Lavori in Corso al MIGRANT FILM FESTIVAL – Terre Vicine e Lontane – da Palazzo San Gervasio a Lecce il primo Festival del Cinema Migrante

MIGRANT FILM FESTIVAL – TERRE VICINE E LONTANE ”

ha come obiettivo primario quello di proporre la conoscenza delle culture, delle identità e dei territori, provando a riflettere sulla condizione di chi migra e sulla stessa concezione di emigrazione. Un fenomeno forse antico come il mondo, ma che oggi appare sempre più fondamentale per gli equilibri del pianeta.
Il cinema con le sue tante possibilità narrative, tra finzione e realtà, può essere uno strumento di grande importanza sociale permettendoci di viaggiare e conoscere meglio qualcosa che è già molto vicino a noi
Un Festival, si, di cinema e tematico ma che fosse, dunque, anche eclettico e in un certo senso “cubista”, ovvero capace di raccogliere e di stimolare punti di vista diversi, mettendo, appunto, i linguaggi e le discipline a confronto; nella speranza di poter offrire, ripetiamo, un percorso culturale non tanto o non solo episodico e specialistico, quanto di innestare un processo in grado di dialogare con le questioni e i bisogni complessi della realtà contemporanea. Per questa prima edizione, il Festival comincia a Palazzo San Gervasio (Potenza), un comune della Basilicata per poi spostarsi  a Lecce.

Il progetto che ha vinto il Bando MigrArti 2017 del MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÃ CULTURALI E DEL TURISMO – Direzione Generale Cinema, è organizzato dall’Osservatorio Migranti Basilicata, da diversi anni impegnato in progetti di solidarietà con i migranti in Basilicata, dall’Archivio liquido dell’identità di GRAD ZERO, che si occupa di produzione e formazione culturale favorendo soprattutto progetti multidisciplinari e internazionali, e dall’associazione di migranti senegalesi “A.I.P. TERANGA”.
La direzione artistica è affidata a Milena Kaneva, anche produttrice con la sua società bulgara MK.

PERCHE’ UN FESTIVAL IN PUGLIA E BASILICATA? Entrambi i territori di Basilicata e Puglia sono oggi caratterizzati dall’avere una popolazione in “transito continuo”: i braccianti migranti che si spostano nelle regioni del Sud Italia per la raccolta dei prodotti agricoli: pomodori, angurie, uva etc. , i turisti che sempre di più scelgono queste regioni per i loro viaggi, a volte decidendo di restare a viverci, e le stesse popolazioni “indigene”, soprattutto i giovani, che per motivi di lavoro spesso si muovono verso altri luoghi, andando e tornando…
L’identità del sud, e forse la sua vocazione, sembrano dunque “marchiati” da questa condizione di spostamento, di migrazione costante. E queste due regioni, strategiche per posizione geografica e per risorse straordinarie, mettono in campo oggi una realtà multiculturale molto interessante e variegata.
Ma, se è innegabile che ci troviamo di fronte ad una realtà multiculturale sempre più diffusa, è innegabile anche che la multiculturalità appare solo la costatazione oggettiva della co-presenza, in uno stesso territorio, di più culture e identità.
Eppure, possiamo limitarci a questa presa di coscienza del fatto che “siamo in molti” e che il mio vicino è diverso da me? Non è forse, invece, di grande importanza, di fronte a questa condizione, provare a conoscersi sul serio, ridefinendo anche la propria radice culturale attraverso uno scambio e un’apertura reali? In tale prospettiva, l’educazione diventa una questione fondamentale ed è allora lecito domandarsi cosa potrebbe caratterizzare, come potrebbe svolgersi un’educazione multiculturale.
Senza volerci ora addentrare in questioni complesse, aggiungiamo solo che l’interculturalità ci sembra poter e dover essere uno degli obiettivi auspicabili della nostra epoca: una prospettiva nuova, un parametro da raggiungere, dato che il prefisso inter – che significa tra- rimanda all’interazione, allo scambio, all’apertura, alla reciprocità e alla solidarietà. E che, in quest’ottica, all’educazione si richiede, dunque, di aiutare la persona a passare dalla multiculturalità (fatto) all’interculturalità (obiettivo, traguardo da conseguire).
Ma, tornando alla Basilicata e alla Puglia, ai loro legami e vocazioni, crediamo di poter dire che esse rappresentano già dei laboratori sociali (ed economici) interessanti, nei quali si stanno sperimentando delle pratiche che avrebbero bisogno di essere osservate e rinforzate con maggiore attenzione.
Rafforzare la consapevolezza di questa opportunità storica è, dunque, uno degli obiettivi di questo Festival che nasce attraverso la vittoria di un bando ministeriale strategico come Migrarti ma che crescerà nel tempo, provando a radicare la sua proposta culturale con un metodo “aperto”, liquido, in continuo movimento, con l’intenzione di diventare un laboratorio internazionale sui processi migratori.

