Osservatorio Migranti Basilicata
Report del 27.08.2010
Sono circa un migliaio i migranti arrivati nel nord della Basilicata, tra Palazzo San Gervasio, Venosa, Spinazzola, Montemilone, Melfi, Lavello e Banzi.
Pochi invece sono i campi di pomodoro maturi. Si lavora solo sul versante del melfese, nei pressi della fabbrica FIAT.
Molti sono quelli che chiedono perché quest’anno il Centro di Accoglienza non apre. Difficile dare delle risposte comprensibili. Difficoltà dovuta non solo per la diversa lingua parlata ma anche perché mancano delle ragioni plausibili.
La palla è passata alla Comunità Montana Alto Bradano. Abbiamo chiesto un incontro così come abbiamo chiesto un ennesimo incontro con l’Assessore regionale Martorano e siamo in attesa di incontrare il commissario della ex Com. Montana.
Osserviamo come i primi casolari occupati si gonfiano di migranti e altri, di nuovi, vengono ad essere occupati. Prima pochi lavoratori, poi sempre in numero crescente. Di giorno si fermano nei pressi delle fontane.
Li vedi camminare lungo la strada di ritorno dal lavoro o puliti con zaino in spalla. Girovagano lungo le campagne, forse hanno già trovato un casolare che li ospiterà o forse ne sono alla ricerca. Non di rado si osservano cumuli di roba, materassi, zaini, buste, biciclette, tutto quello che riescono a portarsi via dall’ultimo posto dove sono stati a lavorare, quello che gli viene permesso di portarsi sulla corriera dopo estenuanti contrattazioni con l’autista, o in treno.
Intanto è da circa un mese che quasi giornalmente andiamo in giro per le campagne. In questi giorni si osservano anche migranti con magliette colorate con su scritto “contro il lavoro nero ingaggiami”. Questi sono quelli che hanno terminato la raccolta delle angurie e dei pomodori a Nardò. Lì il Centro di Accoglienza chiude il 31 agosto per cui ci saranno altri lavoratori a riversarsi nelle nostre terre. Ancora un grazie per quanto i volontari della Brigata Solidarietà Attiva e Fini s Terre hanno fatto.
Esperienza difficilmente ripetibile qui da noi, e i pensieri vanno subito a Rosarno, a quello che gli aspetta in quest’altro lembo dell’Italietta agostana.
È facile in questi giri trovare pulmini della Caritas carichi di volontari e di alimenti o di scarpe e vestiti. Questi sono quelli di Venosa o di Palazzo San Gervasio che si spostano sui pochi casolari che si riescono a rifornire. Non tutti questi luoghi però possono essere visitati. Si passa davanti facendo finta che siano vuoti, che non pulsano di uomini donne. Si ha paura di fermarsi perché potrebbero anche loro fare delle richieste. D’altronte non si possono soddisfare di tutto quello che hanno bisogno, e appena si soddisfa un bisogno altri se ne generano. Manca tutto.
Poco si può fare ma quel poco si spera che serva a ricordargli che non tutti li vogliono invisibili.
Gervasio Ungolo
