Pressioni sull’ALSIA per Abbattere i Casolari della Riforma Agraria

Pressioni sull’ALSIA per Abbattere i Casolari della Riforma Agrariaasio

Gervasio Ungolo -omb- 30 ott 2014

ieri (29 0tt.) è stato presentato a Potenza, Sala B del Consiglio Regionale il Rapporto UNAR 2014 nel quale si è discusso delle esperienze e i parallelismi tra i fenomeni delle immigrazioni e quelli delle emigrazioni. Molti i dati che fotografano come la regione Basilicata stia cambiando  nella popolazione: dal 2011 le presenze degli immigrati sono quintuplicate passando da poche migliaia a diciottomila e ciò nonostante il trend di spopolamento regionale sia in salita. Questi dati ufficiali però sembrano non  siano rispettosi della realtà e che il numero degli immigrati  è fortemente sottostimato tanto che probabilmente sono ventimila gli immigrati che lavorano solo nella cura delle persone anziane e che si arriva ad una presenza molto vicina alle quarantamila unità in tutta la Basilicata. Poco edificante è comunque l’indice di integrazione attribuito alla nostra regione che resta fanalino di coda dell’Italia.  A questi numeri sono da aggiungere i circa mille richiedenti asilo o soggiornanti per motivi di protezione internazionale che sono interni ai vari progetti di accoglienza di cui lo SPRAR e  gli ultimi arrivati di Mare Nostrum. Da qui evidentemente la necessità di costruire degli hub di accoglienza regionali così come consigliato dal Piano Annuale di Accoglienza in sede di conferenza Stato-Regioni in modo che si possa smistare in poco tempo gli arrivi. Con le “ossa rotte ” ne escono fuori i Sindaci dell’area Vulture Alto Bradano in relazione al piano di accoglienza messo in atto  dal Presidente in Capo alla Task Force e più in generale i territori di queste comunità ai quali ancora una volta si sono addossate tutte le negatività e le criticità di un sistema di ospitalità dei braccianti pianificato a monte. Dai prezzi di locazione troppo alti chiesti dai privati per i locali che in qualche modo dovevano ospitar i lavoratori, ai tempi lunghi richiesti per l’apertura dei centri di accoglienza, ai contributi esosi chiesti dalle associazioni per la fruizione dei servizi che pare travalichino la loro missione di essere solo dei volontari, ai costi troppo alti per il trasporto nei campi, finanche alle “fandonie” dette nei giorni durante la raccolta di pomodori sulla chiusura di questi centri a chiunque tutto questo contrapposto, per così dire ad un modello “potentino” di accoglienza che vede i profughi di Mare Nostrum “abitare nelle case e potersi cucinare da soli”. I dati forniti in questa sede dal Pietro Simonetti, sono di 950 braccianti iscritti alle Liste di Prenotazione rispetto alle circa 500 assunzioni fatte l’anno scorso… All’OMB, in una intervista fatta questa estate invece il Centro dell’Impiego di Lavello ci ha parlati di 1550 assunzioni fatte nel 2013 . Diverso rispetto a quello che abbiamo registrato come omb anche il dato medio delle giornate fornite di quest’anno dove si parla di una quindicina di giornate di ingaggio mensile nella stagione 2014 a fronte di due o tre del 2013. Anche i dati che mettono a confronto il modello Basilicata della Task Force rispetto a quello della Puglia sembrano non confacenti a quello che realmente è successo. La Regione Puglia sembra aver investito dai quattro ai cinque milioni di euro per la costruzione di tre tendopoli che ha visto ospitare pochissimi braccianti. A noi risulta invece che la Regione Puglia, resasi immediatamente conta dell’impossibilità a svuotare il ghetto di Rignano Garganico abbia istituita una sola tendopoli è congelato il forte investimento destinato all’accoglienza.  Senza mezzi termini invece la strategia, non attuata in pieno per la stagione corrente, che riguarda lo sgombero e la demolizione dei casali di Boreano, quest’ultima se non si attua la loro messa in sicurezza da parte dei privati e da parte della’ALSIA. Immediata è stata invece la decisione alle richieste fatte dai braccianti di continuare a mantenere aperto il centro di accoglienza di Venosa perchè ormai quello di Palazzo San Gervasio è stato chiuso da giorni mostrando come solo una semplice telefonata fatta al Sindaco di Venosa ha capovolto la decisione dell’amministrazione comunale di pochi giorni fa di chiuder invece il campo… Il campo quindi rimarrà aperto fino a quando non si troveranno soluzioni abitative adeguate per chi vuole rimanere nei nostri comuni.

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