Comunicato Stampa: La task force regionale dà i numeri? La realtà vista da Boreano

Comunicato Stampa 26 sett 2014

La task force regionale dà i numeri? La realtà vista da Boreano

La task force istituita dalla Regione Basilicata sulla questione
bracciantile ieri – 25 settembre – ha dato i numeri. Ha annunciato di
aver riportato ottimi risultati contro il lavoro nero e
contemporaneamente ha annunciato lo sgombero dei braccianti di
Boreano. Secondo la task force, le aziende agricole starebbero
assumendo dalle liste di prenotazione e avrebbero “risposto
positivamente all’intesa sottoscritta”.

Siamo a Boreano tutti i giorni, assieme ai braccianti, e la
situazione, vista da qui, è diversa.

I centri di accoglienza sono stati aperti con estremo ritardo, quello
di Venosa addirittura il 19 settembre, a dieci giorni dalla fine della
raccolta del pomodoro. Per più di un mese i braccianti hanno vissuto
ai casolari, come al solito, e ascoltato promesse di accoglienza e
minacce di sgombero.
Come funzionano i due centri di accoglienza di Palazzo e Venosa? Si
tratta di accoglienza “dignitosa”? La Croce Rossa li gestisce in
maniera autoritaria, nessuno può far visita ai braccianti, che quindi
vivono in una situazione di ghettizzazione, quasi come ai casolari. In
più, la beffa del freddo: le tende non sono riscaldate, non sono state
ancora distribuite coperte.

I centri di accoglienza e le liste di prenotazione non hanno risolto
il problema del lavoro: fuori e dentro i centri, la maggior parte dei
braccianti continua a lavorare con la mediazione dei caporali.
Non illudano i numeri di 845 braccianti iscritti alle liste, 657
occupati in regola e 300 aziende che avrebbero fatto richiesta di
braccianti alle liste: a Boreano tutti sanno che sono i caporali che,
come negli anni scorsi, raccolgono i documenti dei braccianti e li
passano alle aziende, le quali iscrivono i braccianti alle liste. Sono
i caporali a trasportare i braccianti sul luogo di lavoro e prendono
le stesse tariffe degli anni scorsi; i servizi di trasporti istituiti
dalla task force (a Palazzo, ma non a Venosa) non hanno funzionato: le
aziende agricole, anche quest’anno, hanno preferito la mediazione dei
caporali a quella del centro per l’impiego.
Secondo la task force, il lavoro nero sarebbe in calo. Questa
affermazione è quantomeno frettolosa: gli avviamenti al lavoro di
cittadini non comunitari durante la raccolta del pomodoro nel 2013
erano stati circa 1.050. Quest’anno, a pochi giorni dalla fine della
raccolta, stando ai numeri della task force, sono 657.
Inoltre, a Boreano tutti sanno che un contratto non vuol dire un
lavoro in regola: a fronte di 30-40 giornate lavorative effettive, la
maggior parte dei braccianti africani si vede versati i contributi
soltanto per 2-3 giornate, e spesso non riceve la busta paga. I
controlli dell’Ispettorato del lavoro nei campi possono verificare ben
poco, perché le giornate sono pagate solo a fine mese. Andrà quindi
verificato a fine raccolta se il numero complessivo di contributi
versati per ogni bracciante è effettivamente aumentato.

La task force ringrazia le aziende mentre annuncia di voler sgomberare
i braccianti. Perché?
Obbligare i braccianti ad andare nelle tendopoli solo per l’ultima
settimana di raccolta del pomodoro serve forse a nascondere il
fallimento di molti degli interventi fatti? Centinaia di migliaia di
euro spesi per due centri di accoglienza aperti tardivamente, affidati
senza bandi trasparenti, occupati da una piccola parte dei braccianti
presenti sul territorio e senza riuscire a destrutturare davvero il
caporalato.

Chiediamo alla Regione Basilicata e al Comune di Venosa di non
sgomberare i braccianti di Boreano. Molti sono in partenza per la fine
della raccolta del pomodoro e altri si trasferirebbero spontaneamente
nei centri se intendono restare in zona per la vendemmia o la raccolta
delle olive. Lo sgombero rafforzerebbe i caporali, anziché
indebolirli. E dove andrebbero gli irregolari? Dove le donne che
vivono a Boreano?
Chiediamo alla Regione Basilicata di aprire i centri di accoglienza ai
visitatori esterni e di non farne dei nuovi ghetti per i braccianti.
Chiediamo che i braccianti che vivono nei centri siano degli
interlocutori nelle decisioni e non dei semplici oggetti di sgombero e
di controllo.
Chiediamo che si attivi una politica per la casa che permetta ai
lavoratori che lo desiderino di affittare abitazioni nei centri
abitati.
Chiediamo che gli interventi per l’anno prossimo vengano discussi in
maniera aperta e democratica, a partire da quello che quest’anno è
andato male, e soprattutto assieme ai braccianti interessati.

Fuori dal Ghetto – Scuola di italiano di Boreano – Osservatorio
Migranti Basilicata

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