Appuntamenti: Venosa 3 dicembre, “Migrazioni Ieri Oggi” Le Strade del Lavoro presentazione del Libro di Michele Colucci

 

 

 

 

Migrazioni Ieri e Oggi

 

“Le Strade del Lavoro”

 

Gervasio Ungolo – Osservatorio Migranti Basilicata

 

   Ringrazio la Fondazione Di Vittorio, la Chiesa Metodista, tutti quelli che hanno ritenuto parlare di migrazioni sia in entrata che in uscita dall’Italia, l’autore del libro Michele Colucci e Luca (Anziani) che ha ritenuto importante che l’Osservatori Migrante Basilicata fosse qui a raccontare l’esperienza ormai quindicinale di assistenza ai Nuovi Braccianti e di denuncia rispetto a tutto quello che succede nelle nostre campagne e in quelle di tutta Italia.

 

Ringrazio per il tema, introdotto dagli scritti di Giusepe Di Vittorio rispetto al tema centrale delle migrazioni. Tema che è appunto il Lavoro. E soprattutto voglio sottolineare come in quindici anni del nostro operare non si è mai parlato di Immigrazione e Lavoro e nello specifico di Nuovi Braccianti:

 

“Li chiamo Nuovi Braccianti perché mai come oggi il lavoro del bracciante ha marcato delle differenze rispetto a quello che conoscevamo fino agli anni ottanta, peggiorato negli aspetti di tutela del bracciante, migrante o meno che esso sia, nel reddito che il bracciante riceve rispetto alla sua prestazione e nel mantenimento dei diritti che i braccianti sono depositari come lavoratori ma anche come uomini. Mai come oggi e in nessuna altra categoria si assiste ad una caduta così verticale dei Diritti Sociali e del Lavoro ma anche di quelli Fondamentali, e mi riferisco il diritto alla Vita, alla Libertà.

 

Dicevo, mai in nessuna altra assise si è potuto coniugare la parola Lavoro con quello delle Migrazioni o meglio con quello che riguardano le migrazioni in entrata, perché sembra ovvio e scontato che quando si parla di Emigrazione ci viene spontaneo associare questa al lavoro.

 

È scontato che si va via dall’Italia e si emigra al’estero perché qui non c’è lavoro, perché al sud i nostri amici, parenti non trovano lavoro o meglio non trovano un “lavoro adeguato” che ne migliori la qualità della vita, che dia prospettive future di crescita e soddisfacimento dei bisogni, un lavoro che lo emancipi dalla società e dalla quale invece deve sempre chiedere assistenza o raccomandarsi per avere l’accesso al reddito o ai servizi.

 

Quando invece si parla di Immigrazione, e quindi di genti che da vari Paesi distribuiti nel mondo approdano sulle nostre coste o varcano il confine geografico del nostro Paese allora vediamo che il nostro immaginario, o meglio la rappresentazione che fa la nostra mente non è più quella di uomini e donne che sono anche loro, al pari dei nostri Emigranti alla ricerca di lavoro ma i nostri recettori fanno un salto culturale diverso associando l’Immigrato a stereotipi preconfezionati da una informazione martellante e distorta tale da associare la figura del migrante al Terrorista se il migrante è di origine Araba o di religione Mussulmana, sporco e diverso se di origine Africana, ladro o “zingaro” se Rumeno, extracomunitario anche quando proveniente da Paese della Comunità Europea delineando quindi la matrice intollerante rispetto all’altro, o ancora peggio in Regolare o Clandestino attribuendo a quest’ultimo tutte le oggettivazioni dette prima più quella della figura specifica del Clandestino quale untore di tutti i mali sociali anche quando si entra in Italia con un regolare permesso e poi si diventa irregolare.

 

I numeri ci dicono che i clandestini sono solo una piccola parte, circa il 14 %, sono questi che varcano la frontiera in modo di nascosto, e che invece sono oltre il 75% quelli che varcano i confini con un permesso di soggiorno regolare. A questa piccola parte di migranti che passano eludendo i controlli delle frontiere sono da escludere i salvataggi che invece il nostro Paese compie in acque internazionali per il quale dovrebbero esserci norme e tutele che dovrebbero regolare appunto i salvataggi fatti e per il quale non dovremmo chiamarli clandestini ma bensì naufraghi.

 

Tutto questo per dire come in questi anni, che sono stati gli anni cruciali per poter affrontare il fenomeno in modo corretto tale da permettere sia anche una maggiore percezione di sicurezza interna al nostro Paese. Vediamo invece che la materia è stata trattata solo da un punto di vista della sicurezza con politiche che ci vedono chiudere verso l’altro che arriva in Italia per motivazioni diverse e che invece poste dentro una centrifuga ideologica xenofoba ha cercato di omogienizzare il tutto: è chiaro che nulla a che fare il migrante che arriva in Europa per cercare lavoro rispetto al profugo che arriva dalla Libia in piena rivolta, anche lui emigrato in quel Paese magari con un posto di lavoro soddisfacente. Nulla a che fare chi viene in Italia per motivi economici o professionali con chi scappa dalle guerre interne ai Paesi di Origine per il quale abbisognano altri tipi di interventi e soccorso.

