Report:n In Viaggio Tra Boreano e Borgo Mezzanone (OMB)

 In Viaggio Tra Boreano e Borgo Mezzanone

 di Ungolo Gervasio – OMB – 21 giu 2012

    Si parte il pomeriggio presto, sotto il sole di giugno, non prima di aver fatto le telefonate dovute e confermato gli  appuntamenti.

    I casali lungo la strada che percorriamo sono quasi tutti vuoti, alcuni, ci giunge notizia, che sono stati abbattuti altri presentano porte e finestre murate o con vistose grate. A Boreano, borgo del comune di Venosa (Basilicata) ci sono una cinquantina di migranti. Da alcuni giorni riceviamo telefonate che ci rinnovano il loro saluto di arrivo. Molti ritornano dalla Sicilia (Cassibile), dalla Calabria (Rosarno) a conclusione rispettivamente della raccolta delle patate novelle e degli agrumi, altri sono lì a Boreano dopo essere passati da Napoli, magari dopo aver consumato un matrimonio frettoloso e alla quale rinnoviamo il nostro augurio, altri ancora ritornano da Nardò (Lecce)  dove sono stati alla ricerca di una “qualche giornata” a piantumare i cocomeri o i pomodori, magari non sono riusciti a fare molto visto i recenti arresti, altri ancora arrivano direttamente dal nord Italia dove hanno trascorso l’inverno alla ricerca di un lavoro meno faticoso ma soprattutto un lavoro regolare. Sono nelle nostre campagne, nei campi di pomodoro appena piantati, questi pronti ha ricevere le cure per la crescita delle piante, così si susseguono le zappettature che oltre a smuovere il terreno servono a tenere a bada le erbe spontanee. I Nuovi Braccianti ci raccontano del loro errare e dei nuovi problemi che incontrano a Boreano. Sono preoccupati per la chiusura dei casali, quelli che fino all’anno scorso, prima che iniziasse l’azione di respingimento anche dalle campagne del Vulture Alto Bradano, erano rimasti aperti. Quest’anno chi è ritornato nel casale che lo ha ospitato l’anno precedente lo ha trovato murato e per questo ci ha chiesto se era possibile andare nel borgo, nelle case che li ospitava molti anni fa, prima che alcuni di loro venissero presi a fucilate e che le case fossero anch’esse chiuse. È difficile raccontargli che per loro non ci sono alternative neanche quest’anno.

 

Si prosegue verso Gaudiano di Lavello passando dalle campagne di Montemilone dove anche qui alcuni casali ospitano altri Nuovi Braccianti. M. è a Napoli, lui è appena ritornato dal Burkina Faso, in Italia fa troppo freddo d’inverno per loro che inseguono le raccolte. Noi intanto proseguiamo verso Stornara, centro rurale del foggiano in Puglia, tra Cerignola e Orta Nova, situato nel Basso Tavoliere dove l’agricoltura intensiva fa la differenza . Uno dei pochi centri in Italia dove gli immigrati superano in numero i locali, tutti impiegati in agricoltura. Qui aspettiamo D. , nigerino in Italia dal 2009, è un Rifugiato Politico perché nel suo Paese non voleva fare il militare, non vuole andare ad ammazzare nessuno, è di ritorno dal lavoro, ripiantumano i pomodori la dove la prima piantumazione non è riuscita. C’è d’aspettare, così passiamo da un casale non molto lontano dal centro abitata dove l’autunno passato un ragazzo sudanese ci chiamò per denunciare l’aggressione che aveva subito da parte di 5 uomini probabilmente polacchi. Aveva riportato una frattura alla gamba, diverse contusioni e costole incrinate fuori da un bar a pochi metri dalla locale stazione dei carabinieri. Aveva riportato una prognosi di quaranta giorni e dismesso dall’ospedale di Cerignola non riusciva ad avere accesso alle medicine perché non si fidava dei dottori locali. Ci dicono che lui è andato via, forse è a Napoli.

Fermarsi al centro di Stornara ci si rende conto del numero elevato di migranti, non solo quelli provenienti dall’Africa Sub Sahariana ma anche europei. Ecco che D. arriva, ha acquistato una vecchia golf, è sua, e questo vuol dire tanto soprattutto l’essersi svincolato dal caporale, figura odiosa che gli prende anche fino al cinquanta per cento del salario, ci dice: “adesso sono io che decido dove andare a lavorare”. Qui si lavora tutto l’anno e questa continuità è assicurata dalla presenza di ulivi, vigne, campi di carciofi, drupacee, “non è come a Palazzo che si lavora solo quando c’è il pomodoro e per il resto del tempo si sta fermi” . Finalmente si riparte per Borgo Mezzanone, dobbiamo incontrare Padre Arcangelo Mira, o meglio Arcangelo come preferisce farsi chiamare. Arcangelo fedele alla missione del suo ordine:  "Ero straniero e mi avete accolto" (Mt 25,35), l’ordine è quello degli Scalabriniani, è da cinque anni a Borgo Mezzanone tra i Nuovi Braccianti, i Richiedenti Asilo ospiti del CARA (Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo) e il Gran Ghetto di Rignano Garganico con il progetto di accoglienza “Io Ci Sto” che è anche un sito www.iocisto.ue  . Il Borgo di origine Fascista (1943) è parte del comune di Manfredonia anche se il centro più vicino è Foggia, quest’ultimo dista una diecina di chilometri, ed è qui che arriva l’autobus 24-sbarrato solo per i migranti, corsa rapida senza fermate intermedie. Anche qui, tra il Comune e la Chiesa a cornice di una piazza multietnica troviamo la testimonianza di un Italia che cambia nelle facce, nei colori e negli idiomi ma soprattutto nell’esperienza di accoglienza e di incontro, di lavoro e di sfruttamento, di libertà e di detenzione. 

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