PRIMO MARZO 2015 in Basilicata: Appello per sit-in al C.I.E. di Palazzo San Gervasio, giornata europea di sciopero generalizzato dei lavoratori immigrati. COLORATI DI GIALLO – ORE 10,00 davanti al CIE

Primo Marzo

 

     PRIMO MARZO 2015 in Basilicata: Appello per sit-in al C.I.E. di Palazzo San Gervasio, giornata europea di sciopero generalizzato dei              lavoratori immigrati. COLORATI DI GIALLO – ORE 10,00 davanti al CIE

 

Ad un anno di distanza, rieccoci ancora qui a chiedere che il C.I.E. (centro di identificazione ed espulsione) di Palazzo San Gervasio non venga mai riaperto.

Un anno fa, di questi tempi, ne era stata annunciata la ristrutturazione, con un investimento di 2.7 milioni di euro. Ora i lavori sembrano essere in corso d’opera.

Il luogo in cui sorge questo C.I.E., su un bene confiscato alla mafia, per dieci anni è stato il luogo dove, pur tra mille difficoltà, sono stati accolti i braccianti stagionali che raccolgono i pomodori in Basilicata. Nel 2011, in piena primavera araba, è stato usato per “accogliere” i tunisini e poi improvvisamente trasformato in C.I.E. E’ stato chiuso nel 2012 a causa delle scandalose condizioni di vita in cui erano ridotte le persone lì detenute, ma, nonostante ciò, l’anno scorso ne è annunciata la (costosissima) ristrutturazione e la imminente riapertura.

 

I C.I.E. servono ufficialmente per identificare e deportare gli stranieri privi di permesso di soggiorno. Noi ci siamo sempre opposti a questo: alla deportazione, al ricatto del permesso di soggiorno. A questo oggi si aggiunge il fatto che i C.I.E. sono inutili, perché gli stranieri senza permesso di soggiorno sono sempre di meno, nelle nostre regioni.

 

Il luogo in cui il C.I.E. di Palazzo sorge rende chiara qual è la sua reale funzione: quella di rendere precaria, ricattabile e vulnerabile la vita di tutti gli stranieri presenti sul nostro territorio. Lo sfruttamento inumano dei braccianti migranti, l’assoluta precarietà abitativa, lavorativa, esistenziale che questi vivono sono legati da un filo rosso alla realtà detentiva, punitiva e liberticida che altri e altre migranti vivono quotidianamente nei C.I.E.. Questo modello di governo della popolazione migrante è ormai strutturato e funzionale alle pratiche dell’economia neo-liberista, oggi globalmente dominante.

 

É solo lottando in favore di un’idea di cittadinanza realmente aperta e includente e fondata sull’universalità dei diritti che si può, nei fatti, rompere questa catena di sfruttamento e detenzione. La giornata europea di sciopero generalizzato dei lavoratori e delle lavoratrici immigrate coincide, così, con la battaglia per la chiusura definitiva dei centri di detenzione, identificazione ed espulsione, perché la libertà o la necessità di spostarsi, vivere e lavorare non deve essere rinchiusa, imprigionata, violentata e uccisa.

 

Chiediamo che i 2 milioni e 700 mila euro di soldi pubblici stanziati per la ristrutturazione del C.I.E di Palazzo San Gervasio vengano destinati all’accoglienza, all’integrazione, al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori nelle nostre campagne, a percorsi auto-organizzati e autogestiti dagli stessi lavoratori agricoli, italiani e non!

 

Chiediamo ancora che si inserisca nel Disegno di Legge Regionale sull’Immigrazione che “La Regione, nell’ambito delle proprie competenze, ricorre ad ogni strumento riconosciutole dall’ordinamento ed esercita ogni facoltà e potere riservatole dalla Costituzione e dalla legge

al fine di evitare la realizzazione nel territorio regionale di centri di identificazione ed espulsione

o, comunque, di centri di detenzione per migranti, nei quali lo stato di reclusione e la limitazione

delle libertà personali siano disposte al di fuori del medesimo quadro di garanzie previsto

a tutela dei cittadini italiani.”

 

Osservatorio Migranti Basilicata – Fuori dal Ghetto

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