Perché ritornare a Scrivere di noi

Il mancato racconto in questi anni delle attività che svolge l’OMB ci ha fatto perdere il contatto con chi era abituato a seguirci. Questo editoriale vuole riprendere questo dialogo.

Foto Gervasio Ungolo. Archivio OMB - Bruxelles, New Plantation - Allestimento MIC/C
Foto Gervasio Ungolo. Archivio OMB – Bruxelles, New Plantation – Allestimento MIC/C dic. 2017

Perché ritornare a Scrivere di noi

   Editoriale di Gervasio Ungolo 27 nov. 18

      In questi ultimi anni le attività dell’Osservatorio Migranti Basilicata non si sono affievolite anzi sono continuate. A breve, per fine anno proveremmo a fare un rendiconto, un report che racconti gli anni di apparente silenzio.

In effetti, i racconti, gli articoli, i report e i “post” si sono rarefatti e il sito non ha più raccontato le nostre attività se non in momenti sporadici. Perdendo così il suo “splendore” o meglio le visualizzazioni delle sue pagine. Un sito che non si aggiorna non è appetibile e perde la sua dinamicità.

In questi ultimi anni ci siamo concentrati sulla costruzione di una pluralità di soggetti o meglio di una “rete” che in funzione di condivisione di visioni politiche e del reale comune potesse lanciare un progetto territoriale più forte tale da incidere sulla quotidianità dei territori e sulle vicende politiche locali. Così non è stato. Se si sono costruiti ponti e nuove relazioni locali queste rimangono solo piccole esperienze sporadiche, di breve percorso, precarie, per dirla secondo un linguaggio postLegge Biagi: a Progetto.

Non sto qui a raccontare quante persone abbiamo incontrato, quante ci hanno esortato a continuare, quante ci hanno aiutato per tratti brevi e lunghi, altri rimangono vicino al progetto dell’Osservatorio Migranti Basilicata, altri pensavano di trarre un minimo di reddito, aimè illuminati dall’affare immigrazione.

Pochi invece quelli che ci hanno usato, come un corpo celeste in grado di dargli forza per poi sganciarsi dall’orbita a mo’ di satellite e lanciarsi in qualche altro progetto diverso dal nostro. Questi ultimi sono stati quelli che sono riusciti a strapparci qualcosa dal più profondo, di intimo e per il quale si sente piùforte il distacco.

E chiaro che in questi lunghi anni ci siamo chiesti a cosa possa servire un sito che volesse raccontare un mondo parallelo al nostro, quello delle migrazioni, un mondo di apartheid non dichiarato, strisciante, di sfruttamento, di compressione dei diritti in essere ma anche portatore dei nuovi diritti. Un luogo politico di confronto umanitario e di diritti fondamentali, di contraddizioni che si aprono alle nuove società.

Non un Blog, che vincola e limita allo scritto e al racconto del singolo ma un luogo in cui incontrare una pluralitàdi idee che hanno voglia di confrontarsi e di addivenire ad una sintesi fattiva.

A questo luogo immaginato spesso, si sono contrapposte le velleità dei singoli, la presunzione all’umiltà, il tenersi stretto la conoscenza alla condivisione: il contrario di quello che si è predicato.  Ecco qui la seconda sconfitta: in un’epoca incui tutti scrivono nessuno è disponibile a farlo gratuitamente.

Perciò le reti si assottigliano, il lavoro comune diventa l’isolamento dei territori, e tutti diventiamo portatori di verità perché nessuno è in grado di cogliere la “conoscenza” nella sua profondità.

Alla fine di questo 2018, anno in cui l’azione dell’Osservatorio Migranti Basilicata compie i suoi 20 anni, nel giorno in cui si compie un ennesimo attacco alle libertà degli uomini e delle donne, in cui si fissa la data della presa di coscienza del tanto temuto Cambiamento Climatico, anche l’Osservatorio Migranti Basilicata deve compiereun ulteriore sforzo di cambiamento guardando sempre con forza i diritti, le libertà e la salvaguardia del nostro ecosistema.

Ecco perché dovremmo riiniziare a scrivere e a raccontarci il nostro mondo di oggi.

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