Dal “Ghetto Italia” al ghetto di Boreano

passpartù 27

di Gervasio Ungolo

22 aprile 2016 – Rionero in Vulture (PZ)

Presentazione del libro “Ghetto Italia”, Centro Sociale.

La presentazione del libro “Ghetto Italia” di Yvan Sagnet e Leonardo Palmisano, organizzato dalla FILEF ha permesso di incontrare e sentire alcune parti impegnate da tempo e a vario titolo nella gestione dell’emergenza legata alla raccolta del pomodoro nell’area del Vulture – Alto Bradano. Ha permesso a chi scrive di ascoltare le “buone nuove” rispetto alla nuova emergenza 2016, e quindi di raccontare la serata a chi ci segue.

L’ apertura dei lavori è di Paolo Pesacane, già assessore provinciale all’immigrazione, che saluta e presenta i convenuti a parlare. I saluti alla platea sono di Antonio Placido, parlamentare nonché Sindaco del comune di Rionero in Vulture, che ci introduce al “mutevole mondo del lavoro” che scarica i costi della filiera sull’ultimo della catena che spesso è l’immigrato clandestino. Non si deve pensare che le imprese agricole e quelle dell’agrindustria debbano per forza cercare nello sfruttamento il profitto.

Probabilmente dobbiamo fare nostra l’esperienza sindacale internazionale del Iww (Industrial Workers of the World) che durante la crisi del 29′ è riuscita in modo flessibile a seguire le battaglie dei lavoratori del cotone negli Stati Uniti.

Otorino Arbia, presidente Regionale dell’ARCI. Ci ha ricordato come l’ARCI è stata impegnati per alcuni anni con la Provincia di Potenza attraverso un progetto che ha lavorato sulla “riduzione del danno” nelle campagne di Boreano e Strada Mulino Matinelle per la quale si richiede un intervento complessivo di più soggetti di cui le forze dell’ordine, le associazioni, le associazioni di categoria….

“Noi continueremo ad essere al fianco delle istituzioni là dove queste situazioni di sfruttamento si determinano”.

Antonio San Francesco, FILEF Basilicata, ci racconta come la sua organizzazione si è occupata alla sua nascita della emigrazioni e come la sua missione di organizzare gli italiani emigrati è servita per far sentire gli italiani all”estero una comunità. – Perché Ghetto Italia? Perchè questo titolo? L’Italia è tutto un ghetto per quei soggetti più deboli o che non hanno voce. – Occupandomi, dice San Francesco, dei nomadi in passato e pensando a quello che ci raccontano vediamo come i cento trentamila nomadi presenti in Italia non potrà mai rappresentare un reale problema.

– L’Italia paga oggi uno scotto dovuto al trend negativo tra chi va via e quelli che entrano, un trend negativo per i cittadini italiani che vanno via.

La riflessione del libro è una riflessione per tutti gli Italiani e non volendo entrare nel meccanismo dello sfruttamento, ampiamente trattato nel libro vorrei sottolineare invece l’importanza che può avere l’aggregazione dei migranti.

Pietro Simonetti, Presidente della Task Force della regione Basilicata, già presidente della commissione regionale immigrazione. Pone immediatamente l’accento sulle difficoltà che ci sono quando si arriva a dover denunciare e testimoniare contro chi pratica l’intermediazione di mano d’opera. Snocciola le cifre delle 450 ispezioni da parte dell’ispettorato del lavoro nel 2015 ribadendo che che ha visto anche sanzionare con una multa di sessanta mila euro i proprietari della “casetta gialla”. Dati che come ha ribadito Yvan Sagnet, sono dovuti alle morti anche italiane dei braccianti nella stagione 2015.

