzioni a tutela dei Diritti dell’Uomo: Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (Roma 4 nov. 1950), sottoscritta due anni dopo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (10 dic. 1948) sulle macerie di una Europa appena uscita dalla seconda guerra mondiale.

Una accusa infamante che ci riporta indietro a quegli anni, in cui non solo la guerra ma la distruzione sistematica di milioni di uomini nei forni crematori e sotto le due bombe atomiche permisero a quelle generazioni di scrivere delle pagine in cui l’umanità non può permettersi di tornare indietro.

Una accusa, quella della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) (1950)  di Strasburgo che ha il compito di vigilare sulle violazioni alla Convezione, che riguarda l’art 3 e che recita: Nessuno può essere sottoposto a tortura ne a pene o trattamenti inumani o degradanti.

Poche righe che seguono l’articolo che sancisce il Diritto alla Vita (art 2) ed è prima di quello che proibisce la Schiavitù e il Lavoro Forzato (art 4) .

 Scaturisce questa dal caso Hirsi, che riguarda 24 persone che nel 2009 furono fatte scendere dal barcone insieme ad altre ( 200 persone) comprese donne in gravidanza e bambini, che li portava sulle coste dell’Italia. Contro la loro volontà, senza essere informati della loro destinazione e senza essere identificati furono caricati su navi italiane che li riportarono in Libia.

 Probabilmente molti altri uomini su molti altri barconi hanno subito la stessa sorte dal 2009 ad oggi, da quando si sono sottoscritti gli accordi sui respingimenti con la Libia di Gheddafi, oggi ancora in vigore e rinnovati dal neo governo Monti.

L’Italia è stata condannata a risarcire 22 di questi uomini e donne.

Verrebbe spontaneo chiederci quando invece saranno condannati i responsabili di questo, se non altro per capire chi in Italia opera contro i Diritti Umani e viola sistematicamente le norme che li tutelano.

 È importante che si continui a parlare di questi fatti atroci, così come non si può stare in silenzio sullo stato in cui migliaia di nuovi braccianti vengono tenuti nelle campagne e sulla detenzione che si perpetua nei CIE senza che il detenuto abbia commesso reato o gli sia stato fatto un giusto processo.

Pensiamo che la Corte Europea di Strasburgo molto altro lavoro deve fare affinché metta fine a tutto questo.

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