Comunicato Stampa 21 sett 2016 – Chiudono i Campi di Accoglienza di Venosa e Palazzo San Gervasio

Comunicato Stampa 21 sett 2016

Gervasio Ungolo – Osservatorio Migranti Basilicata

 

Chiudono i Campi di Accoglienza di Venosa e Palazzo San Gervasio

Una Stagione paradossale nelle terre del Vulture Alto Bradano tutta Made in Basilicata. La Regione comunica ai Braccianti che il 2 ottobre chiudono i Centri di Accoglienza, quelle strutture che dovevano dare dignità ai lavoratori della terra e invece non hanno fatto altro che segregarli. Dopo lo sgombero del Ghetto di Boreano molti braccianti si sono sparpagliati e nascosti nelle campagne in agro di Venosa e Montemilone e molti altri invece si sono riversati nel Ghetto di Strada Mulini-Matinelle. A qualcuno gli verrebbe da dire dalla padella alla brace…. Perché quest’ultimo sembra essere il ghetto in cui i caporali la fanno da padrone e non perché siamo noi a dirlo ma perché il “comandante” in capo alla Task Force non c’è incontro che non lo ricordi… e allora perché questo ghetto non è stato sgomberato? Mistero di una regione che anche in questa stagione non ha fatto altro che mostrare la sua faccia peggiore, che non interviene contro il fenomeno del caporalato ma anzi lo alimenta.

I protocolli firmati e sbandierati in questi mesi sono solo carta stracci buoni a far vedere all’opinione pubblica e a dare in pasto ai media i buoni propositi quelli che vengono poi sistematicamente non mantenuti. I braccianti chiedono ancora: che cosa ne volete fare di noi dopo la raccolta del pomodoro… dopo che serviranno braccia per la raccolta dell’uva Aglianico e delle olive. Quale sono le politiche di accoglienza per chi non porta con se i 35 euro che il ministero dà alle cooperative che gestiscono l’accoglienza dei richiedenti asilo, che creano il tanto millantato lavoro per i nativi, che servono a non far chiudere le scuole e ad assicurare i servizi in comuni destinati a scomparire. Perché questo è il loro destino e non ci sono formule se no quello di creare lavoro e non sfruttamento, servizi per i lavoratori e non buchi nella terra.

Ancora una volta i braccianti chiedono case, luoghi in cui poter abitare, chiedono dignità e legalità. Cose che uno stato dovrebbe assicurare a tutti i cittadini ma che invece contraccambia con sgomberi, abbattimenti dei casolari, tagli dei servizi, protocolli di “cura” e morti sul lavoro.

Oggi i braccianti sono nel fango a tirar fuori pomodoro dopo pomodoro l’unica risorsa dell’Alto Bradano dopo quella dell’assistenzialismo.

Chiediamo alla regione di aprire tavoli che servino a risolvere le problematiche e non che facciano salotto.

Caro Presidente confidiamo ancora in Lei perché dopo rimane solo il divino.