da Primo Piano: a San Giuliano, il Governo è pronto. Il villaggio sarà centro di prima accoglienza

Progetto pilota a livello nazionale

Profughi a San Giuliano, il Governo è pronto. Il villaggio sarà centro di prima accoglienza

                         
         Nel 2014 il paese di legno ospiterà persone richiedenti asilo e rifugiati provenienti dai paesi più poveri del mondo oppure in guerra. Nell’ultimo incontro del Comitato parlamentare di settore il sito di San Giuliano è stato indicato come un “hub”, ovvero un centro pilota in cui «trasferire le persone dai luoghi di sbarco. La permanenza non potrà essere superiore a trenta giorni e si potranno svolgere subito tutte le formalità che le riguardano, dall’assistenza sanitaria alla formalizzazione della domanda d’asilo». A breve potrebbero partire i lavori di manutenzione e adeguamento delle duecento casette e delle strutture chiavi in mano. Prudente il sindaco, Luigi Barbieri: «Siamo disponibili, ma a determinate condizioni. Quelle di ridurre il numero dei rifugiati previsto e di accogliere solo famiglie con bambini». Nella proposta avanzata dalle parti si era parlato, in via orientativa, di circa 400 persone. Si guarda inoltre al progetto come opportunità di lavoro e di ripresa economica. E altri 17 paesi molisani hanno offerto la loro disponibilità per accogliere piccoli gruppi nell’ambito della rete nazionale Sprar.                         

 

  di Fabrizio Occhionero

San Giuliano di Puglia. Visto dall’alto ricoperto dalla neve, mentre si scende da Santa Croce di Magliano,  assomiglia a uno dei villaggi che in queste settimane in Trentino si riempiono e si vivacizzano con i luccicanti mercatini di Natale. Ma tra le stradine che portano ancora i nomi dei fiori oggi non passa un’anima, soffia solo il vento in quello che per anni è stato definito come «un insediamento abitativo temporaneo». Visto dal basso, a poca distanza si scorge il Comune di San Giuliano di Puglia dove le famiglie – circa mille persone – sono rientrate e hanno ripreso, per quanto possibile, condizioni di vita normale. Presto, probabilmente nei primi mesi del 2014, il “paese di legno” dovrebbe tornare “in vita”, trasformandosi in un centro di prima accoglienza per ospitare i profughi che scappano dai paesi più poveri del mondo e continuano a sbarcare lungo le nostre coste.   Da sistemazione provvisoria per gli sfollati a centro di accoglienza temporaneo per i rifugiati.
A Roma si continua a discutere del progetto legato al villaggio di San Giuliano per cui sarebbero stati individuati i fondi e anche la destinazione d’uso nell’ambito dello Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Sempre da Roma si aspetta quindi la decisione operativa da parte del Ministero dell’Interno e, per competenza, del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione guidato dal Prefetto, Angela Pria che ha visitato il villaggio a inizio settembre.  In particolare, nella seduta del 19 novembre scorso del Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione è emerso un dato importante. E cioè che San Giuliano figura in prima linea tra le intenzioni del Governo. Come riportato sul sito della Camera dei deputati, lo stesso Prefetto Pria nel corso del suo intervento ha spiegato: «Stiamo cercando di uniformare ancora di più il sistema dell’accoglienza attraverso la realizzazione di strutture, che abbiamo chiamato hub, una per ogni regione, in cui trasferire le persone dai luoghi di sbarco. La permanenza non può essere ivi superiore a trenta giorni e si possono svolgere subito tutte le formalità che le riguardano, dall’assistenza sanitaria alla formalizzazione della domanda d’asilo, senza fare incardinare la competenza presso quel territorio e poi trasferirli.   Questa prima sperimentazione – ha spiegato la responsabile del Dipartimento – partirà a San Giuliano di Puglia utilizzando un villaggio temporaneo a suo tempo costruito dalla Protezione civile, una bella struttura realizzata con soldi pubblici. Il Comune, dove ci siamo recati più volte, incontrando gli esponenti regionali e le autorità locali, ha offerto la sua disponibilità.  Ci chiedono, a fronte della realizzazione di un hub, attività aggiuntive che porteremo poi all’attenzione degli altri ministeri. Non è, infatti, coinvolto solo il Ministero dell’interno. Questo sarà la nostra prima sperimentazione, con una permanenza di un mese e il trasferimento nei posti Sprar di cui disporremo dal prossimo anno».
In pratica, leggendo questo intervento sembra proprio che non ci sarebbero più dubbi sulle intenzioni del Governo. Resta però da capire quale saranno il ruolo e la funzione degli enti locali – Comune, Provincia, Regione, rete delle associazioni – e quelle che saranno le richieste «aggiuntive» da sottoporre all’attenzione dei Ministeri.   Non a caso il sindaco di San Giuliano di Puglia, Luigi Barbieri, non ha mai nascosto la disponibilità del Comune ma lo ha fatto sempre a determinate condizioni in un’ottica di solidarietà ricevuta dopo il terremoto e di spirito di accoglienza. Anche la piccola comunità non ha sollevato, in buona sostanza, le barricate ma, ovviamente, questa possibilità – si è detto – non dovrà in nessun modo stravolgere le abitudini e i ritmi che la popolazione ha ripreso tra mille problemi.   «Innanzitutto – ha spiegato Barbieri – abbiamo chiesto di ridurre il numero dei profughi che potrebbero arrivare a San Giuliano di Puglia e anche una tipologia di accoglienza dedicata solo a famiglie con bambini».    A livello di “capienza” si era parlato di quasi mille persone ma – come proposto dalla Caritas di Termoli e dalle altre parti «il numero dei profughi si attesterà in via orientativa sulle 400 unità».  Inoltre, ci sono tanti altri fattori legati a risvolti di tipo economico e occupazionale. Dal centro di accoglienza, infatti, potrebbero nascere varie opportunità di lavoro; dai servizi come una mensa o le attività di pulizia ad attività specializzate che richiedono professionisti come psicologi e personale altamente qualificato in questo settore.
Basta fare un “salto” al villaggio per capire il perché dell’orientamento del Governo. Oltre alle casette, circa duecento, ci sono numerose strutture e ambienti comuni da fare invidia anche a una cittadina: la mensa (donata dal Vaticano), una grande scuola polifunzionale, un campo di calcio in erbetta sintetica, un campetto, una farmacia, un ambulatorio, una chiesa, due centri allora dedicati ai negozi e alle altre attività commerciali, capannoni, rimesse per i mezzi, un eliporto e tanti altri spazi.

