da La Rivista il Mulino: Cambiare le condizioni di chi lavora nei campi è difficile ma non impossibile

Cambiare le condizioni di chi lavora nei campi è difficile ma non impossibile
Lo sfruttamento va oltre il caporalato
21 ottobre

La tragica estate dei braccianti agricoli in Puglia e Basilicata è finalmente terminata. Al lungo elenco di caduti sul lavoro di luglio e agosto – tre italiani, un sudanese e un tunisino –, si sono aggiunte a fine settembre due altre morti: l’uccisione di un bracciante burkinabé accusato di un furto di meloni nel foggiano e il suicidio di un ghanese nel “ghetto” di Boreano in Basilicata. Morti che hanno mostrato le drammatiche condizioni di vita e di lavoro dei braccianti, stranieri ma non solo, e stimolato un dibattito pubblico sulla questione del caporalato. A inizio settembre, i ministri Martina, Poletti e Orlando hanno annunciato una serie di azioni finalizzate alla lotta contro il caporalato, definita una “nostra priorità assoluta”.

Ad esempio, oltre i caporali, si propone (giustamente) di colpire le aziende agricole. E si prevede “la confisca del prodotto o del profitto di reato”. La speranza è che queste misure dissuadano gli agricoltori dall’assumere i braccianti ricorrendo al caporalato. Tuttavia, la gran parte di queste azioni rischia di non cogliere il bersaglio. Si tratta infatti per lo più di provvedimenti repressivi, legati a una lettura del caporalato a mio parere troppo semplicistica.

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