18 dicembre 2013 – Altro che forconi: diritti per tutti

di Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa

18 dicembre 2013 – Altro che forconi: diritti per tutti

Giornata di mobilitazione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati

Sulle proteste di questi giorni si è già detto troppo.
Una cosa è certa: qualsiasi sia l’idea che ognuno si è fatto su ciò che sta accadendo non è il momento di stare a guardare.

Alcune cose sembrano piuttosto chiare, addirittura banali da ripetere.
Chi anima i presidi è stretto nella morsa della crisi, esprime rabbia nei confronti della democrazia rappresentativa, non è per forza un militante di uno dei tanti gruppetti xenofobi che pure abbiamo visto egemonizzare molte tra le iniziative nate in questi giorni, ma più spesso un giovane disoccupato o un artigiano.
Ciò che invece risulta poco chiaro, anzi assai fumoso ed oscuro, è dove ci vuole portare tutto questo. Scusate se è poco.

Perché se è vero che non si tratta di una chiamata alle armi dei nostalgici del ventennio, è vero anche che il messaggio che da più parti viene evocato da questa vicenda è a dir poco reazionario. Come l’idea che alla crisi non ci sia altra risposta se non l’egoismo e che il diritto a ribellarsi sia esclusiva di un acclamato “popolo italiano” finalmente cosciente. I blocchi alla frontiera di Ventimiglia ci parlano proprio di questo. della volontà di riaffermare un luogo dell’identità nazionale, invece di cercare di vincere la sfida dei diritti nello spazio europeo.
Se non bastasse, a chiarire il messaggio ci hanno pensato le immagini della fastidiosa cortesia dimostrata più volte in questi giorni dalle forze dell’ordine, che stridono inequivocabilmente con le cariche violente contro gli studenti della Sapienza di Roma.

Certo il contesto in cui stanno sviluppando le proteste di questi giorni è quantomeno contraddittorio. A farla da padrone sembrano però parole lontane dal linguaggio del cambiamento, con poco spazio per istanze di redistribuzione della ricchezza e nuovi diritti di cittadinanza. Un discorso dominato dal livore di chi ha perso ciò che prima pensava essere legittimo, di chi pensa che in fondo prima andasse tutto bene, compreso lo sfruttamento dei migranti, dei precari usa e getta, fino a quando tutto questo permetteva di gestire ricchezze. Anche il continuo richiamo al ceto medio, alle partite IVA, ai lavoratori autonomi, non può che risultare una cantilena, svuotato da un’idea di trasformazione radicale dei rapporti sociali, economici, culturali.
Per dirla con le parole più usate dal popolino e da uno degli organizzatori dei forconi, sembra che le piazze siano dominate dal fastidioso ritornello del “vogliamo la sovranità dell’Italia, oggi schiava dei banchieri ebrei”, oppure, “gli italiani devono dormire in macchina mentre agli immigrati che arrivano con il barcone danno la casa e mile euro…”

Per questo ciò che sta accadendo non ci appartiene. Perché sappiamo che non ci si sporca le mani fino in fondo se non ci si confronta con la fatica e la gioia di costruire un’ alternativa di vita, di lottare per qualcosa di degno, di condividere un sogno, di rendere collettivo il modo per realizzarlo.

Ripartiamo allora dalla piazza, luogo occupato in questi giorni da un messaggio che parla di rabbia senza che questa risulti degna.
Possiamo farlo insieme già dalla prossima settimana, con le mobilitazioni del 17 e 18 dicembre, quando in moltissime città italiane, europee ed in ogni angolo di questo pianeta, migranti, rifugiati, cittadini con centinaia di passaporti diversi, daranno vita a migliaia di iniziative contro la precarietà della vita, contro l’ingiustizia sociale, per la chiusura e la non riapertura dei CIE in cui milioni di persone colpite dalla crisi vengono internate, contro le frontiere che uccidono e che dividono, per il diritto all’abitare e la mobilità europea, contro lo sfruttamento nel lavoro ed il razzismo.
Dalla Grecia alla Germania, dalla Spagna all’Italia, dall’Europa all’Asia, dalle Americhe all’Africa. Verso la Carta di Lampedusa

Perché non esiste un piccolo tesoro da difendere o un modello di sviluppo da ripristinare.
Ma invece un mondo di diritti da conquistare. Insieme

- Globalmigrantsaction.org - A Bologna contro il CIE - Mobilitazione a Roma - L’iniziativa di Mineo

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