COMUNUNICATO STAMPA CENTRO SOCIALE EX CANAPIFICIO: Condanna a 4 anni di Reclusione per Sfruttamento Lavorativo

COMUNUNICATO STAMPA CENTRO SOCIALE EX CANAPIFICIO

Pm: dott Caputo
Giudice: 2* collegio “A”, presidente Stravino .

Si è concluso con una condanna a quattro anni di reclusione e 500 euro di multa giovedì 29/01/2015 presso la seconda sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il processo penale a carico di Vittorio Leone proprietario insieme al padre di un’azienda di saldatura di San Marco Evangelista, imputato di estorsione e danneggiamento ai danni del lavoratore immigrato Adjei Alex, difeso dall’avvocato Francesco Pugliatti. Vittorio Leone è stato condannato anche al riusarcimento danni nei confronti della vittima e del centro sociale Ex Canapificio, che tramite l’avvocato Luciano Santoianni e l’avvocato Francesco Vicino, vista la grave discriminazione subita da Alex, vittima di sfruttamento lavorativo, in quanto punto da sempre si batte per i diritti dei migranti e contro lo sfruttamento lavorativo, era stato riconosciuto parte civile al processo.
Un caso di sfruttamento, l’ennesimo, di cui sono vittima quasi quotidianamente gli immigrati e i rifugiati che vivono nel nostro paese e per il quale il Pubblico Ministero aveva chiesto 4 anni e 2000euro di multa, oltre al risarcimento dei danni.
Durante l’udienza l’avvocato della parte accusata aveva cercato in ogni modo di sminuire l’accaduto e infangare la vittima di sfruttamento e l’associazione parte civile, accusata di aver inventato tutto, mettendo in scena la tipica storia dell’ immigrato sfruttato per impietosire il Pm.

Nell’aprile 2011 Alex, immigrato di origini ghanesi, lavorava come operaio saldatore, senza un regolare contratto, come molti immigrati, in un’azienda di saldatura dal febbraio dello stesso anno. Alex aveva denunciato, tramite il centro sociale Ex Canapificio, di essere stato costretto ad accettare un lavoro ‘a nero’, nonostante fosse in possesso di un regolare permesso di soggiorno per motivi umanitari, con un salario giornaliero pattuito di 20 euro per 10 ore al giorno, dalle 8 alle 18 e di essere stato licenziato senza motivazioni e il dovuto preavviso e soprattutto minacciato quando aveva chiesto che gli fosse corrisposto il salario pattuito. I datori di lavori gli avevano infatti pagato solo parte del salario, a titolo di acconto, pari a 400 euro rispetto ai 980 che l’azienda avrebbe dovuto pagargli per 48 giorni di lavoro effettuati. Oltre a rifiutarsi di pagare il figlio del proprietario V., si scagliava con la sua auto contro la bicicletta di Alex, parcheggiata nel cortile dell’abitazione schiacciandola, e accostando l’auto al fianco del migrante, attraverso il finestrino gli urlava: “Ricordi cosa è successo ai tuoi fratelli a Castel Volturno? Se non vuoi fare la stessa fine, non tornare più a chiedere i soldi.” Dopo aver sporto invano denuncia, diverse volte, ai carabinieri della stazione di San Nicola la Strada, Alex decideva di parlare con Imma D’Amico, operatrice dell’associazione “Comitato per il Centro Sociale” dell’Ex Canapificio e coordinatrice del progetto di accoglienza per rifugiati SPRAR di Caserta, presso il quale Alex era stato accolto nel 2008.

“Una giornata storica – ha commentato l’avvocato del centro sociale Ex Canapificio Francesco Vicino. Purtroppo i casi di condanna per sfruttamento lavorativo nel nostro paese sono ancora troppo pochi. Situazioni  simili in cui le vittime, nonostante pretese legittime, vengano minacciate e aggredire,  oltre a lavorare in condizioni vergognose sono all’ordine del giorno. Questo perché si continuano a considerare gli immigrati carne da macello, senza diritti e che si ha il potere di sfruttare perché spesso prive di difesa”.
Avere il coraggio di denunciare e veder partire delle indagini da parte della magistratura sulle violenze commesse da datori di lavoro ai danni dei cittadini stranieri, anche in possesso di regolare permesso di soggiorno, e che il meccanismo di tutela, seppur fragile, previsto dalla disciplina dell’immigrazione, venga azionato per delle vittime di sfruttamento lavorativo, fino a qualche anno fa era impensabile. Grazie all’impegno delle associazioni che lavorano sul territorio, e in particolare al Centro Sociale Ex Canapificio di Caserta in rete con il C.I.R. (consiglio Italiano per i Rifugiati) e la Caritas, che da anni si battono per la tutela dei diritti dei migranti, denunciare ed uscire dal tunnel dello sfruttamento sta diventano una realtà. Ma la strada è ancora lunga. Non tutte le vittime trovano il coraggio di denunciare, e non sempre si riescono a dare risposte e pene certe a chi decide di farlo. Lo sfruttamento lavorativo dei migranti, con e senza permesso di soggiorno, è un fenomeno strutturale. L’introduzione, seppur tardiva, del dl 109/2012, che recepisce la direttiva europea 52/2009 sullo sfruttamento dei migranti irregolari, ha alimentato la speranza di arrivare ad offrire delle tutele per gli stranieri irregolari che denuncino, ma in sede applicativa la normativa si sta rivelando di fatto inapplicata. Ciò è dovuto sia al recepimento restrittivo della normativa europea, sia al fatto che ancora oggi quando gli ispettori del lavoro, o le forze dell’ordine sono contattati o incontrano durante le ispezioni i lavoratori irregolari, badano ad accertare solo la regolarità o meno del lavoratore immigrato senza considerare la possibilità che in casi di particolare sfruttamento deve essere rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Per informazioni: 3807172334, avvocato Vicino 3286891305

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