da Face Magazine.it: CAPORALATO, C’È CHI DICE NO: IN PUGLIA ECCO CHI PRODUCE NELLA LEGALITÀ

CAPORALATO, C’È CHI DICE NO: IN PUGLIA ECCO CHI PRODUCE NELLA LEGALITÀ

Il Sud che resiste, contro le mafie e la schiavitù. Ecco le storie di chi produce rispettando chi lavora.

Di Mohamed Maalel

24 settembre 2015

Il responsabile di queste morti è l’incessante giro di schiavitù umana diffusa principalmente nel sud Italia e in particolare in Puglia e l’agricoltura italiana sembra ricoprirsi dunque di vergogna, mentre si attende una nuova legge contro il caporalato, promessa dal Governo ma non ancora arrivata nelle aule parlamentari.

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I pomodori, cosi come tutti i prodotti della natura che arrivano sulla nostra tavola, sono talvolta il risultato di una forma di schiavitù lavorativa al limite dell’umano. Ma come contrastare queste forme di sfruttamento e dove acquistare i beni prodotti nella legalità e nel rispetto dei diritti dei lavoratori? Molte sono le iniziative e le realtà nate più o meno recentemente al Sud per contrastare la schiavitù nei campi. Contro questo sistema lavorativo, combattono da anni associazioni come Solidaria di Bari, Diritti al Sud di Nardò e Osservatorio Migranti Basilicata/Fuori dal Ghetto di Palazzo San Gervasio. Realtà territoriali che hanno da tempo deciso di creare una rete di lavoratori formata da migranti, giovani disoccupati e precari, contro lo sfruttamento del lavoro, coltivando e raccogliendo pomodori per produrne una salsa che viene poi distribuita in circuiti alternativi e solidali. Il marchio attraverso cui operano si chiama Sfruttazero, che intanto sul web ha già lanciato la sua raccolta fondi per finanziare la fase iniziale di start up. Sempre sulla stessa direzione c’è Funky Tomato, azienda che coltiva, raccoglie e imbottiglia pomodoro a filiera partecipata nei principali territori a rischio di illegalità, come Basilicata e Puglia. Questo progetto, opponendosi al pagamento a cottimo dei lavoratori mediante l’offerta di un regolare contratto, trova finanziamento grazie ai clienti stessi che, precedentemente, hanno acquistato i prodotti.

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Intanto, per un consumo più equo, è nato in Puglia il progetto regionale intitolato Equapulia, ideato per garantire migliori condizioni di vita e di lavoro per i migranti che risiedono in campagna, con incentivi e contribuiti a favore dei lavoratori. Grazie all’intesa con i principali operatori della Grande Distribuzione Organizzata, Equapulia cerca di favorire i prodotti di imprese che garantiscono rapporti di lavoro regolari con gli immigrati e che garantiscono loro una paga dignitosa e condizioni di vita migliori. Sempre in Puglia, questa volta a Rignano Garganico, è stata messa in piedi una vera e propria radio di braccianti, Radio Ghetto, che trasmette direttamente da una piccola baracca allestita con un mixer dove vanno in onda i racconti multilingue e multiculturali dei raccoglitori di pomodori. L’esistenza di queste realtà permette ai lavoratori stranieri una maggior tutela e soprattutto una via di fuga dalla condizione di schiavitù di alcune imprese meridionali. Mohamed non deve essere dimenticato, cosi come tutti i braccianti italiani e stranieri ancora vittime della schiavitù dei campi, auspicando quel cambiamento sociale che porti a considerare lo straniero non il diverso da sfruttare, ma il nuovo da tutelare. Come i diritti di tutti.

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