Il Lavoro Bracciantile e la Crisi Sanitaria ai tempi della “Selezione di Gregge”

Come cambiano le nostre campagne con l’avvento del Coronavirus

11 aprile 2020 – Gervasio Ungolo OMB


Foto Gervasio Ungolo – Arch. OMB – 10 aprile 2020 “Casolare Montemilone”

Da più parti, a partire dall’inizio della crisi sanitaria provocata dal Covid 19 in Italia, si invoca la richiesta di mano d’opera bracciantile. Pare che siano circa 300 mila i lavoratori assenti all’appello per far ripartire le campagne.

Inizia così il nuovo ciclo agricolo, con la raccolta dei primi ortaggi, asparagi e fragole per poi proseguire con la piantumazione delle orticole primaverili- estive, pomodori, peperoni, meloni, angurie. Assicureranno assieme alla raccolta della frutta il reddito a molti agricoltori e il lavoro ad altrettanti braccianti. Permetteranno di produrre cibo che esportiamo in Europa e altre parti del mondo.

Evidentemente non basta affinché il settore primario sia attraente da parte di chi oggi chiude le aziende agricole e dei suoi lavoratori che vedono il proprio reddito e i propri diritti calpestati e rosicchiati.

Non serve ricordare le vicende dei ghetti e dei suoi abitanti per lo più braccianti. Non serve ricordare le idiozie dei “sovranisti” nostrani e d’oltralpe e dell’odio che ha infangato questi uomini e queste donne, non serve ricordare agli stessi agricoltori quale è il trattamento spettante a questi lavoratori tra i molti colleghi e neanche serve ricordare ai tanti che vivono sfruttando il mondo viziato delle migrazioni a proprio favore..

La filastrocca raccontata dalle multinazionali sindacali della parte agricola alla quale ogni primavera chiedono al governo più lavoratori non ci impressiona più, perché ogni hanno ricompaiono dal nulla lavoratori pronti a piegare la schiena nei campi di giorno per poi scomparire di sera e magari essere malmenati di notte.

Pare che questa volta l’appello lanciato che denuncia la mancanza di mano d’opera agricola sia grave, ma visto la schiera di lavoratori sottoproletari pronti a svolgere qualsiasi lavoro per mettere assieme il pasto del giorno con quello della sera, questo non dovrebbe suscitare tanta preoccupazione.

Le organizzazioni sindacali sono preoccupati perché le navi, che dovrebbero riportare i lavoratori sono ferme nei porti del Senegal, nel Nord Africa e le frontiere con la restante parte dell’Europa, prevalentemente quella dell’Est, sono chiuse.

Ecco che allora il dibattito si infervora e alla neo teoria pseudo scientifiche della “selezione del gregge” di sapore neomalthusiana, si aggiungono altre svariate formule di politica creativa, non tutte però espressione di una certa ingenuità.

Così si riprendere un vecchio tema caro ai populisti liberali che vuole reintrodurre i Voucher. Aboliti nel 2017 e ritornati grazie al “Decreto Dignità” (Di Maio-Salvini) quale contentino a chi teorizza la risoluzione della crisi della braccia precarizzando i lavoratori. Il loro meccanismo di attuazione però risulta troppo farraginoso e non certo agevole per una attività complessa quale è quella agricola. Ma “gridare” ai voucher fa tendenza per cui tutti ne parlano ma pochi conoscono il suo meccanismo e il suo reale costo. E come la mettiamo con la certificazione dell’idoneità al lavoro e le norme sulla sicurezza al lavoro e in azienda? Probabilmente non è con un semplice acquisto di un tagliando dal tabaccaio sotto casa o via on line che si può risolvere la carenza di braccia. Infatti questa carenza è strutturale e non di alterazione del mercato del lavoro.

Ma se le braccia mancano allora ingaggiamo la platea dei percettori del Reddito di Cittadinanza, i cassintegrati, gli studenti e persino i pensionati, quelli risparmiati dalla “selezione di gregge” si intende. Nessuno ci ha spiegato come farlo se per decreto o con altro.

Certo se fossero state attuate tutte le altre norme che accompagnano l’istituto del Reddito di Cittadinanza probabilmente questo avrebbe aiutato ad una dinamicità del mercato, quello del lavoro, così particolare. In fondo chi percepisce questo reddito è proprio chi dovrebbe essere attivo alla ricerca di lavoro quindi in teoria sarebbero i primi ad essere intercettati da un eventuale datore di lavoro in cerca di mano d’opera.

Vi ricordate i navigator, gli strumenti da fornire ai Centri per l’Impiego. Bene, i Navigator sono fermi anche loro nei porti e gli strumenti che servono ai Centri per l’Impiego sono in alto mare senza alcuna ONG che li vada a salvare. Ridicolo è che qualcuno possa pensare che tutti possono servire alla nostra agricoltura e prestare braccia senza alcuna loro professionalizzazione, senza averne provato il fisico al duro lavoro e l’intelletto ai nuovi strumenti 4.0 . Non oso immaginare l’agricoltore alle prese con una squadra di percettori di Reddito di Cittadinanza, studenti e pensionati. Chiaro è che questi sono potenzialmente braccia disponibili e magari molti di loro capaci e forti.

E allora il ministro al dicastero del lavoro corre ai ripari. Si reca in Romania per stipulare accordi con i governanti di altri Paesi affinché gli invii lavoratori. Non capiamo quale è lo scambio e cioè cosa darà la ministra in controvalore: I ghetti? Li metterà nelle mani dei caporali? si accontenteranno di lavorare in nero? continueranno a subire le lavoratrici i ricatti sessuali e le violenze di cui la nostra cronaca ne è piena? dovranno essere ancora perseguitati da chi fa dell’odio razziale il suo mestiere?

Probabile ancora una volta la soluzione ragionevole è dentro casa a pochi metri da noi, nelle tante bidonville di cui è piena la campagna italiana, tra gli innumerevoli lavoratori che oggi non hanno cittadinanza e per questo neanche un Permesso di Soggiorno e una casa. Tra i tanti lavoratori che riempiono i furgoni dei capò ogni mattina anche durante la crisi sanitaria, rischiando la propria vita, che non possono ammalarsi perché parte di quel “gregge” per la quale si è deciso di non curare, di non fornirgli i sussidi perché non raggiungono le cinquantuno giornate, che non ricevono il “pacco degli aiuti” perché non hanno residenza, che non accedono alle case perché non hanno cittadinanza e ai molti che non possono lavarsi le mani perché gli è negata anche l’acqua.

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