comunicato stampa 27-08-2010
Lettera aperta alle istituzioni sulla situazione degli immigrati a
Palazzo San Gervasio "Non per polemica, ma solo per precisare che
certe cose non stanno come ce le vogliono raccontare".
Leggiamo da notizie di stampa che la situazione a Palazzo San Gervasio
sarebbe esplosiva a causa della presenza immigrati aspiranti
lavoratori.
E’ ormai noto che il sindaco di quel comune ha disposto la chiusura
del centro di accoglienza sito in contrada Piani per “motivi di ordine
pubblico” con le ordinanze 37, 38 e 44 del 2009 mentre si registrava
la presenza in quella struttura di sole circa 20 persone.
Nei giorni scorsi invece avrebbe dichiarato, smentendo se stesso, che
«La struttura è «tarata» per ospitare non più di duecento persone, ma
è presa d’assalto ogni anno da migliaia di ospiti. Stando così le cose
non sussistono le condizioni minime di igiene e sicurezza per l’aper
tura dell’area. E il Comune non è in grado di garantire il
respingimento dei lavoratori eccedenti le duecento unità».
E’ una questione di igiene e sicurezza o vi sono motivi di ordine
pubblico? Anche perché – come avrebbe evidenziato lo stesso sindaco –
gli extracomunitari da sempre organizzano nel centro veri e propri
spacci di merci alimentari «in violazione delle norme di igiene e
sicurezza, anche per la presenza di bombole di gas e materiale
infiammabile. Ribadisco questi concetti – avrebbe continuato il primo
cittadino – che ho già espresso in un vertice in Prefettura, a
Potenza. Ho finanche chiesto, per poter dare una mano a questi poveri
disperati, un presidio esterno al centro delle forze dell’ordine. Ma
mi è stato detto che non ci sono possibilità. Non vedo come si possa
aiutare questa gente che arriva a Palazzo San Gervasio non solo dai
Paesi africani ma anche da altre regioni italiane».
A questo punto alcune domande sorgono spontanee.
1. Rispondevano a realtà le ragioni di ordine pubblico?
2. Come dovrebbero cucinare i loro cibi gli extracomunitari, che non
sono degli extraterrestri, se non con il gas in quell’ “area” e quindi
all’aperto?
3. Le garanzie di igiene e di sicurezza, stando al fatto che gli
immigrati aspiranti lavoratori a giornata sono costretti a rifugiarsi
in tuguri che ricavano in strutture abbandonate, sarebbero adesso
garantite?
4. Gli spacci alimentari sarebbero stati veramente gestiti da
immigrati o da alcuni cittadini locali senza scrupoli vendendo agli
africani per fini alimentari pecore ammalate?
5. Da un incontro in Prefettura sarebbe emerso che non ci sarebbe la
possibilità di un presidio esterno di forze dell’ordine. Ma ce ne
sarebbe la necessità atteso che gli immigrati da noi conosciuti sono
persone miti e tranquille con grande senso di responsabilità?
Crediamo, e lo diciamo con cognizione di fatto essendovi tra di noi un
sostituto commissario della polizia di stato in pensione, che i
motivi di ordine pubblico non giustificavano la chiusura del centro
semplicemente perché inesistenti. Quanti stadi altrimenti andrebbero
chiusi?
Come fanno tutti i cittadini di Palazzo San Gervasio e tutti gli
italiani a cuocere cibi nel chiuso delle loro case? E’ più pericoloso
usare il gas al chiuso o all’aperto?
Per combattere il commercio illecito si potrebbe autorizzare una
vendita ambulante o l’apertura di un box di alimentari, implementando
così il commercio. Gli africani sono certamente anche loro dei
consumatori.
Le garanzie igieniche, atteso che gli stessi lavoratori non possono
disporre di acqua nei loro tuguri, come sarebbero adesso garantite?
Una eventuale epidemia colpirebbe solo la popolazione immigrata o
metterebbe in pericolo anche quella autoctona?
Il richiesto presidio di forze dell’ordine eviterebbe realmente il
verificarsi di eventuali risse? Quante ribellioni si sono verificate
al CIE di Bari-Palese nonostante la presenza continua di polizia ed
esercito? E’ scoppiata una rissa tempo fa fra di loro? Quante ne
combinano i tifosi organizzati? In ogni caso non si capisce perché non
vi sarebbe la possibilità di un presidio di forze dell’ordine. Per
esempio, per averne la possibilità, basterebbe impiegare in quel
servizio gli autisti dei vari prefetti, questori, dirigenti di
polizia, comandanti regionali, provinciali e locali dei Carabinieri e
della Guardia di Finanza .
Forse il problema, e in questo avrebbe ragione il sindaco di Palazzo
San Gervasio, non è solo di Palazzo. Ma la politica che ci sta a fare
allora se non risolve un minimo dei problemi che affliggono il nostro
Paese? Quanto ci costano le varie istituzioni e i loro rappresentanti?
Dietro la chiusura del centro si nasconde qualcos’altro? C’è un
volontà nascosta che ne impedisce l’apertura? E quale sarebbe? Il
Ministro dell’interno non vuole perché il centro sarebbe illegale? E
perché? Dove sta la legge che lo vieterebbe?
Peraltro quei ragazzi africani vengono costretti ad occupare proprietà
privata per trovarsi un posto dove sbarcare il lunario, mentre il
sindaco di Palazzo San Gervasio essendo autorità locale di pubblica
sicurezza è tenuto, ai sensi dell’articolo 1 del T.u.l.p.s., alla
relativa tutela. Si “scarica” così un problema di natura pubblica suii
privati.
I carabinieri delle stazioni locali farebbero la spola tra vari
casolari abbandonati per invitare bonariamente gli occupanti a
sloggiare su richiesta dei proprietari dei casolari.
E’ questo sarebbe il sistema per tutelare l’ordine pubblico, la
sicurezza e l’igiene?
Palazzo San Gervasio non può mai diventare una Rosarno. Qui non ci
sono mafiosi che fanno il tiro ai piccioni sui neri o che li rapinano
delle loro misere paghe. Qui c’è gente che afferma che “gli africani
sono educati, rispettosi, sono meglio di noi.” Noi diciamo invece che
gli africani sono come noi. Sono soggetti di diritto come tutti noi.
Se Palazzo San Gervasio dovesse malauguratamente diventare una nuova
Rosarno, certamente non sarà per colpa dei palazzesi. Sarà per colpa
delle istituzioni.
Palazzo San Gervasio, 27.8.2010
Nicola Montano, un lucano
Gervasio Ungolo,Osservatorio Migranti Basilicata
Nicola Montano, tel. 329 3979815
Gervasio Ungolo, tel. 320 1824510
