UN’ACCOGLIENZA ISOLATA – SAVIGLIANO

COO.BRA

Coordinamento Bracciantile saluzzese
08.22.2014

UN’ACCOGLIENZA ISOLATA – SAVIGLIANO

Era fine Giugno quando Forza Nuova usciva da sottoterra per appendere sulla statale di Savigliano uno striscione contro gli immigrati del campo di “accoglienza” della Caritas di Savigliano. Il sindaco Claudio Cussa, eletto nelle file del pd, aveva definito “luogo idoneo” il campo Caritas allestito per ricevere i migranti. Se per luogo idoneo si intende un’area al ridosso del fiume Mellea, nella zona industriale di Savigliano, allora vorremmo farci “campeggiare”, perchè è questo il termine che viene usato dalla Caritas e dai suoi volontari, dal Sindaco e dalla giunta comunale per una ventina di giorni.

 

Il campo Caritas è composto da tre tende della Protezione Civile e una tenda della Croce Rossa, cinque bagni di plastica della ditta Sebach, una doccia autocostruita ed un container dove i ragazzi possono cucinare, con 4 fuochi ed un fuoco da campeggio a bombola. Dobbiamo dire che questo campo ha tutta l’aria di essere un’area (male) attrezzata per fare campeggio e godersi le rive del fiume Mellea – tralasciando il fatto che l’area è stata bonificata da poco – ma forse qualcuno dimentica, in primis il Sindaco, che i ragazzi sono a Savigliano per lavorare, non per fare una vacanza.

Quindici sono i migranti che alloggiano nel campo, di nazionalità diverse, molti non parlano italiano; al nostro arrivo alcuni ragazzi hanno un libro di grammatica italiana e ci chiedono se ci sia la possibilità di fare un corso: insieme a loro abbiamo deciso di avviarlo nel mese di settembre. Molti di loro arrivano da Lecco, sono del Burkina Faso, raccontano di come sia impossibile vivere in Lombardia per un ragazzo con la pelle nera. Non sono sbarcati a Lampedusa, ma sono arrivati in aereo per cercare una speranza lavorativa nel nostro paese. Ci parlano delle condizioni difficili che il Burkina vive da quando il presidente Thomas Sankara (il Che Guevara d’Africa) fu ucciso nel lontano 1987 dai soliti complotti americani e francesi.

 

Nessuno nel campo è riuscito a trovare lavoro, tranne uno, che per una settimana si è sposato tutti i giorni in biclicletta fino a Dronero, per sostituire un lavoratore in mutua. Il momento per l’industria ortofrutticola saluzzese non è dei migliori. Chi si trova a vivere a Savigliano, piuttosto che nei campi di Saluzzo, Verzuolo, Manta, Lagnasco… parla di fratellanza, di rivoluzione, critica la gestione dell’accoglienza da parte dei Comuni, della Caritas, della Papa Giovanni e della Coldiretti – quest’ultima la sistemazione in container la fa pure pagare ai lavoratori.

Vogliono una casa, chi è disoccupato sa benissimo che senza lavoro nessuno gli darà mai una casa e sarebbero disposti a qualsiasi alternativa dignitosa per questi mesi di ricerca lavorativa.

Fanno un’analisi sul perchè tutti i campi del saluzzese e dintorni sono lontani dai centri abitati: per tenerli isolati, per non farli vedere alla popolazione, tanti piccoli ghetti per far “campeggiare” i poveri Africani che cercano lavoro. Le istituzioni sanno benissimo che tenendoli a chilometri di distanza, per di più separati in piccoli gruppi, si sentiranno isolati e non avranno le forze per ribellarsi a questa gestione, ma i ragazzi sono determinati, la loro coscienza politica è altissima. Ci parlano di comunità, di come tutti gli Africani si dovrebbero unire insieme agli Italiani per distruggere questo sistema di accoglienza e questo sistema di sfruttamento lavorativo. Una rivoluzione meticcia.

Le istituzioni e i datori di lavoro sanno benissimo che i lavoratori provenienti dall’Africa non potranno mai ribellarsi a questa situazione di sfruttamento, lavorare per loro serve anche per rinnovare il permesso di soggiorno, uno schiavismo psicologico oltre che materiale. Quindi ci troviamo in questa situazione: sfruttati, campeggiati e psicologiacamente sempre sotto ricatto, ma con una voglia di riscatto e ribellione che sta per esplodere.

Scopriamo poi che a Savigliano, così come a Saluzzo e nei dintorni, la Papa Giovanni gestisce l’accoglienza per i rifugiati che sono stati letteralmente sparpagliati dal Ministero dell’Interno su tutto il territorio nazionale, a partire dal marzo 2014. Più di 1000 in Piemonte, circa 12 nei dintorni di Saluzzo. A Savigliano sono quattro: entreremo in contatto con loro per conoscere le condizioni in cui vivono in questo ricco angolo del Piemonte, per creare momenti di socialità e conoscenza reciproca che rompano l’isolamento, per confrontarci sui progetti per il futuro, memori della vergogna accaduta con la fine della cd. “Emergenza Nordafrica”. I nervi di migranti e rifugiati stanno saltando, si stanno organizzando, a noi non rimane che informare, diffondere e lottare insieme a loro per una vita più dignitosa e contro il business dell’accoglienza.

 Per un’ Europa senza frontiere e meticcia.
 INFORMATI- COMUNICA- LOTTA!

 

Alcuni lavoratori, disoccupati e solidali del coordinamento bracciantile

 

Savigliano, 22 agosto 2014

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