contro la crisi org. del 13-09-2010

A CERIGNOLA IL PAESE DI DI VITTORIO I BRACCIANTI MUOIONO DI FAME

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13/09/2010 12:02 | LAVOROPUGLIA

Da tempo diciamo che nel nord barese la condizione dei braccianti rasenta la schiavitù, non c'è nemmeno più bisogno di bravi giornalisti come Gatti per ricordarcelo, basta prendere la macchina e farsi un giro come abbiamo fatto questa estate. Noi di controlacrisi abbiamo seguito l'esperienza di Nardò come esempio positivo d'intervento sul tema, un intervento fatto da associazioni come Finis Terrae e Brigate della solidarietà che con le istituzioni locali hanno dato un esempio d'intervento riproducibile per un'accoglienza solidale contro lavoro nero e sfruttamento. Pensavamo, sbagliando, che dopo quel buon esempio almeno qualcuno dei vertici istituzionali concentrasse la propria attenzione su una delle più grandi vergogne del nostro paese, che non può più essere tollerata, la riduzione in schiavitù dei lavoratori braccianti nel sud Italia. Fatica sprecata, l'immagine travolge la realtà. Il fatto che la notizia che leggerete di seguito arrivi da Cerignola, il paese di Di Vittorio e dei suoi braccianti, non ci fa che indignare ancora di più.
controlacrisi.org

SFRUTTAVANO IMMIGRATI NEL FOGGIANO, DUE ARRESTI LAVORATORI IN CONDIZIONI DISUMANE, PER GIORNI SENZA MANGIARE (ANSA) – CERIGNOLA (FOGGIA), 13 SET – I carabinieri del comando provinciale di Foggia hanno arrestato due romeni accusati di sfruttamento della manodopera clandestina straniera, estorsione e maltrattamenti. Le indagini dei militari, che hanno portato alla luce settimane di caporalato e di sfruttamento a Cerignola, sono iniziate dopo la richiesta di aiuto di un bracciante immigrato che non mangiava da giorni. Grazie alle testimonianze di altri sette stranieri che lavoravano nei campi per la raccolta del pomodoro e dell'uva, ora si sta cercando di fare luce sul reclutamento e lo sfruttamento della manodopera. Gli immigrati vivevano in condizioni disumane, costretti a stare in 20 su un soppalco ricavato all'interno di un piccolo locale al piano terra. Erano arrivati in Italia con la promessa di una paga di 40 euro giornaliere; invece, dopo essere stati privati dei documenti personali, erano stati costretti a lavorare nelle campagne almeno nove ore al giorno senza mangiare e con la promessa che sarebbero stati pagati solo alla fine della stagione. Gli immigrati che si ribellavano venivano minacciati di morte e spesso anche aggrediti fisicamente.

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