da Dipartimento Politiche Migratorie della UIL: In un incontro al Ministero del Lavoro, lo scorso 16 dicembre, il Direttore per l’Immigrazione Natale Forlani ha illustrato la politica del Welfare in materia di flussi e le misure scelte per combattere disoccupazione etnica e lavoro nero

 

A cura del Dipartimento Politiche Migratorie UIL

(redazionale) Roma, 19 dicembre 2011 – In un incontro tra Ministero del Lavoro e parti sociali, tenuto lo scorso 16 dicembre presso la sede di Via Fornovo, il Direttore Natale Forlani ha formalizzato l’intenzione del Governo di non procedere quest’anno al varo di un decreto flussi per nuovi ingressi di lavoratori extra UE. I motivi sono molti, ma riconducibili a due principali ragioni: a)  lo strumento del decreto flussi si è dimostrato inadeguato a conseguire il desiderato matching tra domanda ed offerta di lavoro straniero. Infatti il numero di nuovi contratti di soggiorno firmati, rispetto alle quote ed alle domande presentate è risultato a fine anno addirittura “risibile”; b) nel secondo trimestre del 2011 c’erano ben 278 mila stranieri disoccupati, un numero in rapida crescita che potrebbe superare quota 300 mila alla fine di quest’anno: sarebbe dunque illogico far entrare nuove persone in un mercato del lavoro fortemente in crisi. All’incontro di venerdì scorso erano presenti, oltre al Direttore Forlani, anche il Prefetto Daniela Parisi del Ministero dell’interno. Tra le parti sociali, presenti rappresentanti di tutti i sindacati e delle principali associazioni territoriali. Il  Dipartimento Politiche Migratorie della UIL era rappresentato da Giuseppe Casucci. Per dare un quadro credibile della critica situazione occupazionale che colpisce anche lavoratori stranieri, il dirigente ministeriale ha dato numerosi esempi concreti: “Negli anni della crisi, tra il 2008 ed il 2010 – ha detto – la disoccupazione tra gli immigrati è aumentata tre volte e mezzo rispetto a quella degli italiani (in valore % + 63,1 contro +18,4). In valori assoluti, i disoccupati stranieri sono passati dai 169 mila del secondo trimestre 2008 ai 278 mila del secondo trimestre 2011 (di questi, 140 mila sono percettori di sostegno al reddito); vale a dire una quota doppia rispetto a tre anni fa”. La crisi è visibile anche sul fronte dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Tra il 2009 ed il 2010, infatti, la cassa integrazione è risultata in fortissima crescita anche per gli stranieri. Mentre, sul fronte dei beneficiari di indennità di mobilità e disoccupazione, si registra attualmente tra i lavoratori immigrati una crescita nell’uso di questi strumenti, che già nel 2009 era pari a + 28,9%, a fronte di una crescita complessiva del 9,6% per tutti gli occupati. Per Forlani, l’andamento dell’economia non fa presagire cambiamenti nel breve e medio periodo. E una conferma viene dall’indagine Excelsior di Unioncamere sulle assunzioni programmate dalle imprese italiane: le assunzioni previste per gli immigrati nel 2011 rappresentano la cifra più bassa degli ultimi 4 anni: una media di 70 mila assunzioni, contro le quasi 140 mila del 2008. Secondo il Direttore per l’Immigrazione, dunque, la poca domanda di manodopera può essere soddisfatta ampiamente dall’esercito di disoccupati stranieri che cercano urgentemente lavoro e, per legge, lo devono trovare entro sei mesi. Quadro insufficiente anche per quanto riguarda lo strumento del decreto flussi. Nel 2010, a fronte di 98.080 quote previste, sono pervenute al Viminale 424.858 domande per lavoro a tempo indeterminato. Il bilancio (alla data del 3 novembre 2011) è di 42.910 nulla osta rilasciati e un magro risultato di 12.027 contratti di soggiorno sottoscritti. Peggiore ancora la situazione per il D.P.C.M. stagionali che, a fronte di 60 mila quote previste, ha prodotto al sottoscrizione di sole 7.379 contratti di soggiorno. “La conclusione raggiunta, nell’ambito di una riunione interministeriale – ha concluso Forlani – è stata quella di sconsigliare l’adozione di un decreto flussi per ingressi di lavoro subordinato, anche al fine di evitare un incremento anomalo di persone in cerca di occupazione, con effetti indesiderati sul mercato del lavoro, particolarmente riconducibili alla crescita del lavoro sommerso”. Per quanto riguarda il lavoro stagionale, si è detto, il decreto flussi ci sarà, ma il numero delle quote verrà drasticamente ridotto e si provvederà ad un maggiore monitoraggio delle domande per verificarne la trasparenza e l’esistenza di un posto di lavoro concreto. Forlani ha aggiunto che, per particolari esigenze di risorse umane qualificate non disponibili in Italia, è possibile procedere anche attraverso l’utilizzo dell’art. 23 del Testo Unico ed il numero può essere ampliato, se necessario, anche per via amministrativa. Forlani ha concluso parlando del superamento dello strumento del D.P.C.M. Per Via Fornovo, va “sperimentata una metodologia di rilevazione dei fabbisogni e dei trend di medio periodo a supporto della programmazione dei flussi”. Il Ministero suggerisce tre direttrici:

