Coltiviamo diritti. Dignità e legalità del lavoro in agricoltura

bracciantiAiab, Asgi, Arci , Fondazione “Di Vittorio” e decine di altre realta’ , tra cui In Migrazione, promuovono un appello per una mobilitazione nazionale contro lo sfruttamento dei braccianti (almeno 430mila persone, secondo l’ultimo rapporto FLAI-CGIL) e il caporalato. Si parte il 28 maggio, a Roma, dov’è in programma un workshop, una giornata di approfondimento, confronto e discussione sul tema.

“Di questi circa l’80% sono stranieri, da intendere sia come comunitari che provenienti da Paesi terzi.100mila di essi vivono invece in condizioni di grave sfruttamento sino a comprendere casi accertati di riduzione in schiavitù e disagio abitativo. Nei campi agricoli italiani, nel Sud come nel Nord del Paese, parte della produzione, compresa una parte di quella d’eccellenza, viene spesso coltivata attraverso il ricorso alla tratta internazionale, l’intermediazione illecita (caporalato), violenze, truffe spesso anche a danno dello Stato, ricatti in alcuni casi anche di natura sessuale” si legge nell’appello.

30.000 di questi lavorano nell’agro pontino dove da tempo è attiva la onlus In Migrazione, che ha aperto uno sportello di ascolto a Sabaudia ed è stata protagonista dello sciopero che il 18 aprile ha portato in strada migliaia di lavoratori, prevalentemente indiani della comunita’ Sikh che hanno incrociato le braccia.

Ne parliamo con Marco Omizzolo sociologo, ricercatore, giornalista e presidente della Onlus In Migrazione che organizza corsi per diventare “Tecnico in accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati”. 

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Fonte: radiondadurto.org