Cos’è “Fuori dal Ghetto”

Cos’è “Fuori dal Ghetto”

 

Nell’estate del 2013, nella chiesa abbandonata del villaggio di Boreano, alcuni giovani di Venosa, insieme a volontari venuti da tutta Italia e all’Osservatorio Migranti Basilicata (Palazzo San Gervasio), hanno dato vita a una scuola d’italiano per i lavoratori migranti stagionali che abitano, come ogni estate, nei casolari delle campagne circostanti nel periodo della raccolta del pomodoro.

La scuola di italiano è durata da metà agosto a fine settembre, si è svolta ogni pomeriggio ed era organizzata in tre livelli – base, intermedio e avanzato. Vi hanno partecipato in media una settantina di lavoratori migranti: un piccolo numero rispetto al totale dei lavoratori stagionali presenti a Boreano nel periodo della raccolta del pomodoro (tra 500 e 1000 persone). L’associazione culturale di Lavello “La buona creanza” ha dato vita a un laboratorio teatrale all’interno della scuola.

 

Abbiamo deciso di chiamare quest’esperienza “Fuori dal ghetto”, esprimendo così l’idea principale del progetto: provare ad uscire ciascuno dal proprio ghetto, i cittadini di Venosa, Palazzo e Lavello dalla città, i lavoratori migranti dalle campagne, incontrandoci e conoscendoci attraverso la pratica quotidiana della scuola di italiano.

 

Tutto ciò ha permesso di instaurare dei rapporti di fiducia e amicizia sinceri, avviando così anche un supporto legale e medico di base. Questo percorso comune ha portato, alla fine della scuola, ad avere un incontro con il prefetto di Potenza, a cui gli stessi lavoratori hanno raccontato le loro condizioni lavorative e abitative, avanzando delle specifiche richieste di intervento, anche a partire dalla constatazione che, negli anni scorsi, l’intervento delle istituzioni è stato del tutto insufficiente ad affrontare tale fenomeno.

 

Il presente mercatino solidale e l’aiuto che voi vorrete darci serviranno a finanziare la scuola di italiano e altre iniziative per l’anno 2014 (ad esempio, l’acquisto di penne, quaderni, libri, medicinali di base, materiali per il sostegno legale, etc.).

 

Se poi non volete limitarvi a dare un contributo economico, vi invitiamo anche a prendere parte a questo percorso, per lavorare attivamente insieme a queste ed altre iniziative per promuovere una comunità più coesa e solidale! Grazie!

 

Di seguito, la testimonianza e l’appello di alcuni lavoratori migranti alla cittadinanza di Venosa e agli imprenditori agricoli della zona:

 

“Siamo un gruppo di lavoratori africani della zona. Lavoriamo in agricoltura per la maggior parte del tempo attraverso il caporale. Vogliamo spiegare ai datori di lavoro cosa è un caporale. Il caporale è l’intermediario tra i datori di lavoro italiani e gli operai. Con questa mediazione i caporali sfruttano il lavoro degli operai prendendo 5 euro a persona per ogni spostamento dai vari casolari ai campi di lavoro. In più tolgono al salario dei lavoratori dai 50 centesimi a 1 euro per ogni ora di lavoro. Per la raccolta del pomodoro invece prendono dai 50 centesimi a 1,50 euro per ogni cassone raccolto per operaio. Per mettere fine a questo meccanismo di sfruttamento, indegno di un paese civile, invitiamo i datori di lavoro a interrompere questa pratica. La nostra proposta è di avere un rapporto lavorativo diretto con i datori di lavoro, senza bisogno della mediazione del caporale. Migliorando la qualità delle nostre condizioni di lavoro, si migliora pure la qualità stessa del nostro lavoro!

Vorremmo che questo volantino fosse il modo per avere un rapporto diretto con i datori di lavoro”.

 

Gruppo “Fuori dal Ghetto” – Scuola di italiano di Boreano

Osservatorio Migranti Basilicata

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