Naturalmente, per questo, sarà fondamentale il dialogo con le istituzioni, pubbliche e private, che potranno non solo sostenere la vita di un Festival che nasce, per questo numero zero, con una rassegna simbolica, ma contribuire allo sviluppo di un processo, appunto, in grado di far emergere e potenziare risorse e opportunità. Provando inoltre a stimolare un dialogo tra Basilicata e Puglia, che, del resto, è già “indicato” dalla nomina di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019.

I TEMI DEL FESTIVAL Il cinema, tra i linguaggi che si prestano ad una lettura interculturale, è uno dei più immediati e dei più efficaci nell’educare (in particolare le giovani generazioni), e per questo uno degli obiettivi di questa prima edizione, sarà quello di permettere la reciproca conoscenza tra le diverse comunità o nazionalità che vivono nei territori Appulo-Lucani e pugliesi, e le realtà autoctone, cercando di coinvolgere soprattutto le nuove generazioni.  Il Festival è concepito come un laboratorio sociale che si propone di mettere in atto azioni che favoriscano il diffondersi di pratiche inclusive e di dialogo culturale. Per questo, accanto alla rassegna cinematografica, ci saranno incontri, dibattiti, concerti, installazioni, mostre, letture etc. nell’intento di costruire un arsenale sensoriale e intellettuale, in grado di incidere realmente sul piano sociale.
In particolare, quest’anno, il focus sarà sulle popolazioni africane, in maggioranza del Burkina Faso e del Senegal, e sulle popolazioni dell’ Est Europa.
I film sono stati scelti con un criterio eterogeneo e metteranno in campo i temi dello sport, dell’educazione e del lavoro come modelli d’integrazione e sviluppo. Ci saranno opere realizzate in Italia, Africa ed Est Europa, sia da registi italiani che stranieri, con la presenza anche di alcuni documentari che narrano il lavoro svolto con i migranti dei territori lucani, con i quali sono state organizzate delle attività come la scuola popolare rurale di Boreano (Venosa).
Saranno invitate le scuole di ogni ordine e grado a partecipare attivamente, coinvolgendo anche gli insegnanti nel processo di riflessione e di narrazione che si vuole stimolare. A tal fine saranno organizzati dei dibatti e dei laboratori, ancora in via di definizione. Mettiamo comunque già alcuni dei temi scelti, precisando che altri potranno venire proprio dal mondo delle scuole e delle associazioni coinvolte:
• La scuola popolare di Boreano- esperienze e prospettive per una scuola rurale

• Frontiere e appartenenze

• Identità tra memoria e conquiste

• Il ritorno alla terra
Al Festival prenderanno parte registi, attori, operatori del settore che racconteranno non solo delle loro opere e, in generale del loro lavoro, ma anche ascolteranno e contribuiranno a nuove narrazioni.
Ci sarà inoltre un forte coinvolgimento dei migranti residenti in Basilicata e Puglia e sarà attivato un servizio di trasporto per coinvolgere chi vive nei ghetti e nei casali di campagna.

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