da Il Sito di Firenze: Emergenza Africa, a Firenze termina con l’occupazione di Hotel

Emergenza abitativa

Emergenza Africa: a Firenze termina con l’occupazione di Hotel

Elpaso, un epilogo annunciato

Il 28 febbraio è scaduto il programma d’accoglienza, ora il problema passa per intero ai comuni
Mar, 05/03/2013 – 02:08 — Filomena DAmico

Immagine articolo - Il sito d'Italia

Ieri mattina l’ex albergo Elpaso rimasto vuoto ormai da anni è stato occupato da un gruppo di rifugiati provenienti dal Ghana, una ventina di uomini e donne insieme agli esponenti di Movimento di lotta per la casa hanno preso possesso dei locali di via Baracca. La storia però inizia come sempre prima dell’ultimo titolo di giornale e come spesso gli errori e le colpe erano prevedibili sin dall’inizio a volerle saper vedere.

La Libia, l’Egitto, il Nord Africa due anni fa: la fine del suo dittatore e quella primavera che è costata lacrime e sangue; poi la fuga per chi c’è riuscito, l’approdo nelle terre vicine; al di là del mare l’Italia.

Così sull’onta della solidarietà  proprio due anni fa i Comuni hanno avviato un progetto di accoglienza nei confronti delle popolazioni del Nord Africa, il Dipartimento della Protezione Civile insieme alle direzioni della protezione civile regionale, alle Province e ai Comuni hanno predisposto un tavolo per gestire l’accoglienza e spalmare sul territorio nazionale i profughi. Ne arrivarono più o meno 40 mila, accolte in strutture, centri di accoglienza, molto più frequentemente alberghi, “fatiscenti” si dice ora. Già perché ora a distanza di due anni i soldi sono finiti, il problema no e resta tutto in carico al Comune. Il 28 febbraio il programma è scaduto; ad onor del vero di quei 40 mila ne sono rimasti circa 13 mila, molti di loro però non hanno imparato l’italiano e non hanno un lavoro. Ora rischiano di non avere più nemmeno un tetto, di qui il gesto di una domenica mattina di invadere i locali dell’ex albergo. Ora sono in molti, amministratori e operatori sociali di diverse città sparse per lo stivale, a parlare di una gigantesca e costosissima operazione gestita in maniera approssimativa.

“A dire il vero il Comune di Firenze questo problema se l’è posto fin dall’inizio – ha detto l’assessore alle Politiche Sociali Stefania Saccardi –  Tant’è che le persone che noi abbiamo accolto sono ancora nelle strutture o hanno la possibilità di usufruire di progetti di permanenza.

Da qui alla fine di marzo ci proponiamo di attuare un progetto di ‘fuoriuscita ordinata’. Il problema – ribadisce l’assessore Saccardi – è che è mancata una regia razionale da parte prima di tutto dello Stato e in seconda battuta anche di altri soggetti istituzionali. Lo Stato ha finanziato la permanenza delle persone nelle strutture per questo tempo ma non ha previsto percorsi di integrazione o di rimpatrio assistito. Peraltro l’errore principale è stato quello di utilizzare strutture alberghiere, individuate a volte prescindendo da un accordo con i comuni, piuttosto che luoghi individuati dalle amministrazioni locali e gestiti in accordo con loro”.

“Era immaginabile – sottolinea l’assessore – che, una volta terminato il finanziamento statale, le strutture alberghiere avrebbero messo fuori gli ospiti senza preoccuparsi del loro destino. Così come era immaginabile che dai comuni contermini queste persone si sarebbero riversate nelle occupazioni sul Comune di Firenze. Tant’è che l’occupazione avviata ieri è stata eseguita da persone provenienti prevalentemente da altri comuni”.

Il Ministero dell’Interno  ha disposto una buonuscita di 500 euro per ciascuno dei 13 mila che sono ancora nel nostro Paese. Il senno del poi è sempre facile e quasi mai educativo eppure è impossibile non chiedersi se a monte non sarebbe stato possibile  un’accoglienza diversa e più umana e meno umanitaria.

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