Piano Casa: a rischio i diritti di cittadinanza dei rifugiati più vulnerabili

Piano Casa: a rischio i diritti di cittadinanza dei rifugiati più vulnerabili

 

La mancata iscrizione anagrafica per coloro che occupino abusivamente un immobile, oltre a tradursi nella difficoltà per le Istituzioni a monitorare le reali presenze sul proprio territorio, priva il cittadino dei suoi più elementari diritti sociali, a partire dall’iscrizione al SSN.
 Il caso Firenze.

È di recente approvazione in sede parlamentare la normativa denominata Piano Casa 2014, un provvedimento che ha come obiettivo principale quello di riordinare le problematiche riguardanti gli alloggi sociali e le cosiddette case popolari. Vi è però una norma, al suo interno, destinata ad incidere pesantemente sulla garanzia dei diritti fondamentali e del diritto alla salute in particolare per le persone che vivono in condizioni di marginalità abitativa. Si tratta dell’art.5 del Decreto, che nega la possibilità di iscrizione anagrafica per tutti coloro che occupino abusivamente un immobile.

La misura adottata istituzionalizza e generalizza una pratica, più volte denunciata da Medici per i Diritti Umani (MEDU) e da altre organizzazioni del terzo settore, da tempo messa in atto dal Comune di Firenze (vedi il rapporto Medu 2013 “Rifugiati a Firenze”). Da alcuni anni, infatti, l’amministrazione fiorentina rifiuta sistematicamente l’iscrizione anagrafica per le persone dimoranti all’interno di stabili occupati, negando loro anche la possibilità, precedentemente adottata dalla stessa amministrazione ed attualmente in uso in molti e anche importanti Comuni italiani (vedi Torino, Milano e Roma), di poter indicare una via fittizia, con nome di fantasia, che consenta un effettivo aggancio sul territorio.

MEDU stima la presenza di circa 250 rifugiati che vivono in stabili occupati nel capoluogo toscano: donne, uomini e minori in fuga da conflitti interni o internazionali e persecuzioni personali che nel 92% dei casi, come dimostrano i dati MEDU degli ultimi sei mesi, giungono a Firenze dopo un breve periodo di permanenza all’interno dei Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) oppure a seguito dell’inserimento in progetti più strutturati dello SPRAR o di altri Centri ministeriali presenti sul territorio nazionale.

Dei 170 rifugiati assistiti dall’unità mobile nello stesso periodo all’interno degli stabili dell’ex ARPAT in via S.Slataper e dei magazzini dell’ex ospedale Meyer in via L.Giordano, circa il 50% non risulta iscritto al Servizio sanitario regionale e il 74,4% risulta privo di residenza, mentre solamente il 17.9% è in possesso di iscrizione anagrafica a Firenze grazie al sostegno di parenti o amici.

Di fatto la mancata iscrizione anagrafica, oltre a tradursi nella difficoltà per le Istituzioni a monitorare le reali presenze sul proprio territorio anche in una prospettiva di salute pubblica, priva il cittadino dei suoi più elementari diritti sociali, a partire dall’iscrizione ai Sistemi Sanitari Regionali e quindi dall’attribuzione di un medico di medicina generale. Se in sede di prima iscrizione la Regione Toscana consente una autodichiarazione di residenza abituale, il blocco amministrativo al rinnovo della tessera sanitaria regionale arriva al momento della scadenza del permesso di soggiorno oppure una volta trascorso un anno dalla prima iscrizione. Per la persona non iscritta al SSR va da sé il ricorso sistematico, in presenza della patologia acuta, al Pronto Soccorso ospedaliero, con il conseguente maggiore dispendio di risorse da parte del SSR che ben conosciamo.

Particolarmente critica risulta in ogni caso tra i rifugiati la situazione dei soggetti rientranti nelle categorie definite vulnerabili, cioè genitori soli con figli minori a carico, persone affette da handicap fisici dovuti a traumi subiti nel paese di origine o durante il viaggio per le quali risulta necessario un intervento fisioterapico, persone affette da patologie croniche gravi o disturbi di salute mentale incompatibili con una condizione di isolamento e precarietà. Per questi soggetti il fatto di non essere formalmente riconosciuti come presenti sul territorio porta all’impossibilita’di una opportuna presa in carico socio-sanitaria.

Attenzione a non confondere il piano relativo alla tutela del diritto alla proprietà, insomma, con la negazione del diritto fondamentale alla salute che può essere garantito solamente consentendo l’iscrizione anagrafica, un provvedimento che dovrebbe essere conseguente alla semplice constatazione di una presenza verificabile sul territorio. Le persone che vivono all’interno di stabili occupati, siano esse italiane o straniere, subiscono una condizione di marginalità ed esclusione causata spesso dalla crisi economica in atto, situazioni di fragilità che necessitano di per sé di una particolare attenzione. In sintonia con quanto denunciato dalla stessa Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), MEDU chiede dunque che venga comunque garantita la possibilità di iscrizione anagrafica per tutte le persone che si trovano a dover vivere all’interno di edifici illegalmente occupati, augurandosi che questa possa diventare una battaglia comune a tutti i soggetti che fanno della piena affermazione del diritto alla salute il loro principale obiettivo.

Marco Zanchetta, MEDU (Medici per i Diritti Umani), Firenze.

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