La democrazia non si Arresta, sostegno ai sanitari e chiusura dei CPR per una Obiezione di Coscienza generalizzata
L’accanimento dello Stato contro chi tutela i diritti dei migranti
19 sett 2026 – Redazione Osservatorio Migranti Basilicata

Foto da Arch. OMB
Il 16 settembre 2026, 23 medici, distribuiti in nove città italiane, sono stati sottoposti a perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Ravenna sui certificati di idoneità a trattenimento nei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio). Tra di loro, il medico Lucano Nicolò Cocco – infettivologo ed esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni – è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla creazione di certificati falsi per impedire l’ingresso ai CPR.
Tutto ciò ha sollevato una questione politica e civile, in un paese sempre più polarizzato, con politici che cercano disperatamente un capro espiatorio per la loro inettitudine nella gestione del paese: che spazio rimane per l’autonomia dei medici quando la tutela della salute entra in conflitto con le politiche elettorali di detenzione ed espulsione dei migranti? Un medico che visita una persona e ne valuta le condizioni di salute dovrebbe poter svolgere il proprio lavoro secondo scienza, coscienza e codice deontologico. La tutela della salute universale, e chi se ne occupa, in un paese civile non può diventare un ostacolo da rimuovere per permettere alla macchina dei CPR di funzionare.
Ma cosa dicono i medici coinvolti?
Uno dei medici perquisiti ha raccontato di essere stato svegliato alle 5:30 del mattino dalla polizia e di essersi sentito “come fossimo criminali”. Ha inoltre raccontato che la moglie, incinta, si è agitata fino a stare male ed essere finita al pronto soccorso, malore confermato dall’avvocato Fabio Anselmo (Corriere di Bologna, 18 settembre 2026).
Cocco, già prima di essere coinvolto nell’inchiesta, aveva spiegato l’obiettivo della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) “noi come SIMM portiamo avanti una campagna deontologica informativa perché i medici prendano in considerazione la patogenicità dei Cpr” (Corriere di Bologna, 4 Marzo 2026).
E mentre 23 medici vengono sottoposti a perquisizioni, continuano a emergere gravi interrogativi sulle condizioni all’interno dei CPR, dove migliaia di persone soffrono crisi psicologiche e vengono trattati come “clandestini”, non come esseri umani. A Palazzo San Gervasio, in Basilicata, il 10 agosto è morto un giovane tunisino di 30 anni mentre era trattenuto nella struttura. La sua morte ha riacceso le denunce e le richieste di trasparenza sulle condizioni di vita, sull’assistenza sanitaria e sulla gestione del centro. È proprio in questo contesto che l’Osservatorio Migranti Basilicata continua a denunciare le condizioni del CPR di Palazzo San Gervasio e a chiedere attenzione e responsabilità su ciò che avviene al suo interno. Oltre all’ovvio spreco economico per portare avanti queste gabbie, fa inorridire il pensiero che degli essere umani vengano fatti soffrire per fare campagna elettorale.
OMB esprime solidarietà ai medici coinvolti e si unisce alla mobilitazione di associazioni e organizzazioni che stanno chiedendo di fermare ogni forma di pressione nei confronti di chi tutela la salute e i diritti delle persone migranti.
Perché curare non è un crimine. E tutelare la salute di una persona, indipendentemente dalla sua nazionalità o dal suo status giuridico, non può diventare un atto di insubordinazione. I padri costituenti non conoscevano i CPR, ma conoscevano bene il pericolo della privazione arbitraria della libertà. Per questo scrissero, nell’art. 13, che “la libertà personale è inviolabile”, e che ogni sua restrizione deve essere sottoposta alla legge e al controllo dell’autorità giudiziaria. Oggi i CPR pongono esattamente questa domanda alla Repubblica: come si concilia la detenzione amministrativa di una persona con una Costituzione nata per mettere la dignità e la libertà individuale al riparo dall’arbitrio dei sentimenti di un qualsiasi governo di passaggio?
Per approfondire cosa sono i CPR e capire il sistema di controllo e detenzione a cui sono sottoposti i migranti in Italia, riferirsi all’approfondimento dell Osservatorio Migranti Basilicata del 10 marzo 2021
18-09-2026
