Riparte la Macchina del Fango – Di nuovo i braccianti tacciati di essere caporali e accompagnati nelle stazioni di Candela e di Foggia

Riparte la Macchina del Fango

Di nuovo i braccianti tacciati di essere caporali e accompagnati nelle stazioni di Candela e di Foggia — Riparte la Criminalizzazione da parte della Task Force regionale

01.11.2016 Osservatorio Migranti Basilicata – Gervasio Ungolo

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centro-di-accoglienza-ex-tabacchificio Palazzo San Gervasio – Foto OMB

 

   Finita le campagne di raccolta agricola e non potendo con il pocket money dei braccianti risollevare l’economia della nostra regione i lavoratori della terra ritornano ad essere caporali, violenti, clandestini. In poche parole “brutti” e “cattivi”.

Di ieri il comunicato stampa del capo della Task Force (TF) regionale o meglio l’Amministratore Unico dell’affare immigrazione in Basilicata che denuncia l’aggressione a carico di volontari della Croce Rossa Italiana (CRI) da parte di alcuni braccianti e il danneggiamento dei bagni del Centro di Accoglienza di Venosa.

Non entro in merito all’accaduto non conoscendo i fatti ma mi limito a raccontare quello che invece è a conoscenza di tutti, le angherie che i braccianti vivono in questi luoghi, buchi neri dell’accoglienza per i quali molte sono state le interpellanze, le lettere di denuncia, gli articoli di giornali, le denunce alla Corte dei Conti e per il quale alcuni consiglieri regionali stanno chiedendo l’istituzione di una Commissione di Inchiesta proprio perché valuti cosa sono questi luoghi, chi li comanda, quanti soldi si sono spesi, quali le regole di ingaggio della CRI ente gestore. Molti sono i dubbi che sorgono su questi centri di accoglienza per braccianti ma che nessuna inchiesta giornalistica ha mai affrontato.  

Questi spazi, chiusi, nel quale si può entrare solo previa richiesta ed accettazione della stessa hanno ospitato, da maggio quello di Venosa, i braccianti che dopo tre incendi avvenuti nel ghetto di Boreano e dopo una manifestazione davanti al palazzo della regione si addiveniva alla necessità di anticipare l’apertura del centro di accoglienza di Venosa e che all’interno di questo ci fossero regole chiare di funzionamento. Di quel protocollo poco niente è stato fatto anzi si è continuata una gestione ad personam dove i braccianti vengono allontanati o fatti entrare in funzione dei voleri dell’ente gestore. Ci raccontano: un bracciante viene allontanato perché voleva entrare con la bicicletta nello spazio interno dove erano presenti altre biciclette; un bracciante viene allontanato perché reo di aver partecipato alla presentazione del Dossier Statistico a Potenza e viene lasciato per strada senza che lo stesso potesse prende la sua roba; gli avvocati non sono potuti entrare in quanto per poter entrare e ascoltare i propri clienti gli è stato detto che dovevano fare domanda almeno 24 ore prima e aspettare l’autorizzazione; alla richiesta di domicilio fatta dall’avvocato per due ospiti presenti nel campo è stato risposto che i due braccianti non sono tra gli ospiti e allora alla presentazione del pezzettino di carta che chiamano “tesserino”  è stato risposto che è contraffatto;  ….; c’è una sfilza infinita di piccole angherie che i braccianti hanno subito e che ci hanno raccontato.

Tutto questo sotto il solito ricatto di chi è soggetto ad un iter burocratico estenuante per avere il permesso di soggiorno in regola, una residenza, lo status di “diniegato” con relativi ricorsi.

I braccianti ospitati nel Centro di Venosa paradossalmente sono quelli che hanno maggiori problemi con i documenti e che nei diversi incontri in regione e con il Sindaco di Venosa le Istituzioni hanno sempre confermato che si sarebbero adoperati affinché questi potessero avere una risposta certa sulla loro permanenza. Così non è stato e all’istituzione della via fittizia da parte del comune di Venosa non è poi seguito un iter compiuto e lineare sull’iscrizione all’anagrafe dei braccianti.

Questo ha determinato un ulteriore stato di soggezione e aspettative da parte dei braccianti che si è dimostrato essere una ulteriore loro debolezza.

Questa debolezza si ritorce ancora contro di loro, quando li si criminalizza di essere caporali, clandestini e di ricorrere ai ricatti perché vogliono vedersi regolarizzare.

Facciamo un appello ai media affinché non accompagnino la campagna di criminalizzazione messa in atto dalla Regione Basilicata e che si tenga conto delle raccomandazioni fatte dalla Carta di Roma, che si indaghi prima di sbattere il mostro in prima pagina, che non si facciano promotori di azioni che permettono di far esprimere commenti razzisti e xenofobi e che aprano approfondimenti sull’accoglienza nella nostra regione.

 

 

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