a. Definizione dei trend demografici, sia per l’Italia che per i Paesi di provenienza dei migranti, con previsione degli andamenti domanda – offerta;

b. Rilevazione dei bisogni professionali in Italia che debbano essere soddisfatti dai flussi di lavoro dall’estero;

c. Rilevazione delle scadenze di lavoro in essere e della “reimpiegabilità” degli stranieri disoccupati in Italia.

Il dirigente ministreriale ha richiamato, infine, la necessità di “fornire agli sportelli unici per l’Immigrazione l’elenco delle scadenze territoriali dei rapporti di lavoro in essere” (fonte:comunicazioni obbligatorie), in modo da costruire un data base quantitativa delle disponibilità di reinserimento dei disoccupati immigrati, all’interno però dei sei mesi previsti per “attesa occupazione”.

Nel suo intervento, il rappresentante della UIL – pur ribadendo la necessaria comprensione per la decisione di non fare il decreto flussi 2011 a causa della crisi – ha ricordato alcune necessità ed urgenze che vanno comunque affrontate:

a)            i 300 mila stranieri disoccupati hanno solo sei mesi di tempo per trovare un nuovo impiego, trascorsi i quali rischiano l’espulsione o la clandestinità. In questo senso la UIL propone che gli ammortizzatori sociali siano considerati reddito valido ai fini del rinnovo. A questo proposito esiste già un disegno di legge del precedente governo rimasto per ora lettera morta. Il problema può essere risolto anche in via amministrativa visto che la legge parla di periodo minimo di sei mesi per cercare un nuovo impiego; vanno inoltre utilizzate tutte le politiche attive ai fini del riassorbimento di manodopera etnica senza lavoro;

b)           L’Ismu valuta in oltre 450 mila gli stranieri irregolari. Il problema può essere risolto in molte maniere: 1) con la ratifica e piena applicazione della direttiva 52 della Commissione Europea (termine scaduto a luglio scorso). La direttiva sanziona duramente gli imprenditori che assumono illegalmente e sfruttano i lavoratori, tutelando nel contempo chi denuncia situazioni di irregolarità;  2) si potrebbero sperimentare forme di emersione individuale (come già fatto da Francia e Spagna), per i lavoratori stranieri che possono dimostrare l’esistenza di un rapporto di lavoro di fatto; 3) si può dotare lo strumento di ritorno volontario assistito di maggiori fondi al fine di rendere maggiormente appetibile la prospettiva di un ritorno in patria volontario;

c)            Ci sono ancora 15 mila tunisini e almeno 25 mila immigrati provenienti dalla Libia (in genere sub sahariani) di fatto difficilmente espellibili, ma privi di un permesso umanitario. Molti sono stati spinti a formalizzare domanda di asilo che rischia spesso il diniego per mancanza di requisiti. Anche per questi andrebbero attivati strumenti di inclusione o trovate forme per strapparli dal limbo in cui si trovano. O si estende la protezione umanitaria temporanea a tutti (la quale permette di lavorare ed, eventualmente, la conversione del permesso) o si sperimentano forme convincenti di rimpatrio volontario assistito;

d)           Per quanto riguarda la necessaria riforma del decreti flussi, la UIL ha proposto un meccanismo a “sportello”, secondo il quale la domanda individuale potrebbe essere presentata in qualunque momento dell’anno dal datore di lavoro. Questo permetterebbe di evitare il meccanismo “lotteria” del “click day”, dando alle autorità la possibilità di una verifica sulla trasparenza e consistenza della domanda presentata, ma anche di evitare l’intasamento di centinaia di migliaia di invii contemporanei.

Per quanto riguarda il lavoro stagionale, il rappresentante della UIL ha convenuto  sulla necessità di maggiori controlli sulle aziende che fanno domanda di quota d’ingresso (specie in agricoltura), questo anche per evitare le numerose truffe perpetrate a danni di immigrati.

La UIL ha concluso dichiarando la disponibilità a partecipare ad una revisione dello strumento del decreto flussi. Nel corso dell’incontro Forlani ha risposto, tra le altre cose, che è stata già data indicazione a questure e prefetture di considerare le indennità di disoccupazione e mobilità, reddito valido ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno.

 

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