La Carovana a Bolzano

La Carovana a Bolzano

7 luglio 2013 

L’appuntamento è alle 14,00 nell’ingresso posteriore della Stazione di Modena. All’uscita una ragazza alta, bruna, spigliata, con l’ attrezzatura da fotoreporter è ferma, mi guarda, la guardo , quasi simultaneamente ci chiediamo: «Sei della carovana?».  «Si». Non finiamo di presentarci che arriva il pulmino, bianco, fresco di lavaggio che si ferma vicino a noi. Carichiamo i bagagli. Si parte. Alla guida Antonio, il capo carovana; a documentare, da adesso in poi, tutto quello che accadrà di importante  o “succoso” Letizia, la grintosa operatrice video. Poi ci sono anche io: eche ci faccio qui? Perché vado? Me lo sono chiesta spesso nei giorni scorsi e mi sono risposta : «Vado per vedere dall’interno e vivere in prima persona questo fermento  che si sta diffondendo e mi incuriosisce vedere  le sue facce diverse dal Nord al Sud». A Trento sale sul pulmino anche Ezio, un giovane che ha partecipato ad altre esperienze simili organizzate da Antonio. Alle 17, con un certo anticipo,  siamo a Bolzano. Ci accoglie  la efficiente ed ospitale Valentina  del Centro per la Pace. Il Cafè Museion dove si svolgerà l’evento all’insegna delle testimonianze e della musica è un edificio ultramoderno. Di fianco, invece una villa antica. Il contrasto è delizioso. Il tutto in una cornice di prati verdi e fiume gorgogliante . Il pubblico in sala è variegato, ci sono molti giovani e famiglie intere.

Luca  del Centro per la Pace del Comune di Bolzano apre con il messaggio augurale della ministra Kyenge e presenta la serata. Mauro Randi, assessore alle Politiche Sociali e ai Giovani del Comune di Bolzano, dà il benvenuto ai carovanieri. Don Flavio Debertol, responsabile della Pastorale dei Migranti della Diocesi di Bolzano Bressanone, ricorda la denuncia della nostra indifferenza lanciata dal Papa Francesco a Lampedusa.

Si alternano testimonianze e musica con un filo conduttore che si delinea fino ad essere esplicitato chiaramente:  noi siamo qui… e di qui. Ed è in quel “ e di qui “ che si snoda tutta la serata E  di qui non possiamo e non vogliamo più andar via, perché star qui diventa la nostra scelta ed esistenza. Paola, Angelica, Teodora raccontano del loro percorso migratorio e parallelamente si snoda il loro percorso di crescita identitaria e di sviluppo sociale. La testimonianza del giornalista Cleophas Adrien Dioma  rievoca i vissuti che accompagnano la partenza dal proprio paese, l’arrivo, la sistemazione, il peregrinare, l’ adattamento, i rapporti con il paese ed i cari lontani, il divenire migrante, il bisogno di appartenere e le nuove relazioni. E di qui siamo perché qui apparteniamo, i ragazzi nati e/o cresciuti qui, i cosiddetti “ seconda generazione”,  lo affermano con fierezza: Giancarlo, Gabriele, Jean, Tofik, Michael («vengo da Agrigento»), Mohamed (« ho chiesto di fare servizio civile»), Sharoon. Il tutto annaffiato dai suoni e dalle voci del gruppo interetnico Arcomai di Merano.

 

Un ballo peruviano  La Marinera Norteña,  conclude la serata; è un ballo di corteggiamento un annusarsi, un avvicinarsi e allontanarsi, uno scegliersi nell’ abbraccio finale. Se ne traggano auspicii. Messaggi e pensieri vengono raccolti in una splendida borsa azzurra e affidata ai carovanieri per testimoniare a Matera che Bolzano c’è. Ritrovarsi attorno ad un tavolo con gli organizzatori,  davanti ad un piatto di canederli e gulasch è il modo più simpatico e universale per un arrivederci.

Franca Capotosto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.