Ancora un Morto nel CPR di Palazzo San Gervasio
Gervasio Ungolo
14 agosto 2026

Nel pieno svolgimento del cartellone estivo, proprio quando è massimo il fervore e le presenze nella piccola comunità di Palazzo San Gervasio e dopo due anni dalla morte di Houssama avvenuta nel 2024, a pochi giorni dopo l’averlo ricordato, aver ricordato la sua tragedia e il suo travaglio passando dal suo sogno di calciatore in Italia a quello di persona resa prima inerme e poi a persona priva di vita, muore LASSOUEED DHOUI.
Lasciato dormire da giorni nello spazio adibito a campetto di calcio, abbandonato su di un materasso, poco dopo la convalida della detenzione di 90 giorni, ha deciso di salire sul tetto, probabilmente con una corda in mano, per compiere il gesto della “corda”, ossia il suicidio per impiccagione.
Salito sul tetto e non si capisce come questo possa succedere, proprio su quel tetto adiacente al campo di calcio, scivola? Si lascia andare? Subisce un malore?
Questo ci dirà l’esame autoptico che si sta svolgendo in queste ore.
Intanto la Procura attraverso il Procuratore Camillo Falvo emana un comunicato stampa, del 12 agosto, il quale conferma che il gesto estremo di Dhoui, trattenuto dal 6 agosto nel CPR di Palazzo San Gervasio è conseguente alla notifica di convalida del trattenimento nel struttura detentiva di Palazzo San Gervasio – “Il giovane, dopo essersi collocato su una struttura interna del Centro e aver raggiunto la recinzione dell’adiacente campo di calcetto, ha posto in essere un gesto autolesivo riconducibile ad un tentativo di impiccagione, servendosi di un indumento fissato alla recinzione e avvolto intorno al collo. Il personale di Polizia ha ripetutamente tentato di instaurare un dialogo con il giovane per indurlo a desistere, ma lo stesso si è abbandonato cadendo al suolo.” – nel comunicato stampa il nome di Dhoui non è mai pronunciato.
Dhoui, sembra presentasse delle chiare vulnerabilità e con evidenti criticità che se prese in considerazione da chi ha stilato il certificato medico che determina la idoneità alla detenzione, non doveva trovarsi in quel posto, e anche su questo la procura dovrà dare delle risposte.
Alle rivolte che si sono susseguite dopo la morte di Dhoui sono stati fermati tre ospiti che grazie, per modo di dire, ai tanti decreti sicurezza che si sono susseguiti, si vedranno aumentare gli anni di detenzione (decreto-legge 28 marzo 2025, n. 37).
Dalle loro dichiarazioni arriva la verità di quello che è successo e come quel gesto di salire sul tetto, di tentare il suicidio e infine di cadere è perdere la vita è un gesto fatto da chi non voleva morire. Come nella migliore tradizione ai tre, tratti in arresto, è stata applicata il divieto di dimora in Basilicata. Quest’ultimo provvedimento, alla quale poteva già bastare il fatto che i tre siano stati assicurati alla giustizia non ci stupisce in quanto è tradizione che in questi casi i testimoni vengano allontanati dai luoghi in cui è successo il fatto tanto che probabilmente assisteremo in questi giorni all’allontanamento dalla struttura di Palazzo San Gervasio di altri testimoni scomodi in modo che questi si dileguino e non raccontino fatti diversi dalle dichiarazioni fatte dalle forze dell’ordine o dalla procure confacenti a questo modello di politiche restrittive.
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Anche questa morte va preso come un atto volontario da parte di chi non sopporta le vessazioni alla quale viene sottoposta la persona, prima marchiato quale clandestino e quindi untore non si capisce di quale malefatte, poi imprigionato privandone così la libertà e i diritti fondamentali della persona e poi vessato e gettato in un posto malsano dove gli uomini non dovrebbero starci – ormai noto che da questi posti si esce in condizioni peggiori rispetto a quando si è entrati.
Si contano 67 eventi critici da gennaio a luglio 2026, casi di autolesionismo, di tentato suicidio, su una popolazione di poco meno di 100 persone detenute. Un numero di casi che deve allammarci che deve continuare a farci chiedere cosa succede realmente e le autorità devono dare delle risposte chiare, che deve non farci desistere nel chiedere la loro chiusura, di aprire finalmente una indagine verso chi ha delle responsabilità dirette e indirette di quanto avviene.
Ormai c’è un’ampia letteratura fatta anche da emeriti sedi costituzionali (Corte Costituzionale sentenza n96/2025) che pongono delle questioni di illegittimità costituzionale, così come le note emesse dal Garante dei Detenuti Nazionale sulle condizioni in cui versa il CPR di Palazzo San Gervasio oltre che le dirette testimonianze di chi la dentro è passato, delle visite fatte dai parlamentari e consiglieri regionali e non ultime le testimonianze rese al processo contro 26 imputati in corso presso la Procura di Potenza che ci rimanda a un luogo dell’orrore.
Figuriamoci in questi giorni di caldo estremo dove in quel posto i 40 gradi esterni equivalgono ad almeno a 45 gradi percepiti, con solo 4 bottigliette di acqua a disposizione e probabilmente somministrata a temperatura ambiente.
E allora i CPR non sono altro che luoghi di detenzione e di morte e per questo non vanno emendati ma solo chiusi.
Alla fine lo sappiamo se ne esce sconfitti, lo storytelling della quotidianità ci riporta a tutto ciò che è stato Dhoui, Oussama, Ozzaro e perfino Rabie, la ricerca della loro morte scava nella loro vita personale invece che guardare alle cause vere che hanno determinato gesti cosi innaturali ed estremi.
Scrivendo mi vengono in mente le immagini del povero Oussama, ventunenne arrestato ai mercati generali di Napoli dove aspettava che qualcuno lo chiamasse per scaricare la frutta e invece è stato preso e portato nell’inferno del CPR e nel suo di inferno, non un solo centimetro del suo corpo è stato lasciato integro dai tagli che nel periodo di detenzione si è inferto e leggendo i tagli si poteva scorgere il tempo infinito passato nel CPR di Palazzo San Gervasio, fino alla sua morte per la quale si aspetta ancora un giusto processo e una verità.
In questi giorni di agosto ci tocca ancora una volta stringerci attorno alla salma di Dhoui, ai suoi familiari, ai suoi amici e chi in questi anni lo ha conosciuto e amato. A noi non ci lasci che solo domande e interrogativi rispetto a quei luoghi costruiti per punire anche chi non ha commesso nessun reato.