Un paese – in sostanza – chiavi in mano dove sono necessari, in ogni caso, gli interventi di manutenzione come verificato e richiesto anche dai Vigili del Fuoco.   Tutto, da quanto si dice, potrebbe partire nella prima parte del prossimo anno. Lavori e adeguamenti vari. Poi, il “rodaggio” con le prime famiglia di rifugiati in arrivo.    In questo modo si metterà in piedi un intervento molto importante che verrà articolato rispettando tutti gli standard e le normative di sicurezza previsti. Aspetto evidenziato nell’ambito del Tavolo di coordinamento centrale, istituito lo scorso luglio: «Il Ministero degli Interni dovrà consolidare la presenza di uomini, strutture e mezzi, sul territorio a salvaguardia delle popolazioni locali, e dovrà sostenere progetti di integrazione sociale mirate che agevoleranno le attività di inclusione ed orientamento dei comuni e delle istituzioni regionali». La Regione Molise con l’assessore Michele Petraroia, che ha partecipato anche a tavoli nazionali, segue da vicino la questione in un’ottica di rete di accoglienza e solidarietà tra i Comuni. Quindici centri della Provincia di Campobasso e due della Provincia di Isernia hanno infatti  risposto al bando del Ministero degli Interni e si sono candidati per accogliere 283 profughi e rifugiati politici sul proprio territorio. Obiettivo, come spiegato più volte da Petraroia, quello «di definire un percorso condiviso sulle politiche di inclusione che sappiano unire il progetto ministeriale del Centro di Prima Accoglienza di San Giuliano di Puglia con i diciassette comuni del Molise che hanno avanzato la propria candidatura al bando Sprar».   Si tratta dei Comuni di Portocannone, Guglionesi, Montecilfone, Sant’Elia a Pianisi, Campobasso, Ferrazzano, Pietracatella, Jelsi, Sepino, Macchia Valfortore, Termoli, Ururi, Larino, Casacalenda, Riccia, Agnone e Sant’Agapito.   Se per i paesi il numero dei rifugiati sarà relativamente “piccolo” bisognerà capire come una microrealtà come San Giuliano di Puglia risponderà a un centro di tale portata. Nelle prossime settimane la macchina operativa potrebbe mettersi in moto e, per una volta, si potrebbe cogliere l’occasione per adeguare anche la viabilità del territorio, a partire dalla galleria mai completata. Per non far vivere pure ai profughi più che un viaggio della speranza verso il centro di accoglienza, l’agonia di un percorso a ostacoli prima di arrivare a destinazione, consumare un pasto caldo e assaporare i valori dell’accoglienza e della solidarietà.

(Pubblicato il 30/11/2013)

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