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Osservatorio Migranti Basilicata - siamo tutti clandestini

da Cantinando: Barile -18 AGOSTO- “LÀ-BAS” E IL “PROGETTO BOREANO”

Documentari

Il programma di Cantinando 2013 si arricchisce di una nuova importante sezione: i documentari.
Ogni giorno, prima dei concerti previsti, il palco di Piazza Pasolini si trasformerà in una sala cinematografica all’aperto, ospitando cortometraggi, videoclip e contributi filmati che esplorano tematiche al centro dell’opera ormai decennale dell’Associazione Culturale Sisma, attraverso l’occhio attento della “telecamera di indagine”.
Dalla figura indimenticata e da non dimenticare di Peppino Impastato, fino al problema dello sfruttamento degli immigrati nelle campagne del sud Italia, tra capolarato e razzismo. Un viaggio nelle realtà sociali di cui spesso non si ha notizia ma anche un esperimento artistico con il cinema a fare da apripista per i concerti successivi.
L’arte, attarverso la combinazione felice di sue diverse espressioni, diventa quindi lente di ingrandimento per esplorare gli ingranaggi nascosti di questo nostro mondo sull’orlo di una crisi di nervi.

17 AGOSTO
MUNNIZZA

Il 17 agosto, prima dei concerti di Giovanna Marini e Scettabbann, aprirà le proiezioni in Piazza Pasolini, Munnizza, cortometraggio nato dalla sinergia tra Andrea Satta dei Tetes de Bois,Marta Del Prato e Licio Esposito. Munnizza nasce dalla necessità di salvare dall’oblio il casolare dove venne ucciso nella notte tra l’8 e il 9 maggio Peppino Impastato. L’opera ha fatto da sostegno alla petizione lanciata dagli autori per sostenere Giovanni Impastato, fratello di uno degli eroi della lotta alla mafia, nella sua battaglia per la preservazione di uno luogo simbolo della crudeltà mafiosa.

“Munnizza” è un’opera video, un cortometraggio illustrato in memoria di Peppino Impastato e di sua madre Felicia . E’ una storia vera, nata a Cinisi nel trentesimo anniversario della scomparsa di Impastato, da un testo di Andrea Satta dei Tetes de Bois, i disegni di Marta Dal Prato e la regia di Licio Esposito (Cactus Film Produzioni). “Munnizza” è una mostra itinerante con le illustrazioni dell’artista Marta Dal Prato, le foto dell’archivio di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, del Centro di documentazione Peppino Impastato, la presentazione del cortometraggio e con le tavole del progetto “Cento Parole” che raccoglie messaggi, emozioni, pensieri dedicati a Peppino da scrittori, cantautori, giornalisti, poeti e chiunque voglia ricordare: cento sono le parole, come cento sono i passi che separano la casa di Impastato da quella di Tano Badalamenti.

18 AGOSTO

Il 18 Agosto lo spazio cinematografico di Cantinando sarà occupato dal difficile e mai abbastanza esplorato tema dello sfruttamento dei lavoratori migranti.
Ci concederemo due importanti contributi, denunce filmate di quanto ogni estate accade nelle campagne principalmente del sud Italia.

“LÀ-BAS” E IL “PROGETTO BOREANO”


Il primo documento sarà il videoclip “Là-bas” accompagnato dalla presentazione del progetto di sostegno ai lavoratori stagionali africani di Boreano, ideato e portato avanti da un nutrito numero di protagonisti della lotta al capolarato e allo sfruttamento in quell’angolo di sud tra Puglia e Basilicata: Associazioni Accademia dei Rinascenti, Il dubbio, Osservatorio Migranti Basilicata, Assud, Lo sciopero di Girasole, Rete “Campagne in lotta”

Boreano, un pugno di case e una chiesa, è probabilmente una delle prossime tappe di alcuni dei braccianti africani provenienti dalla Masseria Boncuri di Nardò. Questa distesa di campi nel comune di Venosa (Potenza), racconta le contraddizioni di decenni di storia del Sud Italia. I campi sono dominati dalla Masseria Rapolla, ormai quasi abbandonata. Gli anziani ricordano la “signorina”, proprietaria di migliaia di ettari che negli anni quaranta affrontava, fucile in pugno, le centinaia di braccianti che occupavano i “suoi” terreni. Negli anni settanta alcuni agricoltori di Venosa e dei vicini comuni di Lavello, Palazzo San Gervasio, Melfi cominciarono a coltivare pomodori, sulla spinta di commercianti e industriali conservieri campani. Dai primi anni novanta braccianti, studenti, casalinghe e pensionati locali furono progressivamente sostituiti dagli immigrati nella raccolta del pomodoro. Il villaggio abbandonato di Boreano fu tra i primi siti che questi braccianti – e i loro caporali – scelsero come riparo e base operativa nei mesi della raccolta, tra agosto e ottobre. Fino al 2009, quando il proprietario di un vicino agriturismo li cacciò a fucilate – impunito – e si arrogò il diritto di murare le costruzioni del villaggio. I braccianti burkinabé si spostarono di qualche centinaio di metri, in altri casolari abbandonati, in situazioni sempre più disagiate: senza luce, acqua, riscaldamento e un chilometro di strada sterrata da percorrere.
Braccianti sono pagati a cottimo, tra i 3 e i 4 euro a cassone di 300 chili, e una parte del salario viene trattenuta dal caporale, che talvolta è un amico o un parente.

Una denuncia per immagini ma anche una proposta concreta per minare le basi di un fenomeno di sfruttamento che nel silenzio dei media e dell’opinione pubblica rende un inferno il lavoro nelle campagne. (Clicca per conoscere nel dettaglio la storia del Progetto e le modalità di adesione alla campagna contro lo sfruttamento dei lavoratori migranti)

POMODORO NERO

Realizzato da Rossella Anitori, Antonio Laforgia e Raffaele Petralla (presente a Cantinando anche con un workshop fotografico), per un’inchiesta di Repubblica, “Pomodoro Nero” racconta per immagini le condizioni di vita in uno slum di lavoratori migranti in terra pugliese tra capolarato e sfruttamento.

A pochi chilometri da Foggia, sorge una baraccopoli abitata dall’esercito degli irregolari che lavora per l’industria del pomodoro. Una terra di nessuno dove non arriva elettricità né acqua che in estate arriva ad ospitare oltre 800 persone. A testa bassa i migranti raccolgono pomodori per 10 ore al giorno: un cassone da 500 kg vale tre euro. Non esistono buste paga né diritti. Il business delle braccia africane è affidato ad un sistema piramidale di intermediari che specula sul lavoro dei migranti, tra l’incudine e il martello di una filiera che si regge sul loro sfruttamento e di una legge sull’immigrazione che ne è il presupposto strutturale.

Due documentari che ci raccontano quindi una situazione situata a pochi chilometri da noi eppure così lontana nell’immaginario collettivo.
Il giusto preludio infine al concerto di Sandro Joyeux che proprio allo sfruttamento dei lavoratori nelle campagne ha dedicato il suo ultimo tour “Antischiavitour”, con cui sarà sul palco di Cantinando.

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