Ci racconta come nasce il ghetto di Boreano che – scaturisce da una assenza di accoglienza dovuta alla chiusura del centro di accoglienza e soprattutto ci dice come da alcuni anni non è stato possibile neanche alla Caritas di entrare nel  ghetto di Boreano. Quasi questo fosse controllato militarmente durante i periodi di non lavoro – C’è bisogno di sgomberare e bonificare Boreano. – L’Alsia, l’agenzia regionale che si occupa di agricoltura sta cedendo al comune di Venosa l’area del borgo di Boreano per affidarla ad una cooperativa di servizi per fare agricoltura sociale. – Aprire le strutture (riferendosi a Campi di Accoglienza di Palazzo San Gervasio e Venosa) che accolgono i lavoratori, quest’anno prevede di ragiungere un accordo con i sindacati in modo che i contratti possano essere fatti solo da chi abita nei centri di accoglienza riconosciuti. – Considerando che sono necessari settecento posti letto questi lavoratori devono fare una prenotazione per l’accesso al lavoro. – Bloccare chi porta materassi o altro stroncando questo commercio altrimenti il ghetto si sposterà da altre parti. L’Organizzazione del trasporto non è facile e quest’anno la Caritas si farà carico di questo. E poi c’e il tema delle 19 mila badanti che per lo più lavorano a nero.

Vincenzo Esposito, Flai CGIL ci ricorda come il fenomeno del il caporalato non esiste solo in Basilicata ma anche in Piemonte, in Toscana…. L’esperienza della Flai è quella di non rimanere nelle sedi ma di spostarsi nelle campagne e noi lo facciamo con un camper con il quale ci spostiamo con diversi operatori a seguito andando nei luoghi dove incontrare i lavoratori. -L’accoglienza noi vorremmo che fosse nelle case e l’integrazione non deve essere fatta nei ghetti ma in altri luoghi. Colpire esclusivamente il caporale non è sufficiente ma bisogna far ricadere le responsabilità sulle aziende e sull’imprenditore che è responsabile di assumere mano d’opera attraverso il caporale. La nostra proposta sulla nuova legge contro il caporale prevede l’indice di congruità e le liste di prenotazione.

Barozzino Giovanni, senatore Eletto nelle liste SEL. -Tutte le cose dette sono condivisibili… Quando si riducono i diritti il lavoratore è costretto ad accettare qualsiasi condizione e in queste condizioni non si non si crea lavoro. Tutto quello che è stato detto è vero e a riprova sono l’uso massiccio dei voucher che si sta facendo a partire dai primi mesi di quest’anno.

Yvan Sagnet, autore del libro “Ghetto Italia”, assieme a Leonardo Palmisano. Ghetto Italia racconta una situazione che tutti conosciamo e che facciamo finta di non vedere. La loro mappatura, quella dei ghetti in Italia, dimostra che lo sfruttamento dei lavoratori nelle campagne è un fenomeno strutturale legata alla trasumenza dei lavoratori della terra. L’assenza di programmazione da parte dell’impresa fanno sì che i lavoratori non hanno altre alternative. Il bracciante ha bisogno di servizi per il quale si deve rivolgere al caporale e questo crea un legame forte con quest’ultimo. In questo paese si assiste ad una regressione sociale che ci porta a scagliarci contro i lavoratori stranieri e non invece verso gli imprenditori. Lo stesso si ha nel conflitto tra extra comunitari e comunitari per cui il primo per effetto della Bossi Fini è costretto a lavorare per una paga inferiore. Il problema non è quello di alloggiare il lavoratore in luoghi o altri posti ma bisogna far rispettare il contratto collettivo nazionale del lavoro. Si deve avviare un processo di consumo critico con processi virtuosi che vanno dalla produzione al consumo. I risultati fatti dagli interventi del pubblico in questi anni non si vedono… I frutti dei controlli sono dovuti alle morti anche italiana dei braccianti. Se continuano ad acquistare i prodotti in questo modo doniamo dircelo facciamo un acquisto criminale. Il sindacato deve ritornare al conflitto se si vogliono ottenere dei risultati. A Nardò è stato lo sciopero, e quindi il conflitto, a far in modo che nacsesse una legge contro il caporalato. Il caporalato è un modo per l’impresa per comprimere i diritti dei lavoratori e il sindacato non può intervenire sempre dopo. Il mercato non è tutto, non bisogna pensare di raggiungere lo sviluppo a tutti i costi non guardando i diritti. L’esempio dei voucher e il temometro di un attacco ai lavoratori. …..

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