da l’Unità «Come Spartaco spezziamo catene»
Ella Baffoni
Due anni fa, Rosarno. Una vicenda che mostrò all'Italia la sua faccia più oscura. A ricordare che nelle campagne italiane non è poi cambiato molto ci ha pensato una rete di associazioni, tra cui l'assemblea dei lavoratori africani a Roma, con una serie di flash mob nella Piana di Gioia Tauro, a Roma, Firenze, Milano e in Basilicata.

A Roma due grandi striscioni srotolati sulla stazione della Metro Colosseo, volantinaggio e speakeraggio. A tenere il megafono anche molti lavoratori africani, che hanno raccontato come si raccolgono le arance negli agrumeti italiani, o i pomodori, o le fragole. Quanto sfruttamento c'è dietro il made in Italy, cosa sia i caporalato, che è diventato reato penale solo nell'agosto 2011 e solo dopo il grande sciopero dei braccianti di Nardò.

Facile davanti al Colosseo ricordare Spartaco, il guerriero tracio che lottò per la sua libertà e quella dei compagni di schiavitù: “Come Spartaco spezziamo le catene”, dice uno degli striscioni. Meno facile interrompere lo shopping di piazza di Spagna e irrompere con un tema così straniante sotto il sole di Trinità dei Monti. Eppure tra la gente assiepata sotto la scalinata ci sono stati molti che hanno applaudito il coraggio e l'orgoglio dei lavoratori senegalesi che snocciolavano cifre da brivido.
Un euro, un euro e cinquanta. E' la tariffa di un'ora di lavoro chini a raccogliere pomodori; ma il caporale ne guadagna cinque, e in cambio non offre che il trasporto in macchine e pulmini stipati all'inverosimile. Un euro costa la bottiglia di acqua minerale che bisogna obbligatoriamente comprare dal caporale, guai a portarla da casa. Ma lui ne compra un pacco da 6 nei discount a 1.50 euro. Come i panini, vietato portarseli, obbligatorio comprarli.
Le modalità di lavoro e le relative tariffe sono diverse, ma sempre da strozzinaggio. “A volte siamo pagati a camion. In ogni camion entrano 88 cassoni di plastica per le arance. Sono grandi i cassoni, ci vuole un'ora per riempirne uno. Noi guadagnano 25 euro al giorno, il caporale 600”. Ancora: “Ci svegliano alle cinque di mattina, alle sei comincia il lavoro, continuiamo finché c'è luce. Anche se piove, sì. Pausa pranzo? Macché, nemmeno mezzora. Mangiamo un panino in piedi durante il lavoro. Viviamo nelle case abbandonate, senza acqua né luce. Lavoriamo, lavoriamo, siamo venuti in Italia per questo. Ma, ricordate? A Rosarno ci hanno insultato prima, picchiato poi. Quando ci hanno sparato, però, siamo scappati. In cento sessanta ci siano ritrovati a Roma, dopo quel 7 gennaio del 2010. Ora, però, vogliamo prendere il nostro destino nelle nostre mani”.
La mobilitazione, infatti, continua. A Roma il 13 gennaio presidio in piazza dell'Esquilino con delegazioni di lavoratori immigrati da tutta Italia. Il 14 gennaio giornata di sostegno alla “resistenza contadina e bracciantile” con distribuzione di arance pulite, quelle di Sos Rosarno. Il 21 e 22 gennaio “Ingaggiami contro il lavoro nero”, iniziative delle Brigate di solidarietà attiva con le arance pulite per chiedere la regolarizzazione della manodopera agricola. Perché le nostre arance, succose e profumate, non si macchino più di sangue e non puzzino più di sfruttamento.