 

In Italia, invece il tutto è regolato dalla Bossi-Fini, ma il tratto era già presente nella Turco-Napolitano di una legge, un Testo Unico, che basa sostanzialmente la regolamentazione in entrata dei migranti tutto sul Contratto di Lavoro e con questo spostando l’asticella o il confine tra Regolare e Clandestino molto in alto rispetto alla libera circolazione delle persone in una Nazione dove il Lavoro Nero e Precario ha raggiunto rispetto agli anni addietro valori altissimi.

 

È facile immaginarsi che se per essere regolare in Italia devi sommare l’avere un lavoro che ti permette di avere un reddito adeguato per pagarti l’affitto di una casa adeguata alle esigenze di chi la abita allora la condizione di regolarità è un qualcosa di irraggiungibile. Se questo si porta sul settore agricolo dove è difficile avere un contratto regolare di lavoro, quando lo si ha non si dichiarano le giornate realmente lavorate tali da far raggiungere quel tetto di reddito che determina la condizione di autosufficienza, si passa da azienda ad azienda con periodi di non lavoro più o meno lunghi che determina anche la mancanza di un contratto che attesti l’occupazione nel momento del Rinnovo del Permesso di Soggiorno, dove si ha un alto grado di lavoro nero o irregolare allora vediamo come è diffusa la realizzazione di contratti fatti sul pagamento di parcelle da parte del Nuovo Bracciante verso datori di lavoro compiacenti e come questo modo di operare sia altamente diffuso.

 

 Per cui si assiste oggi al fatto che il Nuovo Bracciante è un soggetto spinto verso la Irregolarità pur lavorando e quindi avendo nei principi della Legge (ammesso che siano questi i veri principi a cui si è rivolto il legislatore) la reale sua condizione, diventa irregolare pur riconoscendo il suo aiuto alla nostra agricoltura ed è un soggetto che suo malgrado alimenta il male affare e spesso le mafie quando questa filiera di “rinnovo” dei contratti si organizza.

 

Ed ecco allora come il lavoro di per se fattore di liberazione da una condizione di povertà o di mancata emancipazione soggettiva diventa un fattore che limita la libertà del Nuovo Bracciante, in questo caso, diventa elemento di assoggettamento verso il datore di lavoro o verso il caporale, di restrizione alle libertà fino a renderlo schiavo in un sistema che diventa sempre più spregiudicato.

 

A questo punto non posso non fare un parallelismo tra la condizione che si vive l’Immigrato di oggi con l’Emigrante di ieri ma anche con l’Emigrante di oggi visto che la piaga dell’Emigrazione dal sud non si è mai fermata anche se ha visto omenti di rallentamento.

 

Io stesso sono testimone, ma penso che è la maggioranza in questa sala che ha vissuto direttamente anche se per brevi momenti la condizione di emigrante.

 

È malgrado l’elevato grado di sfruttamento che spesso l’Emigrante ha subito, le visite mediche incensanti prima e dopo aver attraversato la frontiera, il doversi adattare ai lavori più umili, ad essere schermiti nell’animo da parte dei nativi, aver subito discriminazioni anche da parte di gruppi xenofobi non credo si ricordi a memoria dei nostri emigranti di dover vivere condizione più bassa come quella che oggi vivono i Nuovi Braccianti nelle campagne dell’Italia.

 

La paga era bassa ma non scendeva mai oltre quella sindacale e il lavoro a nero lo si prestava solo il sabato e la domenica per arrotondare lo stipendio. L’80% del patrimonio edile nei nostri paesi è dovuto alle riserve dei nostri padri che lavoravano nei paesi del centro e del nord Europa. Le baracche erano piccole e poco accoglienti ma delle regge se confrontate con i ruderi nei quali sono costretti a vivere i Nuovi Braccianti. La nostra paga èra uguale a quella dei nativi che svolgevano le stesse mansioni. Certo era difficile risalire la scala delle mansioni ma molti ci sono riusciti.

 

Questo parallelismo tra gli Immigrati e i nostri Emigranti non vuole stare a significare della grande fortuna che hanno avuto i nostri padri quanto vuole sottolineare come in uno Stato Civile i Diritti sono Universali, uguali tra uomini e donne provenienti da Paesi di origine diversa e con i nativi, che le opportunità sono opportunità per tutti.

 

